Interessi per versamento, riscossione e rimborsi delle tasse
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23 Feb 2016
 
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Interessi per versamento, riscossione e rimborsi delle tasse

Un decreto ministeriale introdurrà gli stessi tassi di interesse per le ipotesi in cui il contribuente sia debitore e per quelle in cui è creditore.

 

Sembra già di sentire il commento di sottofondo degli italiani, “Le solite disparità dello Stato”, e come contraddirli quando, a confermarlo, sono proprio i dati numerici: tutte le volte in cui l’erario deve riscuotere i soldi dal contribuente, che è in ritardo nel pagamento delle tasse, pretende un interesse annuo del 4% (cui si aggiunge la sanzione del 30% se il pagamento avviene dopo 90 giorni, o del 15% se prima dei 90 giorni), mentre, nell’ipotesi inversa, ossia se è il contribuente ad attendere il pagamento del proprio credito, vantato a titolo di rimborsi, l’interesse annuo è del 2% (e nessuna sanzione è prevista a carico del fisco).

 

Lo Stato fa la parte del leone e applica le sue “condizioni” senza possibilità, per i cittadini, di contestazioni. Fortunatamente, sono in arrivo novità importanti che dovrebbero ristabilire l’equità nei rapporti fisco-contribuente, prevedendo un unico tasso di interesse sia nel caso di crediti che di debiti nei confronti dell’erario. A prevederlo è la riforma fiscale della fine 2015 [1] la quale ha demandato a un decreto ministeriale la definizione della nuova misura degli interessi sia per i versamenti che per i rimborsi. Il decreto (“razionalizzazione degli interessi per il versamento, la riscossione e i rimborsi di ogni tributo”) dovrebbe essere approvato a breve (in verità il termine ultimo era stato fissato al 20 gennaio 2016).

 

La legge dispone che “Il tasso di interesse per il versamento, la riscossione e i rimborsi di ogni tributo (…) è determinato possibilmente in una misura unica, nel rispetto degli equilibri di finanza pubblica, compresa nell’intervallo tra lo 0,5 e il 4,5%, determinata con il decreto del ministro dell’Economia e delle finanze”. Inoltre, “con decreto del ministro dell’Economia e delle finanze, da emanarsi entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, viene stabilita la misura e la decorrenza dell’applicazione del tasso” medesimo. Tuttavia, si prevede che fino all’emanazione del predetto decreto, continuano ad applicarsi le disposizioni previgenti di cui alle singole leggi d’imposta. In pratica, continuano a essere applicate le misure vigenti in tema di interessi [2], che sono di diversa misura e, di norma, favoriscono il Fisco, penalizzando i contribuenti.

 

Insomma, i ritardi dello Stato non sono solo nei rimborsi, ma anche nell’eliminazione delle disparità.


[1] Art. 13 del Dlgs 159/2015.

[2] Ad esempio, l’articolo 6 del decreto 21 maggio 2009, pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» 136 del 15 giugno 2009, fissa nella misura del 3,5% annuo gli interessi dovuti per le somme versate nei termini, in caso di rinuncia all’impugnazione dell’accertamento (articolo 15 del decreto legislativo 19 giugno 1997, n. 218), accertamento con adesione (articolo 8 del decreto legislativo 19 giugno 1997, n. 218) e conciliazione giudiziale (articolo 48 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546). Invece, per i pagamenti rateali, sugli importi delle rate successive alla prima, le relative norme (articoli 8 e 15 del decreto legislativo 19 giugno 1997, n. 218 e articolo 48 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546) dispongono che sono dovuti gli interessi legali dello 0,5% annuo, misura applicabile per il 2015 e dello 0,2% dal 1° gennaio 2016.

 


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