Gli eredi pagano i debiti se il fisco dimostra l’accettazione dell’eredità
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24 Feb 2016
 
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Gli eredi pagano i debiti se il fisco dimostra l’accettazione dell’eredità

L’Agenzia delle Entrate può pretendere il pagamento delle imposte del de cuius solo se dimostra che il contribuente è l’erede effettivo.

 

Prima di poter chiedere, agli eredi, le tasse non pagate dal parente defunto, l’Agenzia delle Entrate deve dimostrare la loro stessa qualità di eredi, ossia il fatto che vi sia stata l’accettazione dell’eredità. È quanto chiarito dalla Cassazione con una sentenza di poche ore fa [1].

 

Al momento dell’apertura di una successione, il fisco, per poter esigere l’adempimento degli obblighi tributari lasciati insoluti dal cosiddetto de cuius prima di morire, deve dimostrare che il contribuente è l’effettivo erede. Tale dimostrazione non può essere fornita solo producendo la denuncia di successione, ma occorre che l’Agenzia delle Entrate presenti gli atti dello stato civile da cui emerga chiaramente il rapporto di parentela col de cuius.

 

 

La vicenda

Il fisco notificava a una donna un avviso di rettifica con cui l’Ufficio recuperava a tassazione la maggiore Iva. Successivamente decedeva la contribuente e il giudizio veniva riassunto dall’Agenzia delle Entrate nei confronti di tre membri di una famiglia che il fisco presumeva essere i suoi eredi.

In Cassazione, i giudici davano ragione agli eredi nei cui confronti era stata emessa la sentenza senza prima accertare tale loro qualità.

 

 

La delazione non è sufficiente

La semplice chiamata all’eredità, che segue all’apertura della successione, non è sufficiente all’acquisto della qualità di erede. Infatti, in tema di obbligazioni tributarie, grava sull’Amministrazione finanziaria creditrice del de cuius l’onere di provare l’accettazione dell’eredità da parte dei chiamati, per potere esigere l’adempimento dell’obbligazione del loro parente; tale onere non può essere assolto con la produzione della sola denuncia di successione, ma è necessaria anche la produzione degli atti dello stato civile, dai quali è dato coerentemente desumere quel rapporto di parentela con il de cuius che legittima alla successione, o di qualsiasi altro documento dal quale possa, con pari certezza, desumersi la sussistenza di detta qualità.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. Tributaria, sentenza 14 aprile 2015 – 24 febbraio 2016, n. 3611
Presidente Bielli – Relatore Valitutti

Ritenuto in fatto

1. A seguito di processo verbale di constatazione della Guardia di Finanza di Sondrio del 17.12.1996, veniva notificato a D.M.P. un avviso di rettifica, con il quale l’Ufficio recuperava a tassazione la maggiore IVA dovuta per l’anno di imposta 1991.
2. L’atto veniva impugnato dal contribuente dinanzi alla CTP di Sondrio, che accoglieva il ricorso.
3. L’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate veniva, altresì, disatteso dalla CTR della Lombardia con sentenza n. 80/2000, impugnata dall’Amministrazione finanziaria con ricorso per cassazione, accolto da questa Corte con sentenza n. 6346/2008, depositata il 10.3.2008, con la quale la decisione di appello suindicata veniva cassata con rinvio ad altra sezione della CTR della Lombardia.
4. Il giudizio era, quindi, riassunto dall’Ufficio nei confronti di D.M.G. , D.M.M. e D.M.S. , eredi di D.M.P. , deceduto in data (OMISSIS). La CTR – con sentenza n. 107/1/2009, depositata il 5.8.2009 – accoglieva l’appello dell’Amministrazione finanziaria, ritenendo fondata e comprovata la pretesa azionata nei confronti del contribuente.
5.

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[1] Cass. sent. n. 3611 del 24.02.2016.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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