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Lo sai che? Pubblicato il 25 febbraio 2016

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Lo sai che? Mantenimento: per l’assegno, dichiarazione dei redditi irrilevante

> Lo sai che? Pubblicato il 25 febbraio 2016

Separazione e divorzio: il giudice può ritenere inattendibili la dichiarazione dei redditi, se incompatibile con le spese, le disponibilità patrimoniali e finanziarie, e l’attività imprenditoriale svolta.

Meglio non adagiarsi troppo sui dati contenuti nella dichiarazione dei redditi se i fatti dimostrano un tenore di vita superiore: nel corso del giudizio di separazione o divorzio, nel momento in cui viene calcolato l’assegno di mantenimento all’ex e/o ai figli, il giudice può decidere di considerare non solo i dati comunicati all’Agenzia delle Entrate, ma anche le spese effettuate dall’ex coniuge che rivelino un potere di acquisto superiore. Così, se la dichiarazione dei redditi è incompatibile con lo stile di vita del coniuge, allora il giudice può discostarsene e aumentare, tranquillamente, l’ammontare dell’assegno di mantenimento. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente ordinanza [1].

Al centro della vicenda c’è sempre la determinazione dell’assegno periodico dovuto all’ex per il mantenimento di questi e del figlio: importo che la legge non stabilisce con criteri matematici e predefiniti, ma che il magistrato deve calcolare, di volta in volta, sulla base dei dati del caso concreto. I principali parametri di riferimento, tuttavia, sono costituiti dal tenore di vita che aveva la coppia durante la convivenza e dalle effettive possibilità economiche del soggetto obbligato. Quest’ultimo, in pratica, compatibilmente con il proprio reddito, deve versare una somma mensile all’altro coniuge per riequilibrare la sproporzione che c’è tra i due redditi. È chiaro, quindi, che l’ammontare dell’assegno di mantenimento decresce al diminuire delle possibilità materiali del soggetto obbligato. Ed è anche di questo mondo che, chi deve pagare, fa di tutto per pagare il meno possibile. Anche (purtroppo, in molti casi) se, dall’altro lato, c’è il proprio figlio.

Per tornare alla decisione in commento, secondo la Suprema Corte, tutte le volte in cui la dichiarazione dei redditi è smentita dal tenore di vita del coniuge obbligato, il giudice può determinare un assegno di mantenimento in misura superiore rispetto a quello che sarebbe congruo in base ai dati fiscali. Nel tenore di vita sono ricomprese le spese ordinarie, quelle straordinarie (viaggi, auto), ma anche disponibilità patrimoniali e finanziarie, e attività imprenditoriale svolta.

Il giudice della separazione o del divorzio si sostituisce, quindi, all’Agenzia delle Entrate nell’accertare l’attendibilità della dichiarazione dei redditi ed anche se il fisco non si è mai mosso per contestare eventuali evasioni fiscali, il magistrato può prendere le distanze da quanto comunicato dal contribuente annualmente ai fini delle imposte sui redditi. È infatti necessario – si legge nell’ordinanza in questione – parametrare il contributo al mantenimento del figlio alle capacità economiche reali del genitore.

note

[1] Cass. ord. n. 3684/16 del 24.02.2016.

Autore immagine: 123rf com

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza 19 novembre 2015 – 24 febbraio 2016, n. 3684
Presidente Dogliotti – Relatore Bisogni

Rilevato che:
l. Il Tribunale di Macerata, con sentenza n. 862/12, ha accolto il ricorso di S.P. diretto a ottenere l’imposizione ad A.G. di un assegno mensile di mantenimento del figlio E. G. che ha determinato in 4.000 euro mensili.
2. La Corte di appello di Ancona con sentenza n. 575/13 ha ridotto l’assegno a 2.000 euro mensili accogliendo parzialmente l’appello del G..
3. Ricorre per cassazione il G. affidandosi a otto motivi di impugnazione.
4. Si difende con controricorso S.P. e propone ricorso incidentale basato su due motivi. Ritenuto che:
5. Il ricorso principale è infondato. La Corte di appello ha chiarito correttamente le ragioni per cui ha ritenuto ammissibile il ricorso ex art. 148 c.c. al fine di ottenere una liquidazione interinale e immediatamente esecutiva, a fronte della determinazione unilaterale e della corresponsione irregolare del contributo al mantenimento del figlio da parte del G.,e al fine di instaurare un giudizio a cognizione piena che fissasse l’ammontare dovuto dal G. con efficacia di giudicato. La considerazione come non attendibile della dichiarazione dei redditi del G. si basa sul raffronto con il tenore di vita, con le consistenze patrimoniali e finanziarie accertate nel corso del giudizio nonché con l’attività svolta dall’odierno ricorrente. E’ pertanto palesemente infondata la censura di omesso esame del reddito documentato in giudizio così come palesemente infondata risulta la censura relativa alla pretesa omissione della motivazione sul punto. Altrettanto infondate sono le censure di nullità della sentenza per mancanza di motivazione quanto alla quantificazione dell’assegno di mantenimento da imporre al genitore non convivente, quantificazione che trova la sua giustificazione nella sentenza della Corte distrettuale, con esplicito riferimento all’esigenza di parametrare il contributo al mantenimento del figlio alle capacità economiche del genitore, in modo da garantire al figlio un tenore di vita che sia congruo alle potenzialità economiche dei genitori. La censura relativa al preteso vizio di ultrapetizione è anche essa infondata perché la determinazione del contributo deve essere valutata nel suo complessa> costituito dalla somma da versare mensilmente e dall’obbligo di sostenere le spese straordinarie in una misura che spetta al giudice di determinare avuto riguardo anche all’ammontare del contributo in misura fissa. Infine la censura di omessa motivazione quanto alle spese è inammissibile dovendo il giudice attenersi al criterio della soccombenza, seguito pienamente in primo grado. mentre l’accoglimento parziale dell’appello ha giustificato la compensazione in relazione al complessivo esito del giudizio di merito e cioè l’accoglimento della richiesta della P. di quantificare il contributo al mantenimento del figlio da parte del G. in misura superiore a quanto da lui irregolarmente corrisposto sino alla proposizione del giudizio.
6. Il primo motivo del ricorso incidentale è inammissibile in quanto attiene a valutazioni di merito circa l’avvenuta riduzione dell’assegno rispetto alle quali la Corte di appello ha fornito già una adeguata motivazione.
7. Per ciò che concerne il secondo motivo del ricorso incidentale va chiarito che la previsione dell’obbligo di sostenere le spese straordinarie viene riferita nella motivazione della Corte di appello alle spese mediche e di istruzione ma, come la dizione del dispositivo chiarisce, tale indicazione ha un carattere esemplificativo essendo la decisione riferibile alle spese straordinarie in generale.
8. Va pertanto rigettato il ricorso principale e il primo motivo di quello incidentale mentre il secondo motivo del ricorso incidentale deve essere respinto con correzione della motivazione secondo quanto chiarito al punto precedente.
9. Le spese del giudizio di cassazione devono essere compensate per metà in considerazione dell’esito del giudizio e delle ragioni della decisione.Il ricorrente principale va condannato al pagamento della metà residua.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso principale e quello incidentale. Compensa per metà le spese del giudizio di cassazione e pone a carico del ricorrente principale la quota residua delle spese processuali, liquidate per l’intero in 5.200 euro, di cui 200 per spese. Dispone che in caso di diffusione del presente provvedimento siano emesse le generalità e gli altri dati identificativi a norma dell’art. 52 del decreto legislativo n. 196/2003.

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