Unioni civili tra gay e convivenze di fatto: come funzionano
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26 Feb 2016
 
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Unioni civili tra gay e convivenze di fatto: come funzionano

Diritti degli omosessuali e delle convivenze tra persone di sesso diverso: le nuove famiglie nel maxiemendamento al Ddl Cirinnà.

 

Approvato con fiducia dal Senato il maxi-emendamento al Ddl Cirinnà che regolamenta le unioni civili tra omosessuali e le convivenze di fatto tra persone di sesso diverso. I diritti e doveri nell’ambito delle unioni civili tra gay si avvicinano al matrimonio, ma escono di scena la stepchild adoption, ossia la possibilità di adozione del figlio del partner, e l’obbligo di fedeltà (il tradimento non sarà sanzionato). Resta la possibilità per le parti di assumere un cognome comune.

 

 

1 | LE UNIONI CIVILI TRA GAY

 

Che cos’è l’unione civile

L’unione civile tra persone dello stesso sesso viene definita “specifica formazione sociale”. Il fondamento delle unioni civili viene individuato negli articoli 2 e 3 della Costituzione che riguardano appunto le “formazioni sociali ove si svolge la personalità” dell’uomo e il principio di uguaglianza senza distinzioni di sesso. Insomma l’Unione civile è come una famiglia. Una spia della volontà del legislatore è la formulazione della legge, nella quale si riferisce alle parti l’obbligo di concordare tra loro l’indirizzo della vita familiare.

 

Come si costituisce un’unione civile?

Così come il matrimonio, per formalizzare l’unione civile tra omosessuali è necessario presentarsi di fronte all’ufficiale di stato civile del Comune e alla presenza di due testimoni. L’atto viene registrato nell’archivio dello stato civile dallo stesso pubblico ufficiale.

Gli interessati devono essere:

maggiorenni;

– dello stesso sesso.

 

Quando è vietata l’unione civile tra omosessuali?

È vietata l’unione civile tra gay quando:

 

– una delle parti è sposata (con una persona, ovviamente, di sesso diverso) o ha in corso un’unione civile con un’altra persona dello stesso sesso. In buona sostanza, sono cause impeditive dell’unione civile il precedente (e ancora valido) matrimonio o una precedente unione civile;

 

– una delle due parti ha un’interdizione per infermità di mente;

 

– se tra le parti vi sono rapporti di parentela;

 

– se una delle parti è stata condannata, con sentenza definitiva, per omicidio consumato o tentato nei confronti di chi sia coniugato o unito civilmente con l’altra parte.

 

La sussistenza di una delle cause impeditive descritte comporta la nullità dell’unione civile; ogni violazione è impugnabile da ciascuna delle parti, dagli ascendenti prossimi, dal pubblico ministero e da tutti coloro che abbiano un interesse legittimo e attuale all’impugnazione.

 

Diritti e doveri dei contraenti

I due contraenti non sono legati dall’obbligo di fedeltà (sempre per evitare l’assimilazione al matrimonio). Restano tutti gli altri obblighi tipici del matrimonio come:

 

l’assistenza morale e materiale: pertanto sarà considerato colpevole il comportamento di chi non contribuisca, per esempio, al ménage familiare in rapporto alle proprie possibilità, non si prenda cura dell’altro (abbandonandolo, per esempio, quando malato), ecc. In buona sostanza, ognuno dei due contraenti ha il dovere di contribuire ai bisogni comuni “in relazione alle proprie sostanze e capacità di lavoro professionale e casalingo”;

 

– la coabitazione: pertanto sarà considerata una violazione dell’unione l’abbandono del tetto domestico, proprio come nel matrimonio;

 

Le parti possono decidere (di comune accordo) di assumere il cognome dell’altro o di aggiungerlo al proprio. Tutto quindi è rimesso all’accordo dei soggetti che potranno optare quale dei due cognomi far “prevalere” o se, invece, adottare un “cognome composto”.

 

In questo scenario ampio di obblighi deve ritenersi compreso anche il diritto di visita in ospedale e la possibilità di delega a consenso medico.

 

Il testo prevede che, per assicurare una tutela effettiva dei partners e l’adempimento, da parte loro, degli obblighi di legge, le disposizioni che fanno riferimento al rapporto matrimoniale e contengono espressioni quali «coniuge», o altre equivalenti, devono trovare applicazione anche nelle ipotesi di unioni civili tra persone dello stesso sesso.

 

Eredità

In caso di decesso e apertura della successione di uno dei due contraenti, al partner superstite va la “legittima”, cioè il 50%, e il restante va agli eventuali figli.

 

Pensione di reversibilità

Al partner superstite dell’unione spetta la pensione di reversibilità e il Tfr maturato.

 

Regime patrimoniale dei beni

Come nel matrimonio, per la coppia vale automaticamente il regime di comunione dei beni, salvo che la stessa decida di optare per la separazione. Valgono quindi le regole generali previste dal codice civile per la famiglia tradizionale.

 

Divorzio

Le parti potranno divorziare direttamente, senza prima doversi separare. Non c’è bisogno del giudice: tutta la procedura potrà avvenire anche in Comune, innanzi all’ufficiale di Stato civile. È sufficiente anche la semplice dichiarazione di uno solo dei due partner.

Il divorzio però conseguirà dopo un primo incontro in Comune e un periodo di riflessione di tre mesi (periodo, quindi, superiore rispetto a quello previsto per il divorzio in Comune delle coppie sposate). La legge infatti stabilisce che “la domanda di scioglimento dell’unione civile è proposta decorsi tre mesi dalla data di manifestazione di volontà di scioglimento dell’unione”.

 

Si potrà divorziare anche davanti al giudice, secondo la procedura in tribunale prevista tradizionalmente per le coppie sposate. Prevista anche la possibilità di optare per la negoziazione assistita tramite i rispettivi avvocati.

 

Adozione

Le coppie omosessuali legate da un’unione civile non potranno adottare bambini. Non ci sarà neanche la possibilità di adottare il figlio (anche adottivo) dell’altro partner (la cosiddetta “stepchild adoption”).

 

 

2 | LE CONVIVENZE DI FATTO

Il Ddl non prevede soltanto le unioni civili, con precisi diritti e doveri, per le persone dello stesso sesso. La norma disciplina anche le convivenze di fatto: per conviventi di fatto si intendono – senza far riferimento al sesso e quindi in riferimento sia alle coppie etero che gay – “due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile”.

Il testo attribuisce ai conviventi di fatto, i medesimi diritti che spettano al coniuge nelle ipotesi previste dall’ordinamento penitenziario, in materia di diritto di visita, di successione nel contratto di locazione, di abitazione della casa familiare, di risarcimento in caso di sinistro.

È, inoltre, contemplato che i conviventi possano disciplinare i loro rapporti patrimoniali attraverso la sottoscrizione di un contratto di convivenza, redatto in forma scritta, con atto pubblico o scrittura privata, dal quale è possibile recedere unilateralmente oppure con accordo tra le parti.

 

Per individuare l’inizio della convivenza stabile si fa riferimento al momento in cui si stabilisce un indirizzo comune di residenza. Non sono necessari altri atti formali. Nel caso di rottura della convivenza, non c’è l’obbligo di mantenimento ma solo l’obbligo agli alimenti nel caso di stretta necessità dell’ex partner.

 

I diritti dei conviventi

I componenti di una convivenza di fatto, in caso di malattia o di ricovero, hanno il diritto reciproco di visita, di assistenza e di accesso alle informazioni personali; ogni convivente può designare l’altro come suo rappresentante in caso di malattia che comporta incapacità di intendere e di volere e in caso di morte per la donazione degli organi.

 

Le convivenze (tra eterosessuali o omosessuali) non configurano un nucleo unitario, poiché la legge si limita a elencare alcune prerogative: diritti previsti dall’ordinamento penitenziario, di visita in ospedale, delega per il consenso medico, diritto di successione nel contratto di locazione, di abitazione della casa della convivenza per un limitato periodo di tempo, di fruizione di condizioni di preferenza per le case popolari e diritto al risarcimento in caso di sinistro. Per gli aspetti patrimoniali, a parte il diritto di partecipare all’impresa familiare, non c’è una disciplina legale, ma solo la previsione della possibilità di stipulare un contratto di convivenza davanti a un notaio o a un avvocato, nel quale disciplinare il regime patrimoniale e le modalità di contribuzione alla vita comune. È, comunque, una facoltà e non un obbligo, anche se è molto consigliabile stabilire reciproci diritti e doveri con specifico impegno. In caso di cessazione della convivenza spettano solo gli alimenti. E solo se il convivente è in stato di bisogno.

 

Mantenimento e alimenti

In caso di rottura della convivenza, il giudice può stabilire l’obbligo agli alimenti (ma non più al mantenimento, come nella prima versione del Ddl Cirinnà). Gli alimenti sono “per un periodo determinato in proporzione alla durata della convivenza”. L’assegno deve essere in proporzione del bisogno di chi lo domanda e delle condizioni economiche di chi deve somministrarlo.


Autore immagine: 123rf com

 


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