Falsi incidenti stradali e truffe all’assicurazione: le conseguenze
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23 Feb 2016
 
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Falsi incidenti stradali e truffe all’assicurazione: le conseguenze

Simulare un sinistro stradale può portare a conseguenze penali e civili: oltre alla frode assicurativa e al rischio di deferimento dei testimoni falsi alla procura, c’è la condanna alle spese nel sinistro civile.

 

Fingere di aver subito un danno da un incidente stradale, che in realtà è falso e mai avvenuto, o avvenuto con modalità differenti rispetto a quelle denunciate, può portare svariate conseguenze, sia sotto l’aspetto civile che penale. Peraltro è tutt’altro che improbabile scoprire la simulazione del sinistro, poste le tecniche avanzate dei consulenti tecnici e dei periti, in grado di ricostruire a posteriori la dinamica dell’impatto e i rapporti di causa-effetto tra l’evento e i danni all’auto e/o alle persone. A ciò si aggiunge un naturale atteggiamento di chiusura e diffidenza delle assicurazioni, tutt’altro che inclini a risarcire gli incidenti veri, sicché, quand’anche vi sia un minimo dubbio, la compagnia preferisce che ad accertare l’evento sia il giudice, in modo tale che l’eventuale falsità possa apparire attraverso un procedimento giudiziale, con tutte le conseguenze che ciò comporta. Ma procediamo con ordine.

 

 

Le conseguenze civili

Anche in presenza di testimoni, la prova dell’esistenza dell’incidente è tutt’altro che scontata. Posta la naturale diffidenza del legislatore e dei tribunali nei confronti dei testimoni, di norma il magistrato richiede, oltre alla prova orale, anche ulteriori conferme come quella, in particolar modo, del consulente tecnico d’ufficio (più semplicemente chiamata CTU).

 

Esistono diversi tipi di CTU: quella volta ad accertare la compatibilità dei danni riportati dalle auto con la dinamica del sinistro descritta dalla parte (CTU balistica), quella volta a quantificare i suddetti danni da un punto di vista economico, quella volta a verificare, qualificare e quantificare i danni riportati dalle persone (CTU medica), ecc.

 

Quanto alla perizia balistica, attraverso appositi strumenti di calcolo il perito è in grado di verificare, dal confronto delle auto e dei danni da esse riportati, se l’urto descritto dall’assicurato è verosimile. Ragionando per estremi, sarebbe poco credibile un sinistro in un centro urbano, con vie strette e piccole, piene di curve, a seguito del quale una delle due auto risulti completamente distrutta.

 

Quanto alla perizia sui danneggiati, anche in questo caso è possibile verificare se il sinistro è compatibile con determinate conseguenze fisiche. Per esempio, se l’assicurato lamenti una frattura della spalla e dichiari di aver avuto le cinture di sicurezza, è probabile che stia mentendo qualora sull’asfalto non vi siano evidenti segni di frenata e l’automobile non risulti particolarmente danneggiata.

 

Il giudice, poi, è libero di sentire liberamente i testimoni anche su capitoli di prova non presentati dagli avvocati, al fine di sondarne la credibilità. Qualora ritenga che vi sia una contraddizione tra le loro dichiarazioni, può ordinarne il confronto tra loro. Si tratta di uno strumento particolarmente incisivo che consente di scoprire eventuali false testimonianze.

 

Nel caso in cui il giudice ritenga la domanda infondata, perché non provata la dinamica e i danni del sinistro, è tenuto a condannare il falso danneggiato al pagamento delle spese processuali. Questo significa che quest’ultimo dovrà sobbarcarsi non solo tutte le spese anticipate (contributo unificato, bolli, spese di notifica, onorario al proprio avvocato, eventuali anticipi al consulente tecnico d’ufficio erogati in corso di causa), ma anche quelle successive all’emissione della sentenza (imposta di registro sulla sentenza, pagamento delle spese processuali della controparte e dell’onorario al relativo avvocato, saldo al consulente tecnico d’ufficio).

 

Inoltre sussiste la possibilità di un’ulteriore condanna alle spese, anche se non richiesta da controparte, per responsabilità processuale aggravata, tutte le volte in cui il giudice ritenga che il giudizio sia stato promosso con dolo o colpa grave. Il dubbio sulla falsità dell’incidente stradale potrebbe quindi portare a una sonora batosta nei confronti dell’assicurazione. Questo, almeno, sotto un profilo civilistico. Oltre a tutte le conseguenze penali di cui ora parleremo.

 

 

Truffa assicurativa

Quando il giudice avverte, nel corso di una causa, il sentore dell’esistenza di un reato, ha il dovere di informare la Procura della Repubblica. In buona sostanza, se il magistrato ritiene che il sinistro sia falso può trasmettere il fascicolo, con tutte le risultanze processuali, al giudice penale affinché valuti la possibilità di intraprendere le ulteriori integrazioni di indagini (che potrebbero anche essere inutili, se la prova del reato è già documentata). In tal caso si aprirà un fascicolo penale per truffa ai danni dell’assicurazione, a carico del falso danneggiato.

 

Non è detto che quest’ultimo lo venga a sapere immediatamente: le autorità potrebbero infatti disporre ulteriori indagini anche al fine di verificare la sussistenza di nuovi reati ed estendere il procedimento ad altri soggetti coinvolti nella truffa (si pensi alle false attestazioni di un medico curante, di un carrozziere, ecc.).

 

 

Falsa testimonianza

I problemi non si limitano al falso assicurato. Anche i testimoni da lui chiamati a deporre nel corso della causa civile potrebbero passare guai se il giudice ritiene che essi abbiano detto bugie. Si ricordi che il testimone ha l’obbligo di rispondere secondo verità e che, a tal fine, prima della deposizione egli viene invitato a prestare giuramento ossia una dichiarazione formale di impegno. Ebbene, se nel corso dell’esame un testimone rende dichiarazioni contraddittorie, incomplete o contrastanti con le prove già acquisite, il giudice glielo fa rilevare rinnovandogli, se del caso, l’avvertimento a dire tutta la verità. Se ciò nonostante il testimone continua a mentire, il giudice, se ravvisa indizi del reato di falsa testimonianza, ne informa il pubblico ministero trasmettendogli i relativi atti. Anche in questo caso, dunque, si apre un nuovo fascicolo penale.


Autore immagine: 123rf com

 


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Commenti
3 Nov 2016 mirella pennisi

se la truffa si fa ad insaputa del proprietario dell’auto, perché l’assicurazione non lo tutela e non lo contatta? Hanno tutti i dati per poterlo fare: email, tel. cellulare e indirizzo di residenza.