Reperibilità per la malattia: la giustificazione se esci di casa
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23 Feb 2016
 
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Reperibilità per la malattia: la giustificazione se esci di casa

L’obbligo di reperibilità alla visita medica di controllo dell’INPS comporta che l’allontanamento dall’abitazione è giustificabile solo se tempestivamente comunicato agli organi di controllo.

 

Il lavoratore in malattia ha l’obbligo della reperibilità durante gli orari fissati dalla legge al fine di consentire la visita fiscale del medico dell’Inps: tuttavia, nel caso in cui debba assentarsi, allontanandosi da casa per un motivo urgente, deve darne previa comunicazione al datore di lavoro e agli organi di controllo dell’Inps stesso. Tale comunicazione è necessaria per non risultare “assenti ingiustificati”. Solo in caso di gravi motivi – che, comunque, vanno dimostrati – ci si può assentare senza neanche fornire la predetta comunicazione. Lo ha detto la Cassazione in una recente sentenza [1].

 

La sentenza è molto importante perché afferma alcuni principi chiave in materia di visita fiscale per malattia e conseguente obbligo di reperibilità. In sintesi:

 

– al lavoratore è consentito assentarsi da casa durante gli orari in cui dovrebbe invece essere reperibile, ma solo a per motivi urgenti e indifferibili (cosiddetto “giustificato motivo”);

 

– anche quando sussistono detti motivi urgenti e indifferibili, l’assenza dalla abitazione durante gli orari di reperibilità va prima comunicata al datore di lavoro e all’Inps;

 

– tale preventiva comunicazione può essere evitata solo se ricorrano gravi e indifferibili ragioni. Il lavoratore deve quindi dimostrare l’impossibilità di avvisare il datore di lavoro e l’Inps della repentina uscita di casa.

 

 

La vicenda

Durante il periodo di malattia, un lavoratore dipendente si allontanava dal proprio domicilio in Reggio Calabria per accompagnare, urgentemente, la sorella a Trento; così facendo si sottraeva alla visita di controllo dell’INPS che, quindi, si rifiutava di riconoscere lo stato di malattia e di erogare la conseguente indennità.

 

 

Visita fiscale: quando il lavoratore è assente ingiustificato?

La Cassazione ricorda alcuni principi di diritto ormai consolidati. Innanzitutto i giudici si focalizzano sul concetto di “assenza” alla visita fiscale.

Il lavoratore si considera “assente” non solo quando non è presente presso l’abitazione, ma anche quando, in qualsiasi modo, impedisca la visita di controllo. Si pensi al caso in cui il nome del malato non sia presente sul citofono; all’ipotesi in cui il citofono stesso sia rotto e nessuno risponda; al caso in cui venga addotta una patologia auditiva che ha impedito di sentire il campanello, ecc. In tutti questi casi, il lavoratore si considera comunque assente ingiustificato.

 

Insomma, l’assenza può coincidere con qualsiasi condotta che impedisca l’esecuzione del controllo sanitario, per incuria, negligenza o qualsiasi altro motivo non apprezzabile sul piano giuridico e sociale.

 

 

Cosa comporta l’assenza alla visita fiscale?

L’ingiustificata assenza del lavoratore alla visita di controllo comporta la decadenza dal diritto al trattamento economico per malattia.

 

In particolare, le conseguenze possono essere così schematizzate:

 

ASSENZA
CONSEGUENZE
Prima visita Perdita totale di qualsiasi trattamento economico
Seconda visita (*) Oltre alla precedente sanzione, riduzione del 50% del trattamento economico per il residuo periodo
Terza visita L’erogazione dell’indennità economica previdenziale a carico INPS viene interrotta da quel momento e fino al termine del periodo di malattia: il caso si configura come mancato riconoscimento della malattia ai fini della corresponsione della relativa indennità [6].
(*) La seconda visita di controllo può essere sia la visita medica domiciliare sia la visita medica ambulatoriale.

 

 

L’assenza deve essere giustificata

Il lavoratore può sottrarsi alla visita fiscale e, quindi, all’obbligo di reperibilità, solo per comprovate ragioni quali, ad esempio, l’indifferibile necessità di recarsi in un altro luogo (tipico è il caso dell’abbandono del domicilio per recarsi presso l’ambulatorio del medico curante).

 

Il lavoratore che, per un motivo giustificato, serio e urgente, si allontani dall’abitazione presso la quale deve essere reperibile al medico fiscale, deve prima avvisare l’Inps e il datore di lavoro della sua assenza. Infatti, l’obbligo di reperibilità alla visita medica di controllo INPS comporta che l’allontanamento dall’abitazione sia giustificato solo quando tempestivamente comunicato agli organi di controllo dell’Istituto.

 

Se il dipendente non può neanche inviare tale comunicazione in anticipo o se la invia dopo essersi assentato, dovrà giustificare il mancato o tardivo avviso.

Infatti – precisa la Cassazione – qualora tale comunicazione sia omessa o sia tardiva, non viene automaticamente meno il diritto a percepire il trattamento di malattia, ma l’omissione od il ritardo devono essere giustificati a loro volta.

 

In altri termini, l’obbligo dell’INPS di erogare l’indennità di malattia permane anche nei confronti di un lavoratore che si sottragga alla verifica sanitaria, a condizione che ricorrano serie e comprovate ragioni dell’allontanamento dal domicilio indicato all’ente e fermo restando l’obbligo di cooperazione in capo all’assicurato, in modo tale da realizzare il fine di rilevanza pubblica e di impedire (quantomeno ridurre) gli abusi di tutela


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 2 dicembre 2015 – 19 febbraio 2016, n. 3294
Presidente Manna – Relatore Boghetich

Svolgimento dei processo

1. Con sentenza depositata il 3.7.2010 la Corte di appello di Reggio Calabria, confermando la sentenza emessa dal Tribunale di Reggio Calabria,        ha respinto l’appello proposto da G.N. nei confronti dell’INPS per il riconoscimento dell’indennità di malattia per il periodo compreso tra il 21 maggio e l’8 giugno 2001. La Corte d’Appello ha rilevato che: il ricorrente, lavoratore dipendente dell’azienda di trasporti di Reggio Calabria, aveva fornito la prova dell’esistenza di un motivo socialmente apprezzabile per l’allontanamento dal domicilio durante il periodo di malattia consistente nel grave incidente stradale subito dal nipote, figlio di sua sorella, a Trento e nella necessità di accompagnare la sorella presso la clinica Santa Chiara di Trento; il ricorrente, peraltro, non aveva nemmeno tentato di dimostrare l’impossibilità di avvisare il datore di lavoro e l’INPS della repentina partenza; l’inevitabilità del viaggio era stata, poi, insufficientemente provata, posto che il ricorrente non aveva allegato nè provato che la sorella non era in grado di raggiungere Trento
autonomamente;

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[1] Cass. sent. n. 3294/16 del 19.02.2016.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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