Daniela Rotunno
Daniela Rotunno
26 Feb 2016
 
Le Rubriche di LLpT


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Obsolescenza programmata: mito o realtà

 Come difendersi dalla breve durata dei beni di consumo: riparazioni che diventano antieconomiche e costringono ad acquistare un prodotto nuovo.

 

 

Cos’è?

Quando il ciclo di vita di un prodotto ossia la sua durata viene predeterminato dal produttore siamo in presenza di obsolescenza programmata o pianificata.

È evidente che si tratta di una strategia di politica industriale che immette sul mercato prodotti che durano poco per indurre il consumatore ad acquistarne di nuovi magari l’anno successivo o anche prima.

Non si tratta di una pratica commerciale introdotta nel ventunesimo secolo, infatti già negli anni ’30 i produttori occidentali di lampadine ad incandescenza misero in atto un vero e proprio Cartello riducendo artificialmente la durata delle stesse da 2.500 a 1000 ore (Cartello Phoebus) per incrementarne la vendita.

L’obsolescenza può essere reale o percepita. Nel primo caso vi sono molteplici tipologie di obsolescenza: difetto di funzionamento, incompatibilità con nuovi aggiornamenti, non disponibilità di parti di ricambio.

Si parla di obsolescenza percepita quando il consumatore, attratto dal lancio di un nuovo modello dello stesso prodotto, sostituisce quello in suo possesso anche se è ancora funzionante, solo perché gli appare obsoleto.

 

 

Dove e perché?

Tutto questo si verifica sicuramente nel settore della tecnologia. Quante volte il telefonino, il tablet di ultima generazione dopo circa 12-18 mesi smette di funzionare, proprio in prossimità dello scadere della garanzia. In alcuni casi ci sentiamo dire dall’assistenza clienti che non esistono le parti di ricambio, che non conviene la riparazione perché troppo onerosa. In concomitanza con tale avvenimento ecco che la casa produttrice annuncia l’uscita di un nuovo modello, con tecnologia naturalmente più avanzata del nostro, ed allora decidiamo di non riparare ma di acquistarne uno nuovo!

La famosissima Apple, nel 2003 è stata citata in giudizio con una class action: oggetto della controversia la brevissima durata delle batterie dell’iPod, secondo gli attori, volta ad indurre il consumatore all’acquisto di un nuovo modello visto che non erano previste le batterie di ricambio.

La conseguenza è stata che la Apple, senza confermare le accuse a suo carico, ha accettato di offrire rimborsi ai clienti incappati in batterie difettose e di rimborsare le spese legali dei denuncianti: sicuramente una pratica per calmare gli animi e porre un freno ad uno scandalo!

Ma non è solo il settore dei prodotti tecnologici ad essere interessato dalla pianificazione della durata dei prodotti. Pensiamo al mondo della moda! Qui da un lato siamo in presenza di obsolescenza percepita quando veniamo indotti a dismettere il vestiario dell’anno precedente perché ci sembra fuori moda rispetto al lancio di nuovi modelli; dall’altro, tuttavia, i prodotti appaiono di scarsa qualità, tanto che durano una stagione o al massimo due, ed eccoci costretti a rinnovare il guardaroba!

 

 

Quali conseguenze?

Gli svantaggi di queste pratiche non sono solo a carico del nostro portafoglio ma anche, cosa ben più grave, dell’ambiente in cui viviamo. Che fine fanno tutti i computer, i telefonini, i televisori dismessi in un periodo così breve? Dove vanno a finire tutti questi rifiuti tossici? Questi sono interrogativi che una società civile dovrebbe porsi, al di là delle logiche di mercato.

In Italia, nel 2013, il fenomeno è stato oggetto di una proposta di legge da parte di un deputato di Sinistra Ecologia e Libertà. Il testo di legge aveva ad oggetto disposizioni per il contrasto dell’obsolescenza programmata dei beni di consumo attraverso l’aumento della garanzia dei prodotti da due a cinque anni e l’obbligo delle aziende di fornire i ricambi necessari per almeno dieci anni e di rendere disponibili le istruzioni necessarie per la riparazione.

In Europa, La Francia si è posta come modello nella lotta contro questo tipo di abusi. Infatti nel 2014, con un emendamento alla legge sull’efficienza energetica, è stato previsto che l’obsolescenza programmata è reato. La pena massima prevista è di due anni di reclusione per l’amministratore delegato dell’azienda responsabile ed una multa di 300.000 euro.

 

 

Come difendersi?

Sicuramente una maggiore durata della garanzia unitamente all’obbligo per il produttore di fornire i ricambi per la riparazione rappresenterebbero uno strumento per arginare il fenomeno della micro durata di certi prodotti.

Da parte nostra, come consumatori possiamo dare il nostro contributo. E’ necessario essere consaperveli nell’acquisto di determinati prodotti, non lasciare che il lancio di nuovi prodotti ci induca ad accantonarne altri perfettamente funzionanti.

Bisognerebbe tenere conto della condotta tenuta dalle case produttrici: se per un prodotto fabbricato da poco tempo non sono disponibili parti di ricambio tanto da impedirne la riparazione, sicuramente non ricomprerei un prodotto della stessa marca!


 


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