Comunicazione dei dati del conducente: spetta al vecchio proprietario
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25 Feb 2016
 
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Comunicazione dei dati del conducente: spetta al vecchio proprietario

Multe: in caso di vendita dell’automobile, il nuovo proprietario non deve fornire alle autorità i dati della patente dell’effettivo conducente.

 

L’obbligo di comunicare i dati dell’effettivo conducente spetta a chi era proprietario dell’auto al momento dell’infrazione stradale; pertanto, nel caso in cui, dopo la violazione del codice della strada, venga venduto il veicolo e la multa inviata al nuovo intestatario, non è quest’ultimo a dover comunicare i dati della patente del conducente, ma il vecchio proprietario. A chiarirlo è la Cassazione con una sentenza pubblicata ieri [1].

 

Per capirci meglio, facciamo un esempio concreto. Il 1° gennaio 2016, Tizio commette un’infrazione stradale che non gli viene notificata immediatamente (il caso tipico è quello dell’autovelox). Il 1° febbraio Tizio vende l’auto a Caio. Il 1° marzo Caio riceve la multa per la violazione commessa da Tizio (come noto, la multa deve essere notificata al proprietario del mezzo entro 90 giorni dall’illecito). Nella stessa busta della multa, è contenuto l’invito, rivolto al proprietario del mezzo, a fornire i dati dell’effettivo conducente al momento della violazione del codice della strada.

Il dubbio che i giudici si sono posti è il seguente: a dover fornire tale comunicazione è Tizio o Caio?

 

Dopo un primo momento di incertezza (in primo e secondo grado, infatti, il magistrato ha ritenuto che all’obbligo fosse tenuto il nuovo titolare del mezzo), la Cassazione ha chiarito la propria posizione: non è il nuovo proprietario dell’auto che deve collaborare con le autorità per consentire il taglio dei punti-patente a chi era alla guida del veicolo per l’infrazione commessa prima che la vettura diventasse sua. E ciò anche se, al momento della notifica della multa, è lui che risulta proprietario del veicolo. L’obbligo di comunicare alle autorità i dati di chi ha commesso la violazione sorge dalla necessità di collaborare con l’amministrazione, ma soltanto il proprietario del veicolo è responsabile della circolazione del terzo sul proprio mezzo. Pertanto, solo chi risulta proprietario del veicolo al momento dell’infrazione può risponderne. Deve dunque escludersi che sia l’acquirente a dover ottemperare all’invito proveniente dalle autorità, anche solo per fare presente di non essere in grado di fornire i dati richiesti.

 

L’obbligo di comunicare i dati dell’effettivo conducente ricade dunque sul precedente proprietario del mezzo cui le autorità devono inviare l’invito: non può farlo il nuovo intestatario solo a causa dell’errore della polizia nella consultazione dei pubblici registri. E ciò perché il nuovo proprietario non può essere considerato legittimo destinatario dell’invito a comunicare le generalità della persona al volante al momento dell’eccesso di velocità rilevato. Egli, insomma, non è responsabile per condotte poste in essere da altri soggetti. D’altronde il nuovo proprietario non può essere onerato di un qualsiasi obbligo per una violazione commessa quando il mezzo non era nella disponibilità dello stesso. Ne consegue che anche nell’ipotesi di omessa risposta il nuovo proprietario non può essere sanzionato.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 16 dicembre 2015 – 24 febbraio 2016, n. 3655
Presidente Bucciante – Relatore Matera

Svolgimento del processo

C.C. proponeva opposizione avverso il verbale dell’8-11-2008, con il quale gli agenti della Polizia Provinciale di Bologna gli avevano contestato la violazione dell’art. 126 bis c.d.s., per avere omesso di comunicare le generalità del conducente dell’auto di sua proprietà incorso, il 7-7-2008, nella violazione dell’art. 142 comma 8 d.lgs. n. 285/1992. L’opponente deduceva di avere acquistato la vettura il 30-7-2008 e, quindi, in epoca successiva alla commissione dell’infrazione.
Nel costituirsi, la Provincia di Bologna sosteneva la sussistenza dell’obbligo di comunicazione, anche se negativa, stante la sua autonomia rispetto all’accertamento della violazione presupposta.
Con sentenza in data 12-3-2010 il Giudice di Pace accoglieva l’opposizione e condannava la Provincia di Bologna al pagamento delle spese di giudizio e per lite temeraria ex art. 96 c.p.c..
Avverso la predetta decisione proponeva appello la Provincia di Bologna.
Con sentenza in data 7-6-2012 il Tribunale di Bologna accoglieva il gravame, confermando la legittimità del verbale impugnato. Il giudice di appello

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[1] Cass. sent. n. 3655/16 del 24.02.2016.

 


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