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Lo sai che? Pubblicato il 25 febbraio 2016

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Lo sai che? Diffamare chi ti ha diffamato: è legittima difesa?

> Lo sai che? Pubblicato il 25 febbraio 2016

La difesa è legittima se risponde ad un pericolo attuale e imminente: se la reazione difensiva avviene dopo qualche giorno dall’offesa, la scriminante non opera più.

La difesa è legittima solo se risponde ad una situazione di pericolo attuale che, se non neutralizzata tempestivamente con un’azione difensiva, sfocia nella lesione di un diritto proprio o altrui.

Così la Cassazione [1] torna sulle condizioni di operatività della scriminante della legittima difesa concentrandosi in particolare sul requisito dell’attualità del pericolo: l’offesa ingiusta si deve prospettare come concreta e imminente, così da rendere necessaria l’immediata reazione difensiva.

Difatti la legittima difesa non può essere invocata quando le circostanze del fatto non sostanziano l’immediata concretezza di un pericolo attuale ai beni offendibili (per esempio incolumità fisica, dignità e onore, beni di proprietà).

L’attualità del pericolo si verifica quando o l’azione offensiva è ancora in atto, e la difesa sia funzionale ad evitare l’ulteriore pregiudizio al bene offeso, oppure quando l’azione offensiva possieda i caratteri della imminenza, da intendersi in senso temporale e quantitativo.

In poche parole, il pericolo è attuale quando l’azione offensiva sta per giungere alla lesione del bene, tale che nessuna reazione contraria può essere posta in atto, che non ponendo in essere altro comportamento lesivo avverso l’aggressore [2].

L’attualità e imminenza del pericolo della lesione impediscono alla vittima o a chi le è accanto di fare altro per difendersi se non reagendo all’aggressore con lo stesso comportamento (violenza contro violenza) oppure con un comportamento diverso comunque illecito (per esempio reazione alla minaccia con la violenza o viceversa).

Ne deriva che se tra il momento dell’offesa e quello della reazione difensiva illecita decorre tanto tempo al punto da non poter parlare più di attualità del pericolo e necessità di farlo cessare, la scriminante della legittima difesa non può essere applicata.

Una volta passato del tempo e venuta meno l’esigenza immediata di difendersi, infatti, la difesa di trasforma più che altro in reazione vendicativa.

Il caso

Il caso esaminato dalla Corte riguardava infatti un giornalista condannato per diffamazione per aver letto, durante un telegiornale locale, una nota redazionale contro il presidente della Regione Abruzzo.

Secondo il ricorrente la lettura dell’editoriale sarebbe stata solo una presa di posizione contro le accuse rivolte dal Presidente della Regione all’emittente televisiva. Infatti, il Presidente della Regione aveva accusato l’emittente di aver fatto propaganda politica a favore del candidato avversario.

Secondo i giudici, nel caso di specie, la lettura della nota diffamatoria non poteva considerarsi legittima difesa: pur volendo il giornalista difendere la propria emittente televisiva e pur potendo esserci proporzione con l’offesa da parte del politico, mancava il requisito dell’attualità del pericolo.

La condotta diffamatoria “di risposta” era infatti avvenuta dopo due giorni dalla condotta offensiva principale, quando orami l’offesa era avvenuta e non c’era modo di ripararvi e difendersi.

La reazione del giornalista non era quindi diretta a far cessare o comunque a rimuovere una causa di imminente pericolo.

note

[1] Cass. sent. n. 7119 del 23.2.2016.

[2] Cass. sent. n. 29481/2013.

Autore immagine: 123f com

Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 22 dicembre 2015 – 23 febbraio 2016, n. 7119
Presidente Savani – Relatore Fidanzia

Ritenuto in fatto

1. Con sentenza del 6 novembre 2014 la Corte d’Appello di L’Aquila ha confermato la sentenza di primo grado con la quale C.G. era stato condannato alla pena di giustizia per il reato di diffamazione ai danni di O.D.T., Presidente pro tempore della Regione Abruzzo, per avere letto nel corso del telegiornale trasmesso dall’emittente privata TVUNO una nota con la quale riportava un fatto non corrispondente al vero ed idoneo ad ingenerare negli ascoltatori il falso convincimento che il predetto Presidente avesse preteso dall’emittente spazi televisivi gratuiti per la propria propaganda elettorale.
2. Con atto sottoscritto dal suo difensore l’imputato ha proposto ricorso per cassazione affidandolo ad un unico motivo.
2.1. Viene dedotta la mancata applicazione della scriminante di cui all’art. 52 c.p.
Assume il ricorrente, nel ricostruire il contesto in cui ha scritto l’editoriale trasmesso dall’emittente privata TVUNO, da cui O.D.T. si è sentito diffamato, che erroneamente i giudici di merito avevano ritenuto che la difesa avrebbe invocato nel corso del processo la scriminante del diritto di critica giornalistica.
In realtà, era stata invocata la scriminante della legittima difesa.
Il ricorrente scrisse l’editoriale in oggetto a difesa della sua emittente televisiva ingiustamente offesa dalle affermazioni rese pubblicamente dalla parte offesa, che aveva accusato la stessa emittente di aver fatto propaganda a favore dell’avversario del candidato sostenuto da O.D.T. alle elezioni primarie per l’elezione del segretario regionale del PD.
Sussistevano quindi, nel caso di specie, tutti i requisiti necessari per la sussistenza dell’invocata scriminante, ovverosia la situazione aggressiva, l’attualità del pericolo, l’involontarietà del pericolo, l’ingiustizia dell’offesa e la proporzione tra offesa e difesa.
La scriminante non era stata tenuta in considerazione nei giudizi precedenti neppure sotto il profilo putativo.

Considerato in diritto

1. II ricorso è inammissibile per manifesta infondatezza.
Il ricorrente invoca l’applicazione a suo favore della scriminante della legittima difesa sul rilievo che la nota letta nel corso del telegiornale della emittente televisiva TVUNO sarebbe stata una reazione alle ingiuste accuse rivolte dalla persona offesa alla stessa emittente di aver fatto propaganda a favore dell’avversario del candidato sostenuto da O.D.T. alle elezioni primarie per l’elezione dei segretario regionale dei PD.
Questo Collegio non condivide l’impostazione giuridica del ricorrente.
Come più volte affermato da questa Corte, per la configurabilità della scriminante della legittima difesa è richiesta, in primo luogo, oltre all’offesa ingiusta, l’attualità dei pericolo, che ricorre quando vi sia una situazione di aggressione in corso e la cui cessazione dipende necessariamente dalla reazione difensiva, come atto diretto a rimuovere la causa di imminente pericolo (Sez. 1, n. 5424 del 04/03/1992 – dep. 09/05/1992, Filopanti, Rv. 190299).
L’attualità del pericolo implica che l’offesa ingiusta si prospetti come concreta e imminente, così da rendere necessaria l’immediata reazione difensiva (Sez. 1, n. 6591 del 27/01/2010 – dep. 18/02/2010, Celeste, Rv. 246566).
Non vi è dubbio che, nel caso di specie, il requisito necessario dell’attualità del pericolo risulti ictu oculi del tutto insussistente. Anche a voler ritenere che vi fosse stata un’aggressione verbale ingiusta da parte di O.D.T. nei confronti di una giornalista dell’emittente TV1, emerge in modo incontrovertibile dalla sentenza impugnata che tale episodio si è verificato in data 23 ottobre 2007. Ne consegue che la presunta offesa era ormai cessata e completamente esaurita quando in data 25 ottobre 2007, in occasione del telegiornale menzionato, il ricorrente ha posto in essere la sua reazione, che non era quindi diretta a far cessare o comunque a rimuovere una causa di imminente pericolo.
L’invocazione da parte del ricorrente dell’istituto della legittima difesa è quindi
palesemente inconferente ed il ricorso manifestamente infondato.
Alla declaratoria d’inammissibilità del ricorso consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle Ammende, che si stima equo stabilire nella misura di 1.000,00 Euro.
Deve altresì condannarsi il ricorrente alla rifusione delle spese di costituzione di parte civile in questo grado che si liquidano come in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte di C. inammissibile e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali ed al pagamento della somma di € 1.000,00 a favore della Cassa delle Ammende oltre alla rifusione delle spese di parte civile che liquida in complessivi € 1.800,00 oltre accessori di legge.

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