Consenso informato: non basta l’opuscolo informativo
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24 Feb 2016
 
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Maria Monteleone
 


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Consenso informato: non basta l’opuscolo informativo

Violazione del consenso informato e risarcimento del danno se il depliant informativo consegnato dal medico non illustra tutti i possibili rischi dell’operazione.

 

Il depliant informativo consegnato dal medico è idoneo ad acquisire il consenso informato del paziente soltanto se dettagliato e completo nell’indicare tutti i possibili rischi dell’intervento chirurgico. È quanto affermato da una recente sentenza della Cassazione [1] tornata sui principi fondamentali del consenso informato in ambito medico.

 

La Corte ha precisato i caratteri del consenso informato e le modalità attraverso le quali il medico deve informare il paziente prima della sottoposizione ad un intervento.

Viene ribadito che il consenso deve essere personale (salvo i casi di incapacità di intendere e volere del paziente), specifico e esplicito, nonché reale ed effettivo, non essendo consentito il consenso presunto.

 

Inoltre, il consenso deve essere pienamente consapevole e completo, ossia deve essere “informato”, dovendo basarsi su informazioni dettagliate fornite dal medico, ciò implicando la piena conoscenza della natura dell’intervento medico e/o chirurgico, della sua portata ed estensione, dei suoi rischi, dei risultati conseguibili e delle possibili conseguenze negative.

 

Il medico non adempie all’obbligo di fornire un valido ed esaustivo consenso informato quando sottopone al paziente, affinché lo sottoscriva, un modulo del tutto generico, da cui non sia possibile desumere con certezza che il paziente medesimo abbia ottenuto in modo esaustivo le suddette informazioni.

 

Ai fini della completezza ed effettività del consenso non rilevano la qualità e il livello culturale del paziente; questi ultimi possono semmai essere utili per individuare le modalità con cui deve essere veicolata l’informazione.

 

Il medico deve infatti relazionare in modo adeguato al livello culturale del paziente stesso, in forza di una comunicazione che adotti un linguaggio a lui comprensibile in ragione dello stato soggettivo e del grado delle conoscenze specifiche di cui dispone [2].

 

Premessi tali principi inderogabili, l’opuscolo informativo consegnato al paziente può non essere idoneo ad assolvere l’obbligo di informazione. Difatti, come spesso accade, i depliant illustrano in modo generico le caratteristiche e conseguenze dell’operazione e non consentono di personalizzarne gli aspetti in modo dettagliato in base al tipo di paziente.

Inoltre, se questi non è competente nel campo medico, molto probabilmente non è in grado di comprendere sulla sola base dell’opuscolo informativo, ciò a cui va effettivamente incontro. Ne deriva un consenso non adeguatamente informato e non consapevole.

 

 

Il caso

Nel caso di specie, riguardante una donna sottoposta ad intervento oculistico, la corte d’Appello aveva ritenuto che attraverso la consegna da parte del chirurgo di un depliant informativo, dallo stesso oculista redatto, la paziente era stata adeguatamente informata sulla portata e sui rischi dell’intervento di cheratomia radiale (poi eseguito del tutto correttamente dal sanitario) e, segnatamente, sulle complicanze successivamente insorte a carico della stessa paziente; la Corte mancava però di considerare la regressione della vista – quale conseguenza pregiudizievole di maggior rilievo occorsa alla sfortunata -, “che nel predetto depliant non veniva indicata, essendo evento diametralmente opposto quello di un possibile “residuo difetto visivo, seppure di molto inferiore a quello di partenza”.

 

Né secondo i giudici della Cassazione poteva assumere rilievo il fatto che l’opuscolo fosse pienamente comprensibile dalla paziente, anche per il suo “idoneo livello culturale”, giacché quest’ultimo è profilo diverso dalla completezza dell’informazione.


[1] Cass. sent. n. 2177 del 4.2.2016.

[2] Cass. sent. n. 19220/2013.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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