Prove su supporti digitali: i diritti di copia eccessivi ledono la difesa
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24 Feb 2016
 
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Maria Monteleone
 


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Prove su supporti digitali: i diritti di copia eccessivi ledono la difesa

Estrazione copia di file digitali e duplicazione di DVD ai fini della difesa: gli uffici giudiziari possono chiedere, esclusivamente e per una sola volta, l’importo forfettario di euro 295,16.

 

Gli uffici giudiziari non possono chiedere cifre superiori a 295,16 euro a titolo di diritti di copia per la documentazione digitale utile alla difesa dell’imputato nel processo. Così dispone una recentissima sentenza del TAR di Reggio Calabria [1] in merito alle esagerate pretese degli uffici giudiziari per la duplicazione delle prove digitali.

 

Il caso esaminato dai giudici reggini riguardava un imputato costretto a sostenere la spesa di circa 9mila euro per l’acquisizione della copia delle videosorveglianze su 30 Dvd depositati nel processo (307,69 euro a Dvd in quanto considerato “fonte di prova”).

 

È evidente come l’imposizione di costi così elevati per l’acquisizione della documentazione utile alla difesa dell’imputato comprometta seriamente la possibilità di accesso alla giustizia e il diritto di difesa che la Costituzione garantisce in egual misura a tutti i cittadini.

 

Ebbene il TAR ha annullato gli atti della Procura che imponevano le suddette cifre esorbitanti per la duplicazione dei dvd utili alla difesa e ha motivato la propria decisione affermando che non è possibile rimettere alla discrezionalità dell’Amministrazione giudiziaria, in assenza di un parametro normativo preciso, la scelta dell’esatta quantificazione degli importi da corrispondere a titolo di diritti di copia.

 

La pronuncia in esame si pone sulla scia di una recente sentenza del TAR Lazio [2] che pure ha ritenuto come i costi del servizio di copia e certificazione dei dati utili alla difesa in giudizio non possano certamente essere riferiti alla insindacabile scelta dell’Amministrazione giudiziaria circa il tipo ed il numero di supporti da utilizzare. Inoltre, alla luce delle precedenti considerazioni circa la “virtualizzazione” della memorizzazione dei dati (mediante supporti di capacità superiore alle esigenze) e del loro trasferimento (anche telematico e tendenzialmente istantaneo), ed alla luce della possibilità, allo stato della tecnica, di procedere in via contestuale ed automatica alla loro “certificazione” di conformità, alla stregua di un criterio di ragionevolezza e proporzionalità il “costo” non può neppure essere parametrato al numero degli accessi effettuati o alla quantità dei dati effettivamente estratti (fattori, come si è detto, tendenzialmente irrilevanti nella quantificazione del costo), mentre costituisce certamente un “costo” l’approntamento ed il presidio delle strumentazioni informatiche e telematiche (hardware e software) necessarie per garantire l’attuazione delle norme di legge sul nuovo processo telematico, ma anche sia per consentire lo svolgimento del “servizio” in favore degli utenti del servizio giustizia che si avvalgono di tale possibilità, costo che il medesimo T.U. sulle spese di giustizia già quantifica, sia pure con riferimento al solo strumento all’epoca utilizzabile, cioè il CD, che al contrario dei nuovi supporti aveva una capacità limitata e richiedeva uno specifico intervento meccanico (e quindi un costo) ai fini della duplicazione di ciascun supporto, in Euro 295,16”.

 

 

Cosa prevede la legge in materia

Il Testo Unico sulle spese giustizia prevede che “per il rilascio di copie di documenti su supporto diverso da quello cartaceo è dovuto il diritto forfettizzato nella misura stabilita dalla tabella che elenca i diversi tipi di supporto (cassetta fonografica e video fonografica, dischetto informatico da 1,44 MB e compact-disk) ed il corrispondente diritto di copia forfetizzato, ed in particolare:

 

– per ogni dischetto informatico da l,44 MB, un diritto di copia forfettizzato pari ad € 3,62;

– per ogni compact-disk un diritto di copia forfettizzato pari ad € 258,23 (poi elevato con decreto del Capo del Dipartimento per gli Affari di Giustizia, in relazione alla variazione ISTAT ex art. 274 T.U.) ad € 295,16;

 

Non sono invece disciplinati gli hard disk esterni (HD) e le chiavette USB, aventi capacità di memoria variabile ma tendenzialmente pressoché illimitata in relazione alle finalità cui assolvere in ambito giudiziario, né i DVD, aventi capacità di memoria compresa tra i 4,7 e i 18,8 GB (da 7 a 27 volte superiore al CD), né i Blu-ray (BR), aventi capacità di memoria pari a 25, 50 o 100 GB (da 35 a 140 volte superiore al CD).

 

 

Perché non si possono paragonare le copie cartacee e di CD a quelle di Dvd e hard disk esterni

Il citato Testo Unico commisura il rilascio di copie su supporto cartaceo al numero di pagine fotocopiate (unità in grado di misurare, sia pure approssimativamente, il costo pubblico e l’utilità privata dell’approntamento e dello svolgimento del servizio di fotocopiatura (comprendente anche la fornitura dei fogli bianchi) e vi equipara poi l’utilizzo dei due supporti informatici ormai superati (floppy e CD) , ugualmente caratterizzati da diversi, ma ben definiti, limiti di capacità di contenimento delle informazioni utili alla difesa in giudizio, ed ugualmente implicanti una specifica attività “meccanica” per la copiatura dei contenuti di ciascun supporto detenuto dall’Amministrazione sul floppy o CD vergini forniti dal richiedente, commisurando quindi il costo del “servizio” al numero dei supporti copiati ed alla diversa capacità dei due possibili supporti.

 

Come afferma il TAR Lazio, “la predetta situazione è peraltro mutata radicalmente con la “rivoluzione” informatica e telematica, che mediante la disponibilità di apparati, anche portatili, dotati di capacità di elaborazione e di memoria potenzialmente illimitata, la disponibilità di una pluralità di possibili supporti con capacità molto variabili ma comunque altissime (HD, DVD, BR nei vari formati, devices USB…) e, soprattutto, con la possibilità di nuovi collegamenti anche a distanza ad altissima velocità mediante la rete internet a larga banda, ha “smaterializzato” i precedenti supporti cartacei ed informatici, “disancorando” la quantità d’informazione disponibile sia dalla tipologia e dal numero dei supporti meccanici, sia dalle operazioni e dai tempi di copiatura e rendendo, quindi, del tutto inapplicabile per analogia legis la precedente disciplina che, al contrario – osserva il Collegio- ove estesa normativamente, dovrebbe essere sottoposta ad un preventivo vaglio di costituzionalità, quanto alla sua ragionevolezza rispetto alle descritte nuove fattispecie ed alla sua conseguente compatibilità con il diritto costituzionale di difesa in giudizio”.

 

In poche parole, se può giustificarsi il costo del servizio di fotocopia di atti cartacei o di copia di cd rapportato al numero di copie, non può altrettanto giustificarsi il costo del mero servizio di passaggio dei file da un supporto digitale all’altro rapportato al numero dei vari trasferimenti.

 

Ne deriva che gli Uffici giudiziari possono chiedere, ai fini della copia della documentazione in atti utile alla difesa mediante l’utilizzo di tutti gli strumenti informatici e telematici diversi da floppy e CD (secondo la scelta del supporto su cui riversare i dati da parte del richiedente, e non secondo la scelta dell’Amministrazione circa le loro modalità di archiviazione), esclusivamente e per una sola volta, l’importo forfettario di Euro 295,16.


[1] TAR Reggio Calabria, sent. del 19.02.16.

[2] TAR Lazio, sent. n. 4871/2014.

 

Autore immagine: 123f com

 


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