Pratiche commerciali scorrette telefonia: AGCM o AGCOM?
Professionisti
27 Feb 2016
 
L'autore
Maria Monteleone
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Pratiche commerciali scorrette telefonia: AGCM o AGCOM?

Addebito di servizi non richiesti sulla SIM: la competenza è dell’AGCM e non dell’AGCOM; la pratica commerciale aggressiva ingloba la violazione degli obblighi informativi.

 

Il Consiglio di Stato [1] chiarisce la ripartizione di competenze in materia di pratiche commerciali scorrette tra AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) e AGCOM (Autorità Garante delle Comunicazioni).

Le due autorità vengono, infatti, spesso confuse non solo per la sigla molto simile ma anche per le aree di competenza che sono non di rado in interazione.

 

I giudici si sono espressi con riguardo al caso Vodafone, condannata per aver omesso di informare in maniera adeguata gli acquirenti delle SIM dell’esistenza di servizi accessori già attivati, fra i quali, in particolare, la navigazione in internet ed il servizio di segreteria telefonica.

Trattandosi di pratica commerciale “aggressiva”, l’Autorità competente è il Garante della Concorrenza e del Mercato; vediamo perché.

 

 

Addebito di servivi non richiesti sulla SIM

L’addebito di servizi non richiesti (navigazione internet e segreteria telefonica) e senza previa informazione al consumatore rappresenta una pratica commerciale scorretta in quanto “idonea a determinare un indebito condizionamento tale da limitare considerevolmente, e in alcuni casi addirittura escludere, la libertà di scelta degli utenti in ordine all’utilizzo e al pagamento dei servizi reimpostati”.

In particolare, essa integra la fattispecie della “pratica commerciale considerata in ogni caso aggressiva“, attuata esigendo il pagamento immediato o differito o la restituzione o la custodia di prodotti che il professionista ha fornito, ma che il consumatore non ha richiesto.

Secondo il Consiglio di Stato, la citata condotta del gestore telefonico è anticoncorrenziale, pur se attuata mediante l’inosservanza di obblighi imposti dal Codice delle comunicazioni elettroniche e dalla normativa ad esso riferibile.

Tali condotte, infatti, consistono specificamente in pratiche commerciali aggressive messe in opera attraverso la violazione di obblighi informativi circa i servizi telefonici reimpostati.

 

 

Riparto di competenze tra AGCM e AGCOM

L’addebbito di servizi non richiesti rappresenta tanto una pratica scorretta anticoncorrenziale aggressiva quanto una violazione degli obblighi di informazione nei confronti dei consumatori.

 

Ebbene nel nostro ordinamento:

– la pratica commerciale aggressiva è inequivocabilmente attratta nell’area di competenza dell’AGCM;

– la violazione degli obblighi informativi su servizi telefonici è invece, di per sé, suscettibile di sanzione da parte dell’AGCOM.

 

Può accadere, però, che la condotta complessiva perpetrata dal gestore telefonico attui una progressione di più condotte lesive che, muovendo dalla violazione di meri obblighi informativi comporta la realizzazione di una pratica anticoncorrenziale vietata ben più grave per entità e per disvalore sociale, ovvero di una pratica commerciale aggressiva.

 

La violazione dei predetti obblighi informativi di per sé non è sufficiente ad integrare la fattispecie di illecito concorrenziale, poiché da tali obblighi è necessario inferire l’esistenza di un condizionamento tale da limitare considerevolmente, e in alcuni casi addirittura escludere, la libertà di scelta degli utenti in ordine all’utilizzo e al pagamento dei servizi reimpostati e, per conseguenza, ritenere integrata la condotta del “pagamento immediato o differito di prodotti che il consumatore non ha richiesto” che costituisce, ai sensi del Codice del consumo, “pratica commerciale considerata in ogni caso aggressiva”.

 

Il dubbio sull’apparente contrasto di competenze tra AGCM e AGCOM è poi definitivamente risolto, secondo il Consiglio di Stato, anche dallo stesso Codice del Consumo, secondo cui “anche nei settori regolati, ai sensi dell’articolo 19, comma 3, la competenza ad intervenire nei confronti delle condotte dei professionisti che integrano una pratica commerciale scorretta, fermo restando il rispetto della regolazione vigente, spetta, in via esclusiva, all’Autorità garante della concorrenza e del mercato, che la esercita in base ai poteri di cui al presente articolo, acquisito il parere dell’Autorità di regolazione competente” [2].


[1] Consiglio di Stato, Ad. Plenaria, sent. n. 3 del 2016.

[2] Cod. Consumo, art. 27, c. 1-bis.

 

 

 

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
Commenti