Abolizione ticket, dietrofront sulle ricette a pagamento
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23 Feb 2016
 
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Noemi Secci
 


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Abolizione ticket, dietrofront sulle ricette a pagamento

Il Governo fa retromarcia sul Decreto Appropriatezza e vuole reintrodurre il ticket sulle prestazioni da pagare di tasca.

 

Il “Decreto Appropriatezza“, cioè la riforma che ha, di fatto, abolito il ticket per circa 203 prestazioni sanitarie, sta provocando un vero e proprio caos ed una valanga di lamentele: per questo motivo, il governo si appresta a rivedere il provvedimento (conosciuto anche come Dm Lorenzin) con il Dpcm sui nuovi livelli essenziali di assistenza. Il Decreto, infatti, pone delle condizioni molto stringenti per la prescrizione delle prestazioni fuori tutela (si veda: Abolito il ticket per 203 prestazioni mediche): sarebbero addirittura 22 milioni le prestazioni mediche a rischio, la maggior parte delle quali costituite da analisi.

 

 

Le prestazioni fuori tutela

Ad una prima lettura del decreto, vedendo l’elenco delle prestazioni da pagare di tasca, scritto in gergo tecnico, sembrerebbe trattarsi di esami e terapie poco utilizzati (a tal proposito, si veda: Esclusione ticket, le 203 prestazioni fuori tutela). Non è così, purtroppo.

Ad essere penalizzati sono in tanti: dalla signora cinquantenne che si sente rifiutare la “ricetta rossa” per una risonanza magnetica alla schiena, al quarantenne che non può ripetere l’esame consueto del colesterolo. C’è la giovane donna cui viene negata una mammografia di controllo su ricettario rosso, con l’indicazione di rivolgersi a strutture private a pagamento. C’è il bambino che deve sottoporsi a test allergologici, che deve farsi fare la ricetta non solo dal pediatra, ma anche dallo specialista allergologo.

 

Non va meglio a chi riesce a farsi fare la tanto agognata prescrizione: ad esempio, la persona in grave sovrappeso che deve sottoporsi ad accertamenti, per quanto abbia diritto alla ricetta, d’ora in poi non pagherà più i soliti 20 euro di compartecipazione (16 analisi distribuite su due ricette, 10 euro a ricetta) ma dovrà sborsare 50 euro. L’importo corrisponde alle 5 ricette rosse su cui, secondo il decreto, vanno distribuite le analisi.

 

 

Caos sulle prescrizioni

Non va affatto meglio nemmeno sul fronte del personale sanitario: i dinieghi dei medici, difatti, terrorizzati dalle sanzioni che il Decreto irroga a chi fa prescrizioni inappropriate, stanno gettando nel caos gli ambulatori e gli ospedali.

Sono troppe, infatti, le incertezze sull’appropriatezza delle prescrizioni e sulle condizioni di erogabilità, anche se non sono le uniche ragioni per le quali i medici si rifiutano di dare le ricette. Le prescrizioni non vengono effettuate soprattutto perché manca l’aggiornamento dei software del personale sanitario, che non hanno le “note” necessarie per applicare la norma (per approfondimenti: come ottenere l’esenzione dal ticket). Mancano, poi, gli adeguamenti per la ricetta elettronica e la possibilità di condividere in rete i dati tra medici, Asl e Ministero della sanità.

 

 

Niente sanzioni per i medici

In tutta questa confusione, una prima “vittoria” è stata comunque ottenuta, dopo 2 giorni di protesta dei sindacati, ed è la sospensione delle sanzioni per i medici, per le prescrizioni non appropriate (tra l’altro le multe non sono mai state definite).

I medici, pur essendo d’accordo riguardo alla necessità di ridurre gli sprechi e di evitare prescrizioni inutili, contestano i criteri di prescrivibilità e quelli di erogabilità delle prestazioni, troppo severi e con iter eccessivamente articolati.

Ad esempio, per ottenere il rimborso degli esami di laboratorio (che col Dm Lorenzin vanno normalmente pagati di tasca), il privato (in condizioni di vulnerabilità sanitaria e sociale) deve presentare alla Regione una domanda di rimborso molto complessa in maniera ineccepibile e completa. Con l’entrata in vigore del Decreto non è possibile completare la richiesta, perché non possono essere inserite le note in ricetta, ora obbligatorie.

 

 

Revisione del decreto

Considerato il caos totale in cui si trovano medici e pazienti, al Governo non resta altro da fare che modificare la normativa: si parla già di una revisione completa, sia sui criteri di scelta degli esami “incriminati” fuori tutela, sia sui criteri di appropriatezza e sulle condizioni di erogabilità.

Il Ministro Lorenzin ha già annunciato l’inizio dei lavori per l’emanazione di una circolare applicativa, che dovrebbe servire a rimediare alle difficoltà tecniche nella prescrizione delle ricette.

Per cambiare il Decreto, però, la circolare non è sufficiente, ma dovrà essere emanato un altro atto avente forza di legge: molto probabilmente la nuova normativa si troverà nel Dpcm sui nuovi Livelli essenziali di assistenza (Dpcm Lea). Certo il Dpcm non sarà adottato dall’oggi al domani, ed i disagi, per i cittadini, non termineranno a breve.


 


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