Come ottenere l’indennizzo per danni da vaccinazioni o emotrasfusioni
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27 Feb 2016
 
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Maria Monteleone
 


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Come ottenere l’indennizzo per danni da vaccinazioni o emotrasfusioni

Lesioni o infermità permanenti a causa di vaccini o trasfusioni del sangue: domanda al Ministro della Sanità, ricorso in via amministrativa, ricorso al giudice ordinario.

 

La legge prevede il diritto all’indennizzo automatico a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie e trasfusioni [1].

 

I soggetti che possono accedere alla misura risarcitoria, consistente nell’assegno periodico reversibile per 15 anni, sono:

 

– chiunque abbia riportato, a causa di vaccinazioni obbligatorie per legge o per ordinanza di una autorità sanitaria italiana, lesioni o infermità, dalle quali sia derivata una menomazione permanente della integrità psico-fisica: tali soggetti hanno anche diritto ad un assegno una tantum pari al 30% dell’indennizzo per il periodo trascorso tra la data di manifestazione della patologia e quella di ottenimento del ristoro;

 

– soggetti che risultino contagiati da infezioni da HIV a seguito di somministrazione di sangue e suoi derivati, nonché agli operatori sanitari che, in occasione e durante il servizio, abbiano riportato danni permanenti alla integrità psico-fisica conseguenti a infezione contratta a seguito di contatto con sangue e suoi derivati provenienti da soggetti affetti da infezione da HIV;

 

– soggetti che presentino danni irreversibili da epatiti post-trasfusionali;

 

– persone non vaccinate che abbiano riportato, a seguito ed in conseguenza di contatto con persona vaccinata lesioni o infermità, dalle quali sia derivata una menomazione permanente della integrità psico-fisica;

 

– persone che, per motivi di lavoro o per incarico del loro ufficio o per potere accedere ad uno Stato estero, si siano sottoposte a vaccinazioni che, pur non essendo obbligatorie, risultino necessarie;

 

– soggetti a rischio operanti nelle strutture sanitarie ospedaliere che si siano sottoposti a vaccinazioni anche non obbligatorie.

 

L’indennizzo decorre dal primo giorno successivo a quello di presentazione della domanda.

 

Qualora a causa delle vaccinazioni o delle patologie contratte sia derivata la morte, spetta, in sostituzione dell’indennizzo, un assegno una tantum da erogare ai soggetti a carico, nel seguente ordine: coniuge, figli minori, figli maggiorenni inabili al lavoro, genitori, fratelli minori, fratelli maggiorenni inabili al lavoro.

Se la vittima deceduta era minorenne l’assegno spetta ai genitori o a chi esercita la potestà parentale.

 

 

Come presentare domanda di indennizzo

I soggetti interessati ad ottenere l’indennizzo devono presentare apposita domanda al Ministro della sanità entro il termine perentorio di tre anni nel caso di vaccinazioni o di dieci anni nei casi di infezioni da HIV.

 

I termini decorrono dal momento in cui l’avente diritto ha avuto conoscenza del danno.

 

Alla domanda deve essere allegata la documentazione comprovante:

 

– la data della vaccinazione;

– i dati relativi al vaccino;

– le manifestazioni cliniche conseguenti alla vaccinazione e l’entità delle lesioni o dell’infermità da cui è derivata la menomazione permanente del soggetto.

 

Pe le infezioni da HIV la domanda deve essere corredata da una documentazione comprovante la data di effettuazione della trasfusione o della somministrazione di emoderivati con l’indicazione dei dati relativi all’evento trasfusionale o all’emoderivato, nonché la data dell’avvenuta infezione da HIV.

 

In caso di morte del soggetto danneggiato, alla domanda di indennizzo una tantum presentata dai soggetti autorizzati, deve essere allegata la documentazione comprovante: la data della vaccinazione, i dati relativi al vaccino, le manifestazioni cliniche conseguenti alla vaccinazione e il decesso.

 

Per le infezioni da HIV alla domanda è allegata la documentazione comprovante: la data di effettuazione della trasfusione o della somministrazione di emoderivati con l’indicazione dei dati relativi all’evento trasfusionale o all’emoderivato, nonché la data dell’avvenuto decesso.

 

Il medico che effettua la vaccinazione compila una scheda informativa dalla quale risultino gli eventuali effetti collaterali derivanti dalle vaccinazioni stesse.

 

Il medico che effettua trasfusioni o somministra emoderivati compila una scheda informativa dei dati relativi alla trasfusione o alla somministrazione.

 

 

Chi valuta la domanda di indennizzo

Il giudizio medico sulla domanda e la documentazione allegata è espresso da un’apposita commissione medico ospedaliera presso il Ministero della Sanità.

Essa giudica sull’esistenza o meno del nesso causale tra la vaccinazione, la trasfusione, la somministrazione di emoderivati o il contatto con il sangue e derivati in occasione di attività di servizio e la menomazione dell’integrità psico-fisica o la morte.

 

La commissione redige un verbale degli accertamenti eseguiti e formula il giudizio diagnostico sulle infermità e sulle lesioni riscontrate.

Nel verbale è specificato il giudizio di classificazione delle lesioni e delle infermità secondo la tabella ministeriale sugli indennizzi, periodicamente aggiornata.

In caso di accertato nesso causale tra vaccinazioni o emotrasfusioni e patologia (lesioni o infermità permanenti) viene riconosciuto il diritto all’indennizzo corrisposto dal Ministero della Sanità.

 

 

Ricorso contro il verbale della commissione medica

Qualora il parere della Commissione medica sia negativo o insufficiente, l’interessato può proporre ricorso in via amministrativa al Ministro della sanità. Il ricorso deve essere presentato entro trenta giorni dalla notifica o dalla piena conoscenza del giudizio stesso.

 

Entro tre mesi dalla presentazione del ricorso, il Ministro della Sanità, sentito l’ufficio medico-legale, decide sul ricorso stesso con atto che è comunicato al ricorrente entro trenta giorni.

 

La decisione ministeriale può poi eventualmente essere impugnata dinanzi al giudice ordinario competente entro un anno dalla comunicazione o, in difetto, dalla scadenza del termine previsto per la comunicazione stessa.


[1] L. 210/1992.

 


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