Più consulenze tecniche nello stesso processo: quale considerare
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28 Feb 2016
 
L'autore
Maria Monteleone
 


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Più consulenze tecniche nello stesso processo: quale considerare

Il giudice può scegliere la prima perizia, la seconda o nessuna delle due in base in al proprio libero convincimento ma deve fornire una specifica motivazione della scelta nella sentenza.

 

Può accadere che nel corso del processo (nello stesso grado di giudizio o in quelli successivi) venga disposta più volte la consulenza tecnica d’ufficio per la valutazione o accertamento dei medesimi fatti o questioni (per esempio stima di un bene, quantificazione di un danno patrimoniale, esame medico ecc.).

 

Può anche accadere che le due o più consulenze tecniche siano fra loro discordanti e che quindi il giudice debba decidere a quale delle due aderire o eventualmente non aderire a nessuna di esse.

 

In generale, il giudice non ha l’obbligo di dare per assodato quello che accerta il consulente tecnico d’ufficio potendo anche discostarsi dalle conclusioni a cui questi giunge nella perizia. La consulenza è infatti un parere di un tecnico e non ha valore di piena prova dei fatti accertati.

 

Difatti, come dicevano i latini, il giudice è “il perito dei periti” (“Iudex peritus peritorum”) e, pur non potendo avere competenze tecniche in ogni settore dello scibile umano, ha il potere di decidere in base al proprio libero convincimento e giudicare anche diversamente rispetto alle risultanze della CTU.

 

Il libero convincimento è pero sindacabile nel momento in cui eccede ogni limite ragionevole e si discosta tanto dai fatti di causa e dagli accertamenti oggettivi, al punto da non poter essere considerato legittimo. È per questo motivo che al potere discrezionale di decisione corrisponde l’obbligo di motivazione: il giudice deve indicare nella sentenza, non solo le ragioni di fatto e di diritto che lo hanno portato a decidere in un modo piuttosto che in un altro, ma anche i motivi per i quali ha ritenuto di non aderire alle conclusioni del consulente tecnico d’ufficio.

 

L’obbligo di motivazione si rende ancora più necessario qualora le consulenze tecniche siano più di una; in questo caso, infatti, occorre argomentare in modo specifico la scelta di adesione all’una piuttosto che all’altra, o addirittura, a nessuna di esse.

 

Di fronte a più consulenze tecniche d’ufficio si possono prospettare diverse ipotesi; il giudice:

 

–  si uniforma alla prima consulenza, ritenendo che la seconda non sia corretta o comunque non convincente;

– si uniforma alla seconda consulenza, preferendola alla prima;

– non aderisce a nessuna delle due consulenze.

 

Secondo la giurisprudenza [1], se nel corso del giudizio di merito vengono espletate più consulenze tecniche, in tempi diversi e con difformi soluzioni prospettate, il giudice:

 

–  se vuole uniformarsi alla prima o alla seconda consulenza, è tenuto a valutare le eventuali censure e contestazioni di parte e giustificare la propria preferenza, senza limitarsi ad un’acritica adesione ad essa;

 

– egli può, invece, discostarsi da entrambe le soluzioni solo dando adeguata giustificazione del suo convincimento, mediante l’enunciazione dei criteri probatori e degli elementi di valutazione specificamente seguiti, nonché, trattandosi di una questione meramente tecnica, fornendo adeguata dimostrazione di avere potuto risolvere, sulla base di corretti criteri e di cognizioni proprie, tutti i problemi tecnici connessi alla valutazione degli elementi rilevanti ai fini della decisione.

 

Secondo un determinato orientamento [2] bisognerebbe ulteriormente distinguere tra l’ipotesi in cui il giudice scelga la prima consulenza e l’ipotesi in cui scelga la successiva:

 

– se il giudice aderisce alla seconda consulenza: la motivazione della sentenza è sufficiente anche se tale adesione non è specificamente giustificata, quando il parere scelto fornisca gli elementi che consentano, su un piano positivo, di delineare il percorso logico seguito e, su un piano negativo, di escludere la rilevanza di elementi di segno contrario esposti nella prima relazione;

 

– se il giudice aderisce alla prima consulenza: è invece necessaria una specifica giustificazione in quanto la consulenza scelta per prima non può contenere riferimenti alla seconda e non è pertanto da sola sufficiente ad argomentare il contrasto e a fornire un esame critico giustificativo della scelta. 


[1] Cass. sent. n. 5148/2011 e n. 23063/2009.

[2] Cass. sent. n. 9567/2001 e n. 9300/2004.

 


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