Il giudice chiede al minore con quale genitore preferisce vivere
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24 Feb 2016
 
L'autore
Raffaella Mari
 


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Il giudice chiede al minore con quale genitore preferisce vivere

Obbligatorio sentire il figlio dei coniugi che si separano per sapere se preferisce essere stabilito presso il padre o la madre.

 

Nel caso di separazione tra coniugi, il giudice non può obbligare il minore a vivere presso il padre o la madre se quest’ultimo ha mostrato una volontà contraria, preferendo l’altro genitore. Ciò vale anche se è stata depositata, agli atti, una consulenza tecnica d’ufficio (CTU), redatta senza aver ascoltato il piccolo, che consigli il contrario. Parola di Cassazione. La Corte di Appello di Napoli [1], riprendendo l’insegnamento della Suprema Corte, ha infatti stabilito il dovere di ascoltare la volontà del figlio poiché quest’ultima è dirimente su quale sia il suo principale interesse. Ed è a questo, del resto, che la decisione del giudice deve protendere.

 

Dunque, no al collocamento del minore presso la madre se lo stesso ha espresso la chiara volontà di vivere col padre. Il giudice ha l’obbligo di sentire i minori in tutti i procedimenti che li concernono, al fine di raccoglierne le opinioni, le esigenze e la volontà, prescritto a pena di nullità. Si può disporre diversamente solo se l’ascolto del minore non corrisponde alle esigenze del minore stesso ma tale possibilità deve essere ben motivata dal magistrato.

 

Circa le modalità di ascolto del minore la Cassazione ha più volte ribadito che “l’ascolto non rappresenta una testimonianza o un altro atto istruttorio, volto ad acquisire una risultanza favorevole ad una o ad un’altra soluzione, bensì un momento formale del procedimento volto a raccogliere le opinioni ed i bisogni rappresentati dal minore in merito alla vicenda in cui è parte; pertanto l’ascolto deve svolgersi in modo tale da garantire l’esercizio effettivo del diritto del minore ad esprimere liberamente le proprie opinioni, e quindi con tutte la cautele e le modalità atte ad evitare interferenze, turbamenti e condizionamenti, ivi compresa la facoltà di vietare l’interlocuzione con i genitori e con i difensori, nonché di sentire il minore da solo”.

 

Proprio riguardo alle modalità con cui può intervenire l’ascolto del minore, di recente il Tribunale di Milano [2] ha precisato che l’audizione avviene per il mezzo di ausiliari specializzati in materia; i genitori possono essere ammessi a partecipare all’incontro, ma solo se lo chiedono espressamente e, comunque, dietro uno schermo che non consente loro di essere visti. Insomma, il giudice, se lo ritiene opportuno, può autorizzare il vetro-specchio con impianto di amplificazione (leggi “Audizione del minore: i genitori non possono partecipare”).

 

In definitiva, se il minore chiede di vivere con uno dei genitori e non vi sono particolari ragioni (nel suo stesso interesse) che consiglino la soluzione opposta, il giudice non può arbitrariamente disattendere il volere del piccolo e collocarlo presso l’altro coniuge.


[1] C. App. Napoli, sent. n. 3173/2015.

[2] Trib. Milano, sent. del 6.05.2015.

 

Autore immagine. 123rf com

 


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