Alunno cade nella palestra del giardino esterno: chi paga?
Lo sai che?
25 Feb 2016
 
L'autore
Redazione
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Alunno cade nella palestra del giardino esterno: chi paga?

Risarcimento del danno: anche se l’area è di proprietà del Comune, gli insegnanti restano guardiani dei ragazzi e, pertanto, il ministero è costretto a pagare il risarcimento del danno.

 

Se l’alunno si infortuna durante l’orario di educazione fisica nella palestra esterna all’Istituto scolastico di proprietà del Comune, a risarcire resta sempre la scuola e il Ministero dell’Istruzione. Questo perché, anche nelle aree poste al di fuori dell’edificio non cessa l’obbligo di vigilanza e custodia degli insegnanti. Essi, dunque, restano responsabili degli eventuali infortuni occorsi ai ragazzi. È quanto chiarito poche ore fa dalla Cassazione [1].

 

 

La vicenda

Un ragazzo, durante l’ora di ginnastica, mentre si trovava negli spogliatoi dei locali adibiti dall’istituto a palestra, scivolava a causa del pavimento bagnato, sbattendo la bocca per terra e lesionandosi alcuni denti. Il ministero dell’Istruzione si difendeva osservando che l’infortunio era stato causato dal pavimento bagnato e che, tuttavia, la colpa era da addebitare al Comune in quanto proprietario dell’edificio e non alla scuola. Dopo due gradi di giudizio che vedeva i genitori dello studente soccombenti, la Cassazione ha capovolto l’esito del giudizio.

 

 

La responsabilità è sempre della scuola

All’atto dell’iscrizione dello studente presso la scuola si crea un vero e proprio “contratto” che prevede un dovere di sorveglianza sugli alunni da parte del personale scolastico (insegnanti, presidi, bidelli e chiunque si trovi a sorvegliare i giovani all’occorrenza). La scuola, pertanto, è tenuta a vigilare sulla sicurezza e sull’incolumità dell’alunno e, di conseguenza, anche sull’idoneità dei luoghi in cui tale vigilanza si svolge.

Tanto per fare un esempio, sarebbe ugualmente responsabile la scuola se portasse i ragazzi a fare ginnastica in un luogo pericoloso perché pieno di vetri e chiodi arrugginiti; non potrebbe certo discolparsi assumendo di non essere lei la proprietaria del luogo.

 

Lo stesso principio, quindi, va applicato nel caso in cui il danno al minore derivi da uno stato pericoloso del locale di pertinenza della scuola durante lo svolgimento dell’attività scolastica. Non si può, in tali circostanze, parlare infatti di un evento eccezionale e imprevedibile, in presenza del quale soltanto viene esclusa la responsabilità della scuola. È tutt’altro che imprevedibile un giardino pieno di ferri e chiodi o uno spogliatoio in cui il pavimento sia scivoloso.

 

Non rileva quindi la circostanza che gli spogliatoi non siano all’interno della scuola, ma in un centro polisportivo gestito dal Comune, salvo che la scuola provi l’assoluta mancanza di potere di ingerenza o di intervento sul bene pericoloso. La scuola deve, comunque, sottoporre a vigilanza i locali adibiti a spogliatoio prima di consentirne l’uso agli alunni: la loro giovanissima età deve indurre gli insegnanti ad adottare le opportune cautele preventive indipendentemente da qualsiasi segnalazione di pericolo da parte degli stessi.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 10 novembre 2015 – 25 febbraio 2016, n. 3695
Presidente Chiarini – Relatore Pellecchia

Svolgimento del processo

1. Nel 2006, L.F. e C.M.P. , nella qualità di esercenti la potestà genitoriale sulla minore L.A. , convennero in giudizio il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, per ottenere la condanna al risarcimento dei danni patiti dalla minore, allora tredicenne, in conseguenza dell’infortunio a lei occorso nel 2002 alla fine dell’ora di educazione fisica presso la Scuola media a cui era iscritta, che quantificavano in Euro 11.500,00. Esposero che la figlia, mentre si trovava negli spogliatoi dei locali adibiti dalla scuola a palestra per cambiarsi dopo la lezione di educazione fisica, era scivolata a causa del pavimento bagnato sbattendo la bocca ed in particolare i due incisivi superiori, riportando postumi invalidanti permanenti del 2%, per la rottura di un elemento dentale.
Si difese il Ministero chiedendo il rigetto della domanda ed osservando che non erano state allegate violazioni dei doveri di sorveglianza, nel caso non esercitabili in forma continuativa perché la caduta della fanciulla era avvenuta nei servizi igienici; che, inoltre, la circostanza che il pavimento fosse bagnato avrebbe al più

Mostra tutto

[1] Cass. sent. n. 3695/16 del 25.02.16.

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 


Download PDF SCARICA PDF
 
 
Commenti