Diritto alla vita e diritto alla salute
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26 Feb 2016
 
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Diritto alla vita e diritto alla salute

Il diritto al conseguimento e alla conservazione della vita, il diritto all’integrità fisica e le cure palliative, il diritto alla salubrità dell’ambiente.

 

Il diritto alla vita è il diritto della persona al godimento del fenomeno naturale della propria esistenza fisica. Si tratta di un diritto sovraordinato rispetto a tutti gli altri, espressamente proclamato dalla Dichiarazione delle Nazioni Unite (art. 3) e dalla Convenzione di Roma (art. 2).

 

Il diritto alla vita si specifica ulteriormente nel:

 

diritto al conseguimento della vita, ossia a nascere sano; tale diritto può essere fatto valere sia nei confronti dei terzi (nessuno può procurare al nascituro lesioni o malattie con comportamento omissivo o commissivo colposo o doloso) sia nei confronti dello Stato (devono essere predisposti tutti gli istituti normativi e tutte le strutture di tutela, cura e assistenza della maternità idonei a garantire al concepito di nascere sano). Non è, invece, configurabile un diritto a non nascere (o a non nascere se non sano);

 

– il diritto alla conservazione della vita, ossia alla conservazione della propria esistenza fisica e, quindi, alla sopravvivenza della persona, nonché a godere della propria esistenza nel suo complesso, attraverso il diritto al lavoro (art. 4 Cost.), il diritto a un’adeguata retribuzione (art. 36 Cost.) etc.

 

Tale diritto deve essere contemperato con gli altri interessi di rango costituzionale (si pensi all’interesse nazionale della difesa della Patria: art. 52 Cost.), e può essere sacrificato laddove sussistano i presupposti dello stato di necessità (artt. 2045 c.c. e 54 c.p.) o della legittima difesa (artt. 2044 c.c. e 52 c.p.).

 

Dal diritto alla vita va tenuto distinto dal diritto alla salute o all’integrità fisica, ossia al completo benessere fisico, mentale e sociale (così definisce il diritto alla salute l’Organizzazione mondiale della sanità).

 

La Costituzione italiana qualifica la salute come diritto fondamentale della persona (art. 32 Cost.: «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo»), riconosciuto a chiunque senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali (art. 3, co. 1, Cost.).

Si tratta di un diritto inviolabile (art. 2 Cost.) e assoluto (al pari degli altri diritti della personalità) al quale corrisponde un obbligo, in capo ai terzi, di astenersi dal tenere comportamenti lesivi del diritto stesso.

 

Il comma 1 dell’art. 32 Cost. prevede l’obbligo, per lo Stato, di assicurare «cure gratuite agli indi-genti», ossia l’obbligo di consentire la gratuità delle cure per questi ultimi destinando, a tale scopo, risorse finanziarie adeguate.

Inoltre, il comma 2 dell’art. 32 contiene due rilevanti disposizioni a difesa della dignità umana, che garantiscono il fondamentale diritto di libertà individuale sotto l’aspetto della salute: «nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizioni di legge», legge che «non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana».

 

Nel suo contenuto tradizionale il diritto alla salute si identifica con il diritto all’integrità fisica (inteso non soltanto come assenza di malattia ma come con-dizione di benessere psicofisico), che può essere fatto valere nei confronti dei terzi (erga omnes) i quali devono astenersi dal tenere condotte che comportino ad altri sofferenze, malattie o menomazioni.

 

Salute e integrità psicofisica sono concetti coincidenti. Taluni, però, hanno criticato tale identificazione sostenendo che la salute è assenza di malattie, indipendentemente dalle eventuali alterazioni anatomico-funzionali che queste comportino. È agevole obiettare, però, che qualunque malattia incide, in misura più o meno rilevante, sull’integrità dell’organismo umano.

Inoltre, in un’ottica solidaristica, il diritto alla salute consiste nel diritto all’assistenza sanitaria, che può essere fatto valere nei confronti dello Stato e, in generale, delle strutture pubbliche. Sotto questo profilo, la L. 833/78 ha istituito il Servizio Sanitario Nazionale (S.S.N.), ossia le strutture, i servizi e le attività de-stinate alla promozione, al mantenimento e al recupero della salute di tutta la popolazione, senza distinzione di condizioni individuali o sociali e secondo modalità che assicurino l’eguaglianza dei cittadini nei confronti del servizio (art. 1). Pertanto, lo Stato deve predisporre le condizioni per garantire a ciascuno l’accesso ai servizi essenziali per la tutela della propria salute.

 

Numerose previsioni normative si occupano espressamente della tutela della salute:

 

– la L. 36/01 (Legge-quadro sulla protezione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici) intende «assicurare la tutela della salute dei lavoratori, delle lavoratrici e della popolazione dagli effetti dell’esposizione a determinati livelli di campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici ai sensi e nel rispetto dell’articolo 32 della Costituzione» (art. 1);

 

– la L. 125/01 (Legge-quadro in materia di alcol e problemi alcol correlati) disciplina la prevenzione, la cura e il reinserimento sociale degli alcolisti (art. 1);

 

– l’art. 51, L. 3/03 tutela la salute dei non fumatori stabilendo il divieto di fumare nei locali pubblici e nei luoghi di lavoro, a meno che siano dotati di impianti per la ventilazione e il ricambio di aria regolarmente funzionanti.

 

Il diritto alla salute comprende anche il diritto di non soffrire, tutelato dalla L. 38/2010 che disciplina l’accesso alle cure palliative da parte dei malati affetti da patologie croniche ed evolutive, per le quali non esistono terapie efficaci ai fini della stabilizzazione della malattia o di un prolungamento significativo della vita, nonché l’accesso alla terapia del dolore da parte delle persone affette da patologie dolorose croniche.

 

Le «cure palliative» sono l’insieme degli interventi terapeutici, diagnostici e assistenziali rivolti al malato e al suo nucleo familiare, finalizzati alla cura dei pazienti la cui malattia, caratterizzata da un’inarrestabile evoluzione e da una prognosi infausta, non risponde più a trattamenti specifici. Invece, la «terapia del dolore» è l’insieme di interventi diagnostici e terapeutici volti a individuare e applicare alle forme morbose croniche idonee e appropriate terapie farmacologiche, chirurgi-che, strumentali, psicologiche e riabilitative, tra loro variamente integrate, allo scopo di elaborare idonei percorsi diagnostico-terapeutici per la soppressione e il controllo del dolore.

Le strutture sanitarie che erogano cure palliative e terapia del dolore devono garantire un programma di cura individuale per il malato e per la sua famiglia che sia rispettoso della dignità e dell’autonomia del malato e assicuri la qualità della vita fino al suo termine e un adeguato sostegno sanitario e socio-assistenziale.

 

Infine, nella prospettiva di un’efficace tutela della persona, la giurisprudenza ha affermato che il diritto alla salute comprende anche il diritto all’ambiente salubre.

Il diritto alla salubrità dell’ambiente si ricava dall’art. 9 Cost., che impegna la Repubblica alla tutela del paesaggio, inteso non soltanto come bellezza paesistica ma, globalmente, come ambiente, che condiziona inevitabilmente lo stato di salute di ciascuno.

Ambiente e salute sono strettamente legati, in quanto la salubrità del primo costituisce presupposto indispensabile della tutela della salute.

Il pregiudizio all’ambiente, pertanto, normalmente si accompagna anche a un pregiudizio per la salute.

Il danno ambientale è definito, dall’art. 300, co. 1, D.Lgs. 152/06, come «deterioramento significativo o misurabile, diretto o indiretto, di una risorsa naturale o dell’utilità assicurata da quest’ultima».

 

Da questa definizione si ricava che il pregiudizio all’ambiente è una nozione complessa, che ricomprende una triplice dimensione:

 

– personale, quale lesione del fondamentale diritto all’ambiente salubre, facente capo a ciascun individuo;

– sociale, quale lesione del diritto all’ambiente spettante alle formazioni sociali nelle quali si sviluppa la personalità umana;

– pubblica, quale lesione del diritto-dovere pubblico sui beni ambientali, spettante allo Stato ai sensi del D.Lgs. 152/06.

 

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