Danno da vaccino obbligatorio: indennizzo più assegno una tantum
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25 Feb 2016
 
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Maria Monteleone
 


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Danno da vaccino obbligatorio: indennizzo più assegno una tantum

Chi subisce lesioni o infermità permanenti a seguito di un vaccino obbligatorio ha diritto all’indennizzo automatico e ad un assegno una tantum per il periodo intercorso tra la data del manifestarsi della patologia e il risarcimento.

 

Il Ministero della Sanità è tenuto a risarcire i genitori del bambino affetto da patologia a seguito dei vaccini obbligatori antipolio, anti DTP, antiepatite B e antimorbillosa.

 

L’indennizzo è automatico e consiste in un assegno reversibile per quindici anni oltre al quale deve essere corrisposto un assegno una tantum per il periodo ricompreso tra il manifestarsi della patologia e il risarcimento; quest’ultimo è in misura pari, per ciascun anno, al 30 per cento dell’indennizzo. È quanto conferma una recente ordinanza della Cassazione [1], illustrando le previsioni normative in materia.

 

Nel nostro ordinamento esiste un’apposita legge sull’indennizzo a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie e trasfusioni [2].

Sono previsti determinati benefici a titolo di risarcimento a:

 

– chiunque abbia riportato, a causa di vaccinazioni obbligatorie per legge o per ordinanza di una autorità sanitaria italiana, lesioni o infermità, dalle quali sia derivata una menomazione permanente della integrità psico-fisica;

 

– soggetti che risultino contagiati da infezioni da HIV a seguito di somministrazione di sangue e suoi derivati, nonché agli operatori sanitari che, in occasione e durante il servizio, abbiano riportato danni permanenti alla integrità psico-fisica conseguenti a infezione contratta a seguito di contatto con sangue e suoi derivati provenienti da soggetti affetti da infezione da HIV;

 

– soggetti che presentino danni irreversibili da epatiti post-trasfusionali;

 

– persone non vaccinate che abbiano riportato, a seguito ed in conseguenza di contatto con persona vaccinata lesioni o infermità, dalle quali sia derivata una menomazione permanente della integrità psico-fisica;

 

– persone che, per motivi di lavoro o per incarico del loro ufficio o per potere accedere ad uno Stato estero, si siano sottoposte a vaccinazioni che, pur non essendo obbligatorie, risultino necessarie;

 

– soggetti a rischio operanti nelle strutture sanitarie ospedaliere che si siano sottoposti a vaccinazioni anche non obbligatorie.

 

L’indennizzo riconosciuto dalla legge, con obbligo in capo al Ministero della Sanità, consiste in un assegno, reversibile per quindici anni, determinato nella misura stabilita periodicamente con provvedimento ministeriale.

 

L’indennizzo è cumulabile con ogni altro emolumento a qualsiasi titolo percepito ed è rivalutato annualmente sulla base del tasso di inflazione programmato. Esso è integrato da una somma corrispondente all’importo dell’indennità integrativa speciale prevista per la prima qualifica funzionale degli impiegati civili dello Stato, ed ha decorrenza dal primo giorno del mese successivo a quello della presentazione della domanda.

 

La predetta somma integrativa è cumulabile con l’indennità integrativa speciale o altra analoga indennità collegata alla variazione del costo della vita.

 

Con specifico riguardo al danno da vaccino, la legge prevede, anche nel caso in cui l’indennizzo sia stato già concesso, la corresponsione, su domanda dell’interessato, per il periodo ricompreso tra il manifestarsi della patologia e il risarcimento, di un assegno una tantum. Esso è pari, per ciascun anno, al 30 per cento dell’indennizzo dovuto, con esclusione di interessi legali e rivalutazione monetaria.

 

Dunque, solo per i soggetti danneggiati da vaccinazioni obbligatorie è previsto, oltre all’indennizzo, un assegno una tantum, pari al 30% dell’indennizzo, dovuto per il periodo ricompreso tra il manifestarsi dell’evento dannoso e l’ottenimento dell’indennizzo stesso.

 

Il Ministero della Salute non può negare il riconoscimento dell’indennizzo e della somma ulteriore del 30% in quanto essi sono automaticamente previsti per espressa disposizione del legislatore.

 

La Cassazione precisa anche che il legittimato passivo in caso di controversia per l’ottenimento dell’indennizzo è unicamente il Ministero della Sanità e non le Regioni. Difatti, per legge, l’indennizzo va richiesto al Ministero della Sanità il quale si occupa della procedura amministrativa di riconoscimento dei requisiti.

 

Dato che decide in sede amministrativa pronunciandosi sul ricorso di chi chiede la prestazione assistenziale in esame, analogamente è nei suoi confronti che va proposta l’azione giudiziaria con cui il danneggiato rivendica l’indennizzo.

 

È vero che le funzioni e compiti in materia di indennizzo dei danni permanenti alla salute in caso di danni irreversibili da vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazione di emoderivati, sono stati trasferiti alle Regioni.

Tuttavia ciò non cambia le regole procedurali per la legittimazione passiva.

 

Secondo i giudici, dal complesso quadro normativo emerge che:

 

a) la ripartizione tra Stato e Regioni riguarda solo degli “oneri” derivanti dal contenzioso, ma non cambia la regola processuale sulla legittimazione passiva;

 

b) la legge sull’indennizzo continua ad assegnare al Ministro della Salute la competenza a decidere il ricorso amministrativo avverso la valutazione della commissione medico-ospedaliera;

 

c) questa competenza è stata fatta salva anche a seguito del trasferimento alle Regioni di compiti e funzioni in tema di indennizzo e di attribuzione alle Regioni della competenza legislativa residuale in materia di assistenza pubblica.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – L, ordinanza 16 dicembre 2015 – 23 febbraio 2016, n. 3545
Presidente Curzio – Relatore Marotta

Fatto e diritto

1 – Considerato che è stata depositata relazione del seguente contenuto:
“Con ricorso al Tribunale, giudice del lavoro, di Milano, S.A. e V.C.E. , nella qualità di genitori esercenti la potestà sulla minore S.F. , chiedevano nei confronti del Ministero della Salute e della Regione Lombardia, il riconoscimento del proprio diritto a percepire l’indennizzo ai sensi della legge n. 210/1992 in conseguenza della patologia (“cerebellite immunoimmediata con lieve ritardo delle acquisizioni psicomotoria”) contratta a seguito di vaccinazioni (antipolio, anti DTP, antiepatite B e antimorbillosa). Il Tribunale, previa chiamata in giudizio dell’Azienda Sanitaria locale della Provincia di Milano X, accoglieva (parzialmente) la domanda e condannava il Ministero alla corresponsione dell’indennizzo quantificato sulla base dei valori previsti dalla sesta categoria della tabella A allegata al d.P.R. n. 834/1981 con decorrenza dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda amministrativa con rivalutazione (sull’intero importo) ed interessi dal 121^ giorno successivo alla presentazione della domanda. La

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[1] Cass. ord. n. 3545 del 23.2.2016.

[2] L. n. 210/1992.

 


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