Depenalizzazione: condanna penale revocata. E il risarcimento?
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24 Feb 2016
 
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Depenalizzazione: condanna penale revocata. E il risarcimento?

Le conseguenze della condanna ai fini del risarcimento del danno per la parte civile: ingiuria e danneggiamento potrebbero rimanere travolti dalla depenalizzazione.

 

Nel caso in cui il reato per il quale sia stata emessa una sentenza penale non definitiva rientri tra quelli appena depenalizzati – fatto che già di per sé comporta la revoca della condanna – che fine fa la parte della sentenza penale che decide sul risarcimento, ossia sugli effetti civili della condanna stessa? Il soggetto leso che si è costituito parte civile, si vedrà annullato anche il diritto al risarcimento, magari dopo aver affrontato tre gradi di giudizio, oppure (almeno) gli effetti civili della decisione restano salvi? La questione verrà decisa dalle Sezioni Unite della Cassazione a cui è stata rimessa la decisione da una recente ordinanza della Quinta Sezione [1].

 

Il dubbio sorge da una svista legislativa, posto che il legislatore si è dimenticato di specificare la sorte della parte della sentenza che decide sul risarcimento a seguito della depenalizzazione del reato per il quale si è proceduto. In particolare, la riforma ha visto l’emanazione di due decreti legislativi:

 

– il primo ha trasformato in illeciti amministrativi alcuni reati ora depenalizzati [2]: esso prevede espressamente che quando è stata pronunciata una condanna per una condotta ora non penalmente rilevante, il giudice dell’impugnazione, nel dichiarare che il fatto non è più previsto dalla legge come reato, decide sulla sola parte della sentenza che riguarda gli interessi civili;

 

 

– il secondo ha trasformato in illeciti civili altri reati anch’essi depenalizzati [3], sostituendo la pena con una doppia sanzione pecuniaria, una da corrispondere alla Cassa delle ammende e una a risarcimento della parte lesa. A differenza del caso precedente, qui però il legislatore non ha regolato la sorte degli interessi civili, il che farebbe pensare che l’abolizione del reato porti con sé anche la decisione sugli effetti civili della sentenza e quindi il risarcimento. Ma tale soluzione potrebbe apparire di per sé incoerente con il sistema generale del nostro ordinamento che prevede l’autonomia della sentenza civile da quella penale.

 

Sul dubbio interverranno dunque le Sezioni Unite. Intanto, il problema si pone soprattutto per le precedenti condanne dei reati di ingiuria e di danneggiamento, che statisticamente sono quelle in maggior numero.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 9 – 23 febbraio 2016, n. 7125
Presidente Lapalorcia – Relatore Pistorelli

Ritenuto in fatto

1. Con la sentenza impugnata la Corte d’appello di Salerno ha confermato la condanna, pronunziata anche agli effetti civili ed a seguito di giudizio abbreviato, di M.G. e D.G.M. per i reati, come rispettivamente contestati, di violenza privata, lesioni volontarie, ingiurie e occupazione abusiva di immobili commessi ai danni di I.C. e A.C. al fine di costringerli a vendere l’appartamento di loro proprietà sito nello stabile di comune residenza. Deve ancora essere precisato che, con riguardo al reato di cui all’art. 582 c.p., la conferma ha avuto ad oggetto esclusivamente la condanna della D.G. , atteso che il M. era stato già assolto in primo grado, e soltanto per le lesioni subite dallo I. , non avendo la A. presentato querela.
2. Avverso la sentenza ricorrono entrambi gli imputati a mezzo dei rispettivi difensori con atti autonomi, ma sovrapponibili nel contenuto, con i quali vengono dedotti errata applicazione della legge penale e vizi della motivazione. In tal senso i ricorrenti lamentano innanzi tutto la natura meramente apparente dell’apparato giustificativo della decisione impugnata, la quale si limiterebbe ad un generico

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[1] Cass. ord. n. 7125/2016.

[2] D.lgs. n. 8/2016

[3] D.lgs. n. 7/2016.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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