Scuola occupata: è reato di interruzione di pubblico servizio
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23 Feb 2016
 
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Scuola occupata: è reato di interruzione di pubblico servizio

Lo studente risponde per l’occupazione dell’istituto scolastico e per aver impedito le lezioni.

 

Occupazione!”, un grido di battaglia che può costare caro agli studenti: con una sentenza di poche ore fa, la Cassazione [1] ha chiarito che occupare la scuola può comportare l’incriminazione per il reato di interruzione di pubblico servizio.

 

Imputato uno studente di scuola superiore che, armato di striscioni e megafoni, dopo aver incitato la folla dei coetanei, ha preso d’assalto l’istituto scolastico impedendo a studenti e insegnati, contrari all’occupazione, di partecipare ai corsi.

 

Anche se pacifica, l’occupazione integra il reato di interruzione di pubblico servizio. Se poi si aggiunge anche un comportamento volto a impedire agli altri di “entrare”, allora scatta anche la violenza privata. “Cordoni umani” e blocchi delle porte per non far passare gli studenti più volenterosi costituiscono un crimine. È vero: per il giovane ragazzo scatta il “perdono giudiziale”, ma il punto è che, comunque, deve subire il procedimento penale.

 

Lo sciopero è un diritto, non un’imposizione

Secondo la Cassazione, l’esercizio di diritti fondamentali, quali quello di sciopero viene meno quando esso lede altri interessi costituzionalmente garantiti, come quello degli altri studenti di dissentire dallo sciopero stesso. L’occupazione temporanea della scuola (anche se per un paio d’ore, come nel caso di specie) impedisce, di fatto, ai non manifestanti di svolgere le consuete attività di studio per un tempo apprezzabile, con conseguente ingiustificata compressione dei loro diritti.

 

Il reato sussiste anche se, in occasione di precedenti occupazioni della scuola, i promotori della manifestazione non sono stati sanzionati con procedimenti disciplinari.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 16 ottobre 2015 – 23 febbraio 2016, n. 7084
Presidente Fumo – Relatore Settembre

Ritenuto in fatto

1. II Giudice dell’udienza preliminare presso il Tribunale dei Minorenni di Venezia ha, all’esito di giudizio abbreviato, dichiarato non doversi procedere nei confronti di P.M. per reati di violenza privata e interruzione di pubblico servizio per concessione del perdono giudiziale, nonché per i reati di minaccia e diffamazione per remissione della querela.
Il P. è accusato di avere, in concorso con soggetti non identificati, impedito – bloccando le porte – al personale docente e ad altri studenti l’accesso all’istituto scolastico “Giordano Bruno” di Mestre e il regolare svolgimento delle lezioni; inoltre, di aver minacciato e diffamato la preside dell’Istituto.
2. Contro la sentenza suddetta ha proposto ricorso per Cassazione, nell’interesse dell’imputato – l’avv. Alfiero Farinea – denunciando plurimi vizi di motivazione.
2.1. Lamenta, innanzitutto, quanto al reato di violenza privata (capo A), che il Giudice dell’udienza preliminare abbia ritenuto integrato il reato de quo sebbene abbia poi riconosciuto che il personale docente e quello amministrativo,

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[1] Cass. sent. n. 7084/2016 del 23.02.16.

 


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