Macchinari non moderni: non sempre il datore è responsabile per l’infortunio
Lo sai che?
27 Feb 2016
 
L'autore
Maria Monteleone
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Macchinari non moderni: non sempre il datore è responsabile per l’infortunio

Il datore di lavoro deve garantire sempre elevati standard di sicurezza sul luogo di lavoro ma i macchinari non devono necessariamente essere di ultima generazione: interessante sentenza della Cassazione sulla responsabilità del datore per gli infortuni dei dipendenti.

 

Il datore di lavoro è tenuto ad utilizzare in azienda gli strumenti più moderni per garantire il massimo livello di sicurezza per i lavoratori; tuttavia non si può pretendere l’immediata sostituzione con gli impianti più nuovi in quanto si devono considerare i tempi e i costi necessari. Ciò presuppone ovviamente che i macchinari preesistenti, anche se non di ultima generazione, siano già idonei a garantire un elevato standard di sicurezza. È quanto affermato da una recente sentenza della Cassazione [1], interessante per i principi affermati in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro e di responsabilità del datore per gli infortuni più o meno gravi dei dipendenti.

 

 

Sicurezza tecnologica dei macchinari e delle attrezzature da lavoro

In materia di infortuni sul lavoro, è onere dell’imprenditore adottare nell’impresa tutti i più moderni strumenti che offre la tecnologia per garantire la sicurezza dei lavoratori.

 

La legge [2] prevede infatti che le macchine e le attrezzature devono possedere tutti i possibili requisiti di sicurezza per evitare infortuni. Tale principio non deve però intendersi astrattamente assoluto ma occorre considerare la sua applicazione pratica e i costi e tempi di sostituzione degli impianti. Difatti, secondo i giudici, qualora la ricerca e lo sviluppo delle conoscenze portino alla individuazione di tecnologie più idonee a garantire la sicurezza, non è possibile pretendere che l’imprenditore proceda ad un’immediata sostituzione delle tecniche precedentemente adottate con quelle più recenti e innovative, dovendosi pur sempre procedere ad una complessiva valutazione sui tempi, modalità e costi dell’innovazione, purché, ovviamente, i sistemi già adottati siano comunque idonei a garantire un livello elevato di sicurezza.

 

Responsabilità del datore di lavoro per l’infortunio del dipendente

L’infortunio del lavoratore (lesioni o morte) non può essere imputato alla responsabilità del datore di lavoro quando si verifica per un comportamento negligente del lavoratore stesso o comunque per un comportamento anomalo rispetto alle mansioni affidate.

In queste ipotesi, infatti, trattandosi di comportamenti imprevedibili, il datore, pur adempiendo a tutti gli obblighi di sicurezza, non avrebbe potuto fare nulla per prevenirli o evitarli.

 

Si tratta di una regola più volte affermata dalla giurisprudenza [3].

Il datore di lavoro, destinatario delle norme antinfortunistiche, è esonerato da responsabilità solo quando il comportamento del dipendente sia abnorme, dovendo definirsi tale il comportamento imprudente del lavoratore che sia stato posto in essere da quest’ultimo del tutto autonomamente e in un ambito estraneo alle mansioni affidategli – e, pertanto, al di fuori di ogni prevedibilità per il datore di lavoro – o rientri nelle mansioni che gli sono proprie ma sia consistito in qualcosa radicalmente, ontologicamente, lontano dalle ipotizzabili e, quindi, prevedibili, imprudenti scelte del lavoratore nell’esecuzione del lavoro.

 

La responsabilità del datore di lavoro non è esclusa quando il comportamento negligente del lavoratore è riconducibile comunque all’insufficienza di quelle cautele che, se adottate, sarebbero valse a neutralizzare proprio il rischio derivante dal tale comportamento imprudente.

 

Il datore di lavoro, in quanto titolare di una posizione di garanzia in ordine all’incolumità fisica dei lavoratori ha il dovere di accertarsi del rispetto dei presidi antinfortunistici vigilando sulla sussistenza e persistenza delle condizioni di sicurezza ed esigendo dagli stessi lavoratori il rispetto delle regole di cautela.

Ne deriva che la sua responsabilità può essere esclusa, per causa sopravvenuta, solo in virtù di un comportamento del lavoratore avente i caratteri dell’eccezionalità, dell’abnormità e, comunque, dell’esorbitanza rispetto al procedimento lavorativo ed alle precise direttive organizzative ricevute, connotandosi come del tutto imprevedibile o inopinabile.

 

 

Nesso causale tra omissione di interventi di sicurezza e infortunio del lavoratore

La sentenza in commento è particolarmente interessante anche per gli “addetti ai lavori” nella parte in cui ripercorre i principi affermati dalla giurisprudenza di riferimento in materia di nesso causale nei reati omissivi impropri.

 

Citando le note sentenze Franzoni e Thyssenkrupp, la Corte ricorda che “nel reato colposo omissivo improprio il rapporto di causalità tra omissione ed evento non può ritenersi sussistente sulla base del solo coefficiente di probabilità statistica, ma deve essere verificato alla stregua di un giudizio di alta probabilità logica, sicché esso è configurabile solo se si accerti che, ipotizzandosi come avvenuta l’azione che sarebbe stata doverosa ed esclusa l’interferenza di decorsi causali alternativi, l’evento, con elevato grado di credibilità razionale, non avrebbe avuto luogo ovvero avrebbe avuto luogo in epoca significativamente posteriore o con minore intensità lesiva” [4].

 

Nel reato colposo omissivo improprio, il rapporto di causalità tra omissione ed evento non può ritenersi sussistente sulla base del solo coefficiente di probabilità statistica, ma deve essere verificato alla stregua di un giudizio di alta probabilità logica, che a sua volta deve essere fondato, oltre che su un ragionamento di deduzione logica basato sulle generalizzazioni scientifiche, anche su un giudizio di tipo induttivo elaborato sull’analisi della caratterizzazione del fatto storico e sulle particolarità del caso concreto [5].

 

In sintesi, in caso di omissioni del datore di lavoro con riguardo agli interventi di sicurezza, occorre verificare, ai fini della responsabilità penale di quest’ultimo, se vi è nesso causale tra la condotta omissiva e l’infortunio verificatosi.

 

Il nesso di causalità deve essere giudicato in base al criterio dell’elevato grado di probabilità logica: quante probabilità c’erano che se il datore di lavoro fosse intervenuto con sistemi di sicurezza più moderni, il lavoratore non si sarebbe infortunato o l’incidente sarebbe stato meno lesivo?

Si tratta di un giudizio meramente ipotetico, al fine di accertare, dando per verificato il comportamento invece omesso, se quest’ultimo avrebbe, con un alto grado di probabilità logica, impedito o significativamente ritardato il verificarsi dell’evento o comunque ridotto l’intensità lesiva dello stesso.

 

Secondo la Cassazione, occorre, dunque, poter affermare, in termini di ”certezza processuale, ossia di alta credibilità razionale o probabilità logica“, che sia stata proprio la condotta omissiva del datore di lavoro a determinare le lesioni o la morte del dipendente.


La sentenza

CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. IV PENALE

Sentenza 27 gennaio 2016, n.3616

Svolgimento del processo

1. La Corte di Appello di Genova, pronunciando nei confronti dell’odierno ricorrente A.G., con sentenza del 9.12.2014, confermava la sentenza del Tribunale di La Spezia, emessa in data 11.2.2013, con condanna al pagamento delle spese processuali e di quelle di assistenza e difesa delle parti civili costituite, liquidate in Euro 5.000,00 per onorari oltre IVA e cpa, come per legge. Il Tribunale di La Spezia aveva giudicato A.G. per i seguenti reati: A) delitto p, e p. dall’ art. 589 c.p., commi 1, 2 e 3, per avere, nella qualità di amministratore unico della s.r.l. BP Gas, per colpa specifica, consistita nella violazione della disciplina antinfortunistica di cui al capo c), cagionato l’esplosione di un compressore verticale duplex marea Worthington, tipo VSA 4×4; a causa della quale C.M., operaio dipendente della stessa società, che stava provvedendo ad operazioni di carico delle autocisterne aziendali con. GPL, riportava lesioni personali che lo traevano a morte; B) del delitto p. e p. dall’art. 590 c.p., commi 1, 2 e 3, per avere, nella qualità e nelle circostanze di cui al capo a),

Mostra tutto

[1] Cass. sent. n. 3616 del 27.1.2016.

[2] Art. 374 D.P.R. n. 547/1955.

[3] Cass. sent. n. 7364/2014, n. 37986/2012.

[4] Caso Franzese, Cass. Sez. Un. Sent. n. 30328/2002: fattispecie nella quale è stata ritenuta legittimamente affermata la responsabilità di un sanitario per omicidio colposo dipendente dall’omissione di una corretta diagnosi, dovuta a negligenza e imperizia, e del conseguente intervento che, se effettuato tempestivamente, avrebbe potuto salvare la vita del paziente.

[5] Caso Thyssenkrupp, Cass. Sez. Un. sent. n. 38343 del 24.4.2014: fattispecie in cui la Suprema Corte ha escluso il nesso causale tra la condotta omissiva consistita nella mancata realizzazione di un impianto antincendio automatico e l’aggravante di cui all’art. 437 c.p., comma 2, alla stregua del giudizio controfattuale per cui, valutate le circostanze concrete in ordine ai necessari tempi di realizzazione, l’impianto non sarebbe stato comunque ultimato in epoca antecedente alla verificazione del disastro.

 

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 


Download PDF SCARICA PDF
 
 
Commenti