Sovraindebitamento: chi può accedere al piano del consumatore
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24 Feb 2016
 
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Maria Monteleone
 


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Sovraindebitamento: chi può accedere al piano del consumatore

L’imprenditore o professionista può accedere alle procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento ma solo per debiti estranei all’attività di impresa e propri della vita privata o familiare.

 

La legge sul sovraindebitamento consente a chi non è imprenditore fallibile l’accesso a particolari procedure di ristrutturazione del debito in modo da trovare un accordo e un piano di rientro con i creditori.

 

Si richiede il requisito oggettivo del sovraindebitamento consistente nella situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte, nonché la definitiva incapacità del debitore di adempiere regolarmente le proprie obbligazioni.

 

La legge prevede l’accesso alle procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento (accordo di ristrutturazione, piano del consumatore e liquidazione del patrimonio) a (requisito soggettivo):

 

consumatori, persone fisiche e famiglie, esclusivamente per scopi estranei all’attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta;

 

– soggetti che non svolgono attività di impresa: professionisti, artisti e lavoratori autonomi e società professionali;

 

imprenditori commerciali “sotto soglia” (cioè non aventi i requisiti richiesti dalla legge per il fallimento);

 

enti privati non commerciali: associazioni e fondazioni riconosciute, organizzazioni di volontariato, associazioni sportive, Onlus, ecc;

 

imprenditori agricoli.

 

Nozione di consumatore

Particolari dubbi interpretativi sono sorti in merito alla nozione di consumatore: quali categorie di soggetti vi rientrano? L’accesso si estende anche a chi svolge un’attività professionale e di impresa ma ha contratto debiti per scopi estranei ad essa e inerenti la propria vita privata o familiare?

La risposta è in una recentissima sentenza della Cassazione [1].

 

Secondo la Suprema Corte la nozione di consumatore prevista dalla legge sul sovraindebitamento, non ha riguardo in sé e per sé ad una persona priva, dal lato attivo, di relazioni d’impresa o professionali (compatibili se pregresse o attuali, purché non abbiano dato vita ad obbligazioni residue), potendo il soggetto anche svolgere l’attività di professionista o imprenditore.

 

Tuttavia è necessaria una specifica qualità della sua insolvenza finale, in essa cioè non potendo comparire obbligazioni assunte per gli scopi relativi all’attività imprenditoriale o professionale; infatti  è consumatore solo il debitore che, persona fisica, risulti aver contratto obbligazioni — non soddisfatte al momento della proposta di piano – per far fronte ad esigenze personali o familiari o della più ampia sfera attinente agli impegni derivanti dall’estrinsecazione della propria personalità sociale, dunque anche a favore di terzi, ma senza riflessi diretti in un’attività d’impresa o professionale propria.

 

Dunque, ai fini della legge sul sovraindebitamento il consumatore potrebbe in astratto anche essere un imprenditore o un professionista (non importa se ordinistico o meno), a condizione però che i debiti di cui propone la ristrutturazione non riguardino l’attività imprenditoriale o professionale.

 

La prescritta destinazione dei debiti a scopi estranei rispetto all’attività d’impresa o di professione, precisata in negativo permetta allora di rinvenire la compatibilità innanzitutto con il consumatore sovraindebitato che non sia o non sia mai stato né imprenditore né professionista, con chi lo sia stato e però non lo sia tuttora ovvero con chi lo sia tuttora – nell’accezione dimensionale interna ai requisiti di fallibilità— ma non annoveri più tra i debiti attuali quelli un tempo contratti in funzione di sostentamento ad una di quelle attività.

 

Resta dunque aperta “la ricognizione della figura del consumatore, dunque la sua compatibilità rispetto al soggetto, anche professionista o imprenditore, indebitato ma per attività altrui, per le quali ovviamente, secondo un apprezzamento di merito, sia escluso un qualsivoglia rimando al perseguimento di operazioni che rivelino, oltre lo schema di sostegno solidaristico a terzi, un impiego del rischio così assunto in una dimensione partecipativa, per il comune interesse d’impresa o anche all’attività professionale”.


[1] Cass. sent. n. 1869 del 1.2.2016.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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Commenti
25 Feb 2016 Antonio Monarca

La legge è interessante ma viene usata con timidezza da chi è nelle condizioni di sovraindebitamento per timore di non trovare l’esito sperato presso i giudici