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Lo sai che? Pubblicato il 25 febbraio 2016

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Lo sai che? Ho diritto al buono pasto per lavoro supplementare?

> Lo sai che? Pubblicato il 25 febbraio 2016

Ticket restaurant per chi svolge lavoro supplementare e straordinario: quando il dipendente ha diritto ai buoni pasto.

 

Svolgo sistematicamente lavoro supplementare, terminando di lavorare nella fascia oraria del pranzo: ho diritto al buono pasto?

Il diritto ai buoni pasto, o alla somministrazione di vitto, o all’indennità di mensa, non ha una disciplina unica a livello nazionale, perché non esistono leggi specifiche in merito, ma la regolamentazione dettagliata si trova all’interno dei contratti collettivi e degli accordi territoriali ed aziendali.

Esistono, però, dei principi generali che possono trovare applicazione a prescindere dal contratto collettivo utilizzato, e degli orientamenti della Corte di Cassazione che devono essere seguiti nell’interpretare quanto disposto dai singoli accordi.

Buono pasto e lavoro part time

Le disposizioni dei contratti collettivi, solitamente, prevedono il diritto ai buoni pasto (meglio conosciuti come ticket restaurant, dal nome di una delle più note società emittenti) quando non è possibile per l’azienda fornire un servizio mensa ai dipendenti.

Le previsioni dei vari accordi sono molto differenti tra loro, a seconda del settore di appartenenza: non esiste, infatti, un orario dei pasti uguale per tutti i contratti collettivi, ed il diritto al ticket è, nella maggior parte dei casi, riconosciuto a chi svolge la propria attività durante la fascia oraria individuata dal contratto.

Un primo punto fermo, ad ogni modo, stabilisce che hanno diritto ai buoni pasto anche i lavoratori part time, quando l’orario di lavoro copre la fascia dei pasti, pranzo o cena che siano, a prescindere dal totale delle ore giornaliere di servizio; in caso contrario, vi sarebbe un’ingiusta discriminazione tra lavoratori.

Peraltro, il diritto al ticket anche per i dipendenti a tempo parziale è stato ribadito da una nota Risoluzione dell’Agenzia delle Entrate[1]. La disposizione, nel dettaglio, conferma che l’esenzione dal reddito imponibile dei buoni pasto (sino a 5,29 euro a ticket, se cartaceo, o sino a 7 euro per ogni voucher elettronico) è valida anche per i lavoratori part time, quindi non si richiede alcun riproporzionamento  della franchigia in base all’orario di lavoro. Anzi, le stesse franchigie sono riconosciute persino nel caso in cui l’articolazione dell’orario lavorativo non preveda il diritto alla pausa pranzo.

Per di più, per godere della detassazione i buoni pasto devono essere rivolti alla generalità dei dipendenti o a categorie omogenee di essi [2]. L’Agenzia delle Entrate per categorie omogenee intende non solo quelle previste dal codice civile (dirigenti, quadri, operai, impiegati), ma anche tutti i dipendenti di un certo tipo, come tutti i lavoratori con la stessa qualifica o lo stesso livello. Di conseguenza, un’esclusione dei lavoratori part time si scontrerebbe con i principi ribaditi dall’Amministrazione finanziaria.

Buono pasto e lavoro supplementare

In base a quanto osservato, costituirebbe senz’altro una discriminazione anche escludere dal diritto ai buoni pasto i lavoratori part time il cui lavoro supplementare, o straordinario, cada durante la fascia dei pasti.

Questa teoria è stata confermata da una recente sentenza della Corte di Cassazione [3]: secondo la Corte, il dipendente, a tempo pieno o parziale, ha diritto ai buoni pasto non solo quando presta effettivo servizio negli orari relativi a pranzo o cena, ma anche quando, a causa della distanza tra l’abitazione e l’azienda, non può consumare il pasto a casa propria.

Ai fini del riconoscimento dei ticket, non è dunque rilevante nè la tipologia del servizio prestato, né il fatto che il dipendente presti effettivamente servizio, ma il fatto che il lavoratore sia impossibilitato a consumare il pasto nella propria abitazione.

Pertanto, è pacifico che si abbia diritto, nel caso d’impiego a tempo parziale che copre la fascia oraria di un pasto, anche se con lavoro supplementare o straordinario, o alla somministrazione diretta di vitto da parte dell’azienda, o ai buoni pasto.

note

[1] Ris. 118/E/2006.

[2] Circ. 326/E/1997; Circ. 188/E/1998.

[3] Cass. sent. n. 22702/2014.

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