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Lo sai che? Pubblicato il 25 febbraio 2016

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Lo sai che? Se il padre non fa visita ai figli perde l’affidamento

> Lo sai che? Pubblicato il 25 febbraio 2016

Affidamento esclusivo nel caso in cui uno dei due genitori non rispetti le visite ai minori concordate con l’ex e prestabilite dal giudice.

Il genitore che non va a trovare i figli ne perde l’affidamento. Se è vero che, nel nostro ordinamento, la regola è quella dell’affidamento condiviso dei minori a entrambi i coniugi che si separano, è anche vero che il genitore non deve macchiarsi di colpe gravi nei confronti della prole: tale sarebbe, per esempio, il comportamento di chi salti le visite coi figli concordate con l’ex o prestabilite dalla sentenza del giudice della separazione o del divorzio. In tali casi, quindi, ben può il tribunale commutare l’affidamento da “condiviso” ad esclusivo, in favore cioè del coniuge presso cui la prole è stata collocata. È questo l’orientamento espresso dal Tribunale di Caltanissetta con una recente sentenza [1].

È chiaro, tuttavia, che se le visite vengono rese difficili o impossibili non per la negligenza del soggetto obbligato a rispettarle, ma a causa del comportamento ostruzionistico dell’altro genitore – che mette i figli contro l’ex coniuge, istigandone l’odio e l’intolleranza – allora le sorti si invertono e a perdere l’affidamento è chi vive coi minori. Tale questione porta con sé quella della cosiddetta PAS, ossia la sindrome di alienazione genitoriale. Una recente sentenza che si è occupata del tema è quella emessa dal Tribunale di Cosenza, poi confermata in secondo grado dalla Corte di Appello di Catanzaro: i giudici calabresi hanno revocato l’affidamento condiviso nei confronti di una donna che aveva ripetutamente denigrato il padre agli occhi del figlio, fino a farne risultare una figura mostruosa, al fine di recidere il legame affettivo tra i due.

L’affidamento dei minori a entrambi i genitori (cosiddetto affidamento condiviso) è, a seguito di una recente riforma, la regola a cui il giudice deve sempre adeguarsi in ogni ipotesi di separazione dei genitori. Salvo, però, che ciò confligga con l’interesse del minore. Non sono le colpe che il coniuge ha nei confronti dell’ex a escludere l’affidamento condiviso (per esempio: chi abbia più volte tradito la moglie può anche essere un ottimo padre), ma quelle nei confronti della prole. Così facendo – si legge nella sentenza – “si è voluto definitivamente porre al centro l’interesse superiore del minore a mantenere rapporti con entrambi i genitori (…), in modo tale che le decisioni giudiziali che lo riguardano tengano conto, per quanto possibile, dell’esigenza di salvaguardare tale fondamentale diritto”. Sicché – conclude il Tribunale – alla regola dell’affidamento condiviso dei figli si può derogare “solo ove la sua applicazione risulti contraria all’interesse del minore [2].

Nel caso in esame, l’uomo aveva violato l’obbligo di mantenimento e (cosa “ancor più rilevante”) non aveva rispettato il regime delle visite, così ledendo il “primario diritto dei figli minori a mantenere rapporti continuativi con entrambi i genitori”. Inoltre, “a fronte di asserite condotte impeditive” della moglie, non aveva fatto ricorso agli strumenti predisposti dall’ordinamento a tutela dei propri interessi e dei diritti della prole. In pratica, l’uomo era stato tacitamente accondiscendente agli ostacoli frapposti dall’ex alla frequentazione del papà coi bambini, non facendo valere le proprie ragioni innanzi al tribunale per censurare il comportamento della moglie e ottenere la rimozione degli ostacoli al suo diritto di visita. Per queste ragioni, i figli sono stati affidati in via esclusiva alla madre.

note

[1] Trib. Caltanissetta, sent. del 30.12.2015.

[2] Art. 337-quater cod. civ.

Autore immagine: 123rf com

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

IL TRIBUNALE DI CALTANISSETTA

SEZIONE CIVILE

composto dai sigg.ri Magistrati

Calogero Domenico Cammarata Presidente

Gregorio Balsamo Giudice

dr.ssa Rossella Vittorini Giudice

dei quali il secondo relatore ed estensore, riunito in camera di con-

siglio ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nella causa iscritta al n. 1796/13 del Ruolo Generale degli Affari ci-

vili contenziosi vertente

TRA

(A), nata a … il …, elettivamente domiciliata in …, viale … n. … ,

presso lo studio dell’avv. …, che la rappresenta e difende giusta

procura a margine del ricorso introduttivo;

RICORRENTE

CONTRO

(B), nato a … l’…, elettivamente domiciliato in …, c.da … n. .., pres-

so lo studio dell’avv. …, che lo rappresenta e difende per procura in

calce alla comparsa di costituzione e risposta;

RESISTENTE

E CON L’INTERVENTO

del Pubblico Ministero

Tribunale di Caltanissetta

INTERVENIENTE NECESSARIO

OGGETTO: separazione giudiziale.

CONCLUSIONI DELLE PARTI: all’udienza del 23 settembre 2015

le parti concludevano come da verbale in pari data, al quale si rin-

via.

MOTIVI DELLA DECISIONE

  1. Con ricorso regolarmente notificato nel settembre 2013, (A)

conveniva in giudizio (B) esponendo:

– di aver contratto matrimonio con il predetto (B) a … in data … e

che detto matrimonio era stato trascritto dall’Ufficiale dello Stato

Civile del suddetto Comune con atto n. .., parte .., serie .., volume ..

dell’anno …;

– che dalla loro unione sono nati tre figli, … (…, …), … (…, …) e

… (…, …), quest’ultima data alla luce nelle more del presente pro-

cedimento;

– che il rapporto tra i coniugi si è progressivamente deteriorato

per insanabili contrasti ed incomprensioni determinate dal carattere

del resistente, che non è mai riuscito a reperire una stabile attività

lavorativa per provvedere alle esigenze della famiglia;

– che, da ultimo, è venuta a conoscenza del fatto che il marito non

pagava da mesi il canone di locazione della casa familiare né le

utenze domestiche, subendo, per tali ragioni, uno sfratto per moro-

sità che la costringeva a trasferirsi temporaneamente presso l’abita-

zione dei propri genitori insieme ai figli, mentre il (B) si trasferiva

presso la di lui madre;



– che nel corso della convivenza si sono verificati anche degli epi-

sodi di violenza da parte del marito nei suoi confronti, tuttavia mai

denunciati.

Chiedeva, pertanto, che venisse pronunziata la separazione per-

sonale di essi coniugi, che venisse disposto l’affidamento condiviso

dei figli, con regolazione del regime delle visite, e con previsione, a

carico del resistente, di un assegno di mantenimento per sé e per i

figli nella misura di € 500,00, oltre al pagamento del canone di loca-

zione di altra abitazione, con ripartizione al 50% delle spese straor-

dinarie di mantenimento dei figli.

Si costituiva in giudizio il resistente, il quale rappresentava di

aver cercato di far fronte alle esigenze familiari nonostante la preca-

rietà del proprio impiego, finché non è sopraggiunto un definitivo

stato di disoccupazione. Negava inoltre di avere assunto compor-

tamenti violenti nei confronti della moglie, imputando piuttosto a

quest’ultima la volontà di porre fine all’unione coniugale.

Concludeva chiedendo che venisse disposta la separazione, l’af-

fidamento condiviso dei figli, con regolazione del regime delle visi-

te, e che fosse posto a carico della ricorrente l’obbligo di versare nei

suoi confronti la somma mensile di € 200,00 a titolo di mantenimen-

to, finché non avrebbe trovato una stabile occupazione.

Veniva, quindi, esperito, con esito negativo, il prescritto tentativo

di conciliazione dinanzi al Presidente del Tribunale, cui seguiva in

data 5 dicembre 2013, la pronunzia dei provvedimenti temporanei

ed urgenti.

Con successiva memoria integrativa la ricorrente esponeva che il

marito ometteva di contribuire economicamente al mantenimento

proprio e dei figli e non rispettava il regime delle visite stabilito con

l’ordinanza del 5 dicembre 2013, giungendo persino ad interromper-

le, e chiedeva l’addebito della separazione in capo al resistente e la

modifica dell’ordinanza presidenziale nella parte in cui non preve-

deva la corresponsione di alcuna somma da parte del (B) a titolo di

mantenimento per la moglie.

Il resistente contestava quanto dedotto da controparte, specifi-

cando di aver potuto adempiere solo in parte all’obbligo di mante-

nimento a causa del proprio stato di disoccupazione, e di non aver

potuto effettuare con regolarità le visite ai figli anche a causa dell’at-

teggiamento ostile della moglie. Proponeva, dunque, di modificare

l’ordinanza presidenziale prevedendo in capo allo stesso l’obbligo di

versare la somma di € 200,00 mensili per il mantenimento della mo-

glie e dei figli fino a maggio 2014, e di € 300,00 per i mesi successivi.

La ricorrente, in memoria ex art. 183 comma 6 n. 1 c.p.c., insisteva

in quanto dedotto e chiedeva che venisse dichiarata la decadenza o

la limitazione della responsabilità genitoriale del resistente, alla luce

delle omissioni in cui lo stesso era incorso.

In memoria conclusionale, ancora, la (A), stante il perdurare delle

dette inadempienze, chiedeva l’affidamento esclusivo dei figli, con

ammonimento del marito, risarcimento dei danni conseguenti e

condanna del (B) al pagamento di una sanzione pecuniaria.

Nelle more del procedimento per separazione veniva proposto

dalla ricorrente ricorso ex art. 709 ter c.p.c. che si concludeva con

l’ammonimento del (B).

Quindi, all’udienza del 23 settembre 2015, le parti precisavano le

rispettive conclusioni ai sensi dell’art. 189 c.p.c. e la causa veniva

rimessa al Collegio, con l’assegnazione dei termini di rito per il de-

posito delle comparse conclusionali e delle memorie di replica.

Il Pubblico Ministero concludeva successivamente non opponen-

dosi all’accoglimento del ricorso.

  1. Ciò premesso, va senz’altro accolta la domanda principale,

avente ad oggetto la pronunzia di separazione personale dei coniu-

gi, giacché gli elementi desumibili dagli atti processuali, ed in parti-

colare l’esito negativo del tentativo di conciliazione ed il tenore stes-

so delle allegazioni delle parti offrono la prova del fatto che tra i co-

niugi si è verificata una situazione di incompatibilità tale da impe-

dire una comunanza di vita fondata sull’affectio coniugalis e sulla re-

ciproca assistenza, di tal che ricorrono senz’altro le condizioni per

pronunciare la separazione.

Risulta, inoltre, che i coniugi vivono ormai stabilmente separati

tra loro, laddove appunto tale circostanza contrasta oggettivamente

con quel consortium omnis vitae che costituisce presupposto essenzia-

le del rapporto di coniugio.

  1. In merito alla domanda di addebito della separazione proposta

dalla ricorrente, si osserva che, secondo costante giurisprudenza di

legittimità, essa va proposta dal ricorrente in seno al ricorso intro-

duttivo del giudizio, sicché qualora la stessa venga avanzata nella

fase dinanzi al Presidente del Tribunale o in un momento ancora

successivo ad essa, soggiace alla sanzione dell’inammissibilità, per-

ché introduce, nell’originario contenzioso, un nuovo tema d’indagi-

ne, non rappresentando mera deduzione difensiva o semplice svi-

luppo logico della contesa instaurata con la domanda di separazio-

ne (cfr. Cass. 11305/07).

Nella fattispecie in esame deve rilevarsi che la (A) non ha avanza-

to alcuna esplicita domanda di addebito della separazione in ricorso

introduttivo, domanda che è stata invece compiutamente e inequi-

vocabilmente articolata solamente nella memoria integrativa succes-

siva alla fase presidenziale.

Alla luce dei principi sopra richiamati, dunque, la domanda in

parola va dichiarata inammissibile.

4.1. Venendo all’esame delle questioni inerenti l’affidamento dei

figli della coppia, è anzitutto necessario verificare la sussistenza dei

presupposti per giungere ad una pronuncia di decadenza o di limi-

tazione della responsabilità genitoriale del (B) richiesta dalla (A).

Sul punto il codice civile prevede, all’art. 330, che il giudice può

pronunziare la decadenza dalla responsabilità genitoriale quando il

genitore viola o trascura i doveri ad essa inerenti o abusa dei relativi

poteri con grave pregiudizio del figlio. Il successivo art. 333 c.c., in-

vece, prevede la possibilità di adottare i provvedimenti ritenuti più

convenienti nel caso in ci la condotta tenuta dal genitore non sia tale

da dar luogo alla decadenza, ma appare comunque pregiudizievole

al figlio.

Dall’esame delle disposizioni codicistiche menzionate si ricava

che il legislatore ha ancorato la possibilità per il giudice di adottare i

provvedimenti in esame alla ricorrenza di un duplice presupposto:

da un lato la violazione, da parte del genitore, dei doveri connessi

alla responsabilità genitoriale o l’abuso dei relativi poteri e, dall’al-

tro lato, il pregiudizio per il figlio.

Orbene, in merito al caso di specie, questo Collegio ritiene che

non sussistano, allo stato, i presupposti per disporre né la decaden-

za né la limitazione della responsabilità genitoriale in capo al resi-

stente.

Di preminente rilievo appare la relazione trasmessa dal Consul-

torio Familiare di …, dalla quale si evince che il (B), nei riguardi dei

figli più grandi, pone in atto una frequentazione «non funzionale

per tempi e modalità all’instaurarsi di un rapporto solido e duratu-

ro», mentre con la piccola … «non ha potuto instaurare una relazio-

ne padre-figlia adeguata», anche a causa delle difficoltà insorte al

momento della visita presso la casa di abitazione della ricorrente, in

cui era presente anche il suo attuale compagno.

Ciononostante, la psicologa incaricata dell’osservazione ha con-

cluso che la relazione genitori – figli «non ha evidenziato profili

problematici».

In conclusione, sebbene risulti appurata, anche all’esito del sub-

procedimento ex art. 709 ter c.p.c., una “superficialità nei rapporti”

del (B) (questo il termine adoperato dallo specialista del Consulto-

rio), tale per cui lo stesso non ha rispettato il regime delle visite di

cui all’ordinanza presidenziale, non appaiono sussistere, allo stato,

pregiudizi per i figli tali da giustificare l’adozione di uno dei prov-

vedimenti richiesti.

4.2. Quanto alla domanda concernente l’affidamento esclusivo

dei minori avanzata dalla ricorrente, mette conto rammentare che

l’affidamento condiviso dei figli minori ad entrambi i genitori è

previsto nel nostro sistema come il regime ordinario regolante i

rapporti intercorrenti tra genitori e figli a seguito dell’adozione di

provvedimenti relativi alla separazione giudiziale dei coniugi.

Tale dato appare tanto più confermato ove si tenga conto della ri-

forma introdotta con d.lgs. 28 dicembre 2013, n. 154 (contenente la

“revisione delle disposizioni vigenti in materia di filiazione”), a seguito

della quale è stato inserito il nuovo Capo II, Titolo IX, Libro I del

codice civile.

Tra le norme di nuova introduzione si segnala l’art. 337 ter c.c., il

quale ribadisce, al suo primo comma, il diritto del figlio minore a

“mantenere un rapporto equilibrato e continuativo ciascuno dei genitori, di

ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambi e di

conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di cia-

scun ramo genitoriale”, invitando il giudice, al suo secondo comma, a

valutare “prioritariamente” la possibilità dell’affidamento dei figli

minori ad entrambi i genitori.

Di particolare importanza appare il fatto che il legislatore abbia

voluto raggruppare tutte le disposizioni concernenti i provvedimen-

ti in materia di esercizio della “responsabilità genitoriale” (termine

che sostituisce la precedente dicitura “potestà genitoriale”, rimar-

cando la sussistenza di precisi obblighi in capo ai genitori nei ri-

guardi dei figli) in un unico Capo applicabile ai procedimenti in ma-

teria di separazione, scioglimento, cessazione degli effetti civili, an-

nullamento, nullità del matrimonio ed a quelli relativi ai figli nati

fuori del matrimonio. Ed invero, tramite tale espediente si è voluto

definitivamente porre al centro l’interesse superiore del minore a

mantenere rapporti con entrambi i genitori (senza dare alcun pre-

minente peso allo status di figlio legittimo o meno dello stesso), in

modo tale che le decisioni giudiziali che lo riguardano tengano con-

to, per quanto possibile, dell’esigenza di salvaguardare tale fonda-

mentale diritto.

Si osserva altresì che alla menzionata regola dell’affidamento

condiviso dei figli può derogarsi solo ove la sua applicazione risulti

contraria all’interesse del minore (come sancito dall’art. 337 quater

c.c.).

Orbene, per quanto di interesse, si rileva che gli inadempimenti

in cui è incorso il resistente, appurati anche nel corso del più volte

menzionato subprocedimento ex art. 709 ter c.p.c., si appalesano

come particolarmente rilevanti. Ed invero, oltre al volontario ina-

dempimento dell’obbligo di mantenimento (avendo il (B) manifesta-

to anche in udienza la propria disponibilità a versare alla moglie la

somma minima di € 400,00 mensili, salvo poi non dar corso a quan-

to stabilito dall’ordinanza del Presidente del Tribunale), ancor più

rilevante appare il mancato rispetto del regime delle visite, lesivo

del primario diritto dei figli minori a mantenere rapporti continua-

tivi con entrambi i genitori.

Si osserva inoltre che le motivazioni addotte dal resistente, se-

condo il quale sarebbe stata la moglie ad impedire, nei fatti, lo svol-

gimento degli incontri, oltre ad essere rimaste del tutto sfornite di

prova, non possono ritenersi tali da giustificare il diradarsi degli in-

contri descritto dalla ricorrente (secondo cui il (B), dal dicembre

2013 al marzo 2014 avrebbe incontrato i figli solo in due occasioni) e

che non è stato oggetto di contestazione.

A ciò si aggiunga che, anche qualora le accuse mosse dal resisten-

te alla controparte fossero risultate provate, non risulta che il (B),

pur a fronte di asserite condotte impeditive tanto gravi, si sia attiva-

to ricorrendo agli strumenti a tutela dei propri interessi e dei diritti

dei figli predisposti dall’ordinamento.

Di contro, la ricorrente appare maggiormente idonea all’esercizio

della responsabilità genitoriale, essendo la stessa ad occuparsi, con

l’aiuto della propria famiglia di origine, della cura e del manteni-

mento dei figli e non avendo il Consultorio Familiare rilevato critici-

tà inerenti la sua persona ed il suo rapporto con i minori.

Per tali motivi, la domanda proposta dalla ricorrente di affida-

mento esclusivo alla stessa dei figli minori appare meritevole di ac-

coglimento.

Per le stesse ragioni, è opportuno attribuire alla medesima (A) il

compito di adottare in via esclusiva le decisioni di maggiore interes-

se per i figli, fermo restando il diritto/dovere del (B) di vigilare sul-

la loro istruzione ed educazione e la possibilità per lo stesso di ricor-

rere al giudice quando ritenga che siano state assunte decisioni per

gli stessi pregiudizievoli.

4.3. Per ciò che attiene al regime relativo alle modalità di frequen-

tazione tra i minori ed il resistente, si ritiene che le disposizioni con-

tenute nell’ordinanza del Presidente del Tribunale del 5 dicembre

2013 possano trovare conferma nei riguardi di … e di ….

Riguardo alla piccola …, invece, si osserva che il Consultorio Fa-

miliare, nella relazione trasmessa il 26 marzo 2015, alla luce dell’as-

senza di rapporto tra la stessa ed il padre, ha suggerito di prevede-

re, per i relativi incontri, «una modalità che, gradualmente, permet-

ta al signor (B) di trascorrere del tempo con la bambina».

Alla luce di tali considerazioni, tenuto conto del superiore inte-

resse della minore ad uno sviluppo equilibrato, anche dal punto di

vista dei rapporti con i genitori, e nell’ottica di un loro progressivo

sviluppo (sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo), ritiene

il Collegio opportuno, allo stato, disporre che gli incontri tra … e il

padre avvengano in “ambiente protetto” presso il competente Con-

sultorio Familiare, secondo le modalità e i tempi che la medesima

struttura riterrà più opportuni in relazione all’età e alle esigenze del-

la minore.

  1. Per quanto infine attiene ai rapporti patrimoniali tra i coniugi,

si rileva anzitutto che, contrariamente a quanto sostenuto dalla ri-

corrente, con l’ordinanza presidenziale del 5 dicembre 2013 è stato

disposto l’obbligo per il resistente di versare la complessiva somma

di € 400,00 mensili, comprensivi del mantenimento della ricorrente.

Ed invero, sebbene nel dispositivo sia stato indicato, per un mero

errore materiale, che a tale versamento il (B) è tenuto solo a titolo di

mantenimento dei figli minori, tuttavia nel corpo della motivazione

del provvedimento è esplicitato che la somma anzidetta è compren-

siva del mantenimento non solo dei figli, ma anche della moglie,

nella misura di € 100,00 ciascuno.

Circa la determinazione della misura del mantenimento, non

possono trovare accoglimento le proposte di modifica articolate dal-

le parti.

Si rileva infatti che né la ricorrente ha fornito la prova della per-

cezione, da parte del marito, di redditi tali da consentirgli di soste-

nere un onere più gravoso, né il resistente può ottenere una ridu-

zione, avuto riguardo alla somma minima di € 400,00 che lo stesso si

è detto disposto a versare, come risultante dal verbale di udienza

del 16 aprile 2014 (debitamente sottoscritto dal (B)) nel corso del

subprocedimento ex art. 709 ter c.p.c.

Per i suesposti motivi si ritiene che possano trovare integrale

conferma le statuizioni al riguardo disposte dall’ordinanza presi-

denziale.

  1. Vanno infine dichiarate inammissibili, in questa sede, le do-

mande di risarcimento danni e condanna di controparte al paga-

mento di una sanzione pecuniaria avanzate dalla ricorrente, essen-

do le stesse proponibili solo nel contesto di un nuovo e separato

subprocedimento ex art. 709 ter c.p.c.

7.1. Avuto riguardo al complessivo esito del giudizio, caratteriz-

zato dal rigetto di reciproche domande, si ritengono sussistere gravi

motivi per disporre la compensazione integrale delle spese di lite tra

le parti.

7.2. Con riguardo al subprocedimento ex art. 709 ter c.p.c., do-

vendosi a questo punto provvedere alla statuizione in ordine alle

spese di lite, rimessa all’esito del giudizio di merito, in applicazione

del principio della soccombenza, esse – liquidate nella misura indi-

cata in dispositivo, tenuto conto del valore della controversia e

dell’attività in concreto svolta nelle varie fasi del giudizio, alla luce

dei parametri di cui al DMG 55/2014 – vanno poste a carico di (B).

P.Q.M.

Il Tribunale, come sopra composto, uditi i procuratori delle parti co-

stituite ed il Pubblico Ministero; ogni contraria istanza, eccezione e

difesa disattesa; definitivamente pronunciando;

1) pronunzia la separazione personale dei coniugi (A), nata a … il

…, e (B), nato a … l’…, i quali hanno contratto matrimonio in …

il giorno …, trascritto nel Registro degli Atti di Matrimonio del

Comune di … dell’anno … al n. .., parte .., serie .., volume ..;

2) dichiara inammissibile la domanda di addebito avanzata da (A);

3) rigetta la domanda di decadenza o di limitazione della respon-

sabilità genitoriale del (B) articolata dalla ricorrente;

4) affida i figli minori della coppia, … (…, …), … (…, …) e … (…, …),

in via esclusiva, alla madre (A), attribuendo alla medesima il

compito di adottare in via esclusiva le decisioni di maggiore in-

teresse per i figli;

5) dispone che gli incontri tra la minore … ed il padre (B) avvenga-

no in “ambiente protetto” presso il Consultorio Familiare di …,

secondo le modalità e i tempi che i Servizi Sociali del Comune di

… riterranno più opportuni in relazione all’età e alle esigenze

della minore;

6) conferma, per il resto, le condizioni contenute nell’ordinanza re-

sa dal Presidente del Tribunale di Caltanissetta in data 5 dicem-

bre 2013;

7) dichiara inammissibili le domande di risarcimento danni e con-

danna di controparte al pagamento di una sanzione pecuniaria

avanzate dalla ricorrente;

8) compensa integralmente tra le parti le spese di lite relative al

presente giudizio;

9) condanna (B) a rifondere a (A) le spese processuali da questa so-

stenute nell’ambito del subprocedimento ex art. 709 ter c.p.c., che

si liquidano in € 1.617,50, oltre I.V.A., C.P.A. e rimborso spese

forfettarie nella misura del 15%, come per legge, disponendone il

pagamento in favore dell’Erario.

Così deciso in Caltanissetta, nella camera di consiglio della Sezione

Civile del Tribunale, il 18 dicembre 2015.

Il Presidente

Il Giudice Estensore Calogero Domenico Cammarata

Gregorio Balsamo

Depositato il 30 dicembre 2015

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