Tombino sul marciapiedi: risarcisce il Comune se la pulizia spetta a terzi
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23 Feb 2016
 
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Tombino sul marciapiedi: risarcisce il Comune se la pulizia spetta a terzi

L’amministrazione risponde per la mancata manutenzione, gestione e pulizia delle strade e marciapiedi, anche se ha affidato a una ditta terza con appalto.

 

Il Comune non può esonerarsi dalla responsabilità, per la caduta del pedone su un marciapiedi dissestato, scaricando la colpa della mancata manutenzione sulla ditta esterna appaltatrice del servizio di pulizia. È quanto chiarito dal Tribunale di Roma con una recente sentenza [1]. L’amministrazione resta infatti l’unico proprietario e custode del demanio stradale e, pertanto, risponde di ogni danno provocato a terzi, anche nel caso in cui abbia affidato la pulizia a una ditta privata: l’appalto concesso a terzi, infatti, è solo uno strumento, di cui può valersi il Comune, per realizzare il proprio obbligo istituzionale impostogli dalla legge.

 

In particolare il codice della strada [2] stabilisce che gli enti proprietari delle strade, allo scopo di garantire la sicurezza e la fluidità della circolazione, provvedono:

 

– alla manutenzione, gestione e pulizia delle strade, delle loro pertinenze e arredo, nonché delle attrezzature, impianti e servizi;

 

– al controllo tecnico dell’efficienza delle strade e relative pertinenze;

 

– alla apposizione e manutenzione della segnaletica prescritta.

 

Pertanto, una volta accertata la responsabilità del danno da cosa in custodia, l’ente pubblico non può dichiarare la propria estraneità alla lite producendo il contratto di appalto con la società privata addetta alla manutenzione di strade e marciapiedi.

 

 

La vicenda

Nel caso di specie, il tribunale ha rigettato la richiesta di risarcimento avanzata da una donna che, mentre camminava lungo il marciapiedi, inciampava su un lastrone della pavimentazione dissestata e, cadendo in terra, riportava traumi e lesioni di vario genere. Il lastrone però era evidente anche ad occhio nudo e con una certa facilità, specie perché il sinistro si era verificato in pieno giorno.

 

 

La caduta in pieno giorno è più difficile da risarcire

Il giudice è chiamato a verificare se l’ostacolo posto sulla strada o sul marciapiede costituisca insidia o trabocchetto, ossia se, alla luce delle condizioni concrete in cui si è verificato il sinistro, esso fosse visibile usando un minimo di accortezza e prudenza (cosiddetta ordinaria diligenza). Il magistrato, quindi, deve accertarsi che l’ostacolo non fosse oscurato dalla presenza di altri oggetti (per esempio, fogli di carta o foglie), se sul tratto di strada vi fosse piena visibilità (non così sarebbe per il caso di una fossa subito dopo una curva), se al momento della caduta vi fosse la luce del giorno o meno o, nel caso di sinistro avvenuto nelle ore notturne, la strada fosse illuminata.


[1] Trib. Roma, sent. n. 743 del 16.12.2014.

[2] Art. 14 cod. str.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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