Licenziamento: come funziona la conciliazione veloce
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25 Feb 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Licenziamento: come funziona la conciliazione veloce

Nuova conciliazione per il licenziamento col contratto a tutele crescenti: come funziona ed a quanto ammonta l’indennità.

 

Il Jobs Act, per i lavoratori assunti dal 7 marzo in poi, col cosiddetto contratto a tutele crescenti, ha modificato profondamente la disciplina del licenziamento, introducendo degli indennizzi proporzionati all’anzianità di servizio.

Oltre a questo, il Jobs Act ha messo in campo una nuova procedura di conciliazione veloce per evitare il  contenzioso: tramite la conciliazione, il lavoratore riceve dal datore un importo esente da tasse e contributi, senza necessità di andare in giudizio.

Vediamo, nel dettaglio, come funziona la conciliazione veloce, e a quanto ammonta l’importo dovuto dal datore di lavoro.

 

 

Conciliazione veloce: quando è permessa

La conciliazione cosiddetta “a tutele crescenti” è ammessa per il licenziamento dei seguenti lavoratori:

 

– dipendenti assunti a tempo indeterminato dal 7 marzo 2015;

– dipendenti a tempo determinato trasformati a tempo indeterminato dal 7 marzo 2015;

apprendisti con rapporto instaurato dal 7 marzo 2015.

 

La procedura di conciliazione deve essere attivata in una sede protetta, come la Direzione territoriale del lavoro, un sindacato, o una commissione di conciliazione istituita presso un diverso ente.

 

 

Conciliazione veloce: come funziona

Al fine di evitare il contenzioso, il datore di lavoro offre al dipendente licenziato un importo pari a:

 

1 mese di stipendio (più precisamente, una mensilità della retribuzione di riferimento per il calcolo del Tfr), per ogni anno di servizio, con una soglia minima di due mensilità e massima di 18 mensilità;

 

– se l’azienda ha un organico con meno di 15 dipendenti, l’importo è dimezzato e può avere un minimo di 1 ed un massimo di sei mensilità.

 

L’offerta deve avvenire entro 60 giorni dalla ricezione, da parte del dipendente, della comunicazione di licenziamento (ossia entro il termine per l’impugnazione stragiudiziale del licenziamento).

La somma pattuita deve essere corrisposta mediante un assegno circolare.

 

L’accettazione dell’assegno da parte del lavoratore comporta:

 

– l’estinzione del rapporto di lavoro alla data del licenziamento;

 

– la rinuncia a impugnare il licenziamento (anche se il lavoratore l’ha già impugnato);

 

– il diritto alla Naspi (in presenza dei requisiti contributivi e del minimo di giornate di lavoro nei 12 mesi che precedono il licenziamento).

 

La somma ricevuta in sede di conciliazione non è imponibile né contributivo né fiscale (cioè è esente da imposte e contributi): se, tuttavia, viene offerto un importo aggiuntivo per definire altre questioni, l’importo extra è soggetto a imposizione e contribuzione.

 

 

Unilav Conciliazione

Una volta terminata la procedura di conciliazione, anche se il dipendente non ha accettato l’offerta, il datore di lavoro deve comunicare l’avvenuta definizione del procedimento.

La comunicazione deve essere inviata tramite il sito Clic Lavoro (è necessario accreditarsi come azienda) entro 65 giorni dalla data di cessazione, con modello Unilav Conciliazione.

Se non si invia la comunicazione, si è soggetti ad una sanzione amministrativa pecuniaria da 100 a 500 euro.


Autore immagine: 123rf com

 


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