Come difendersi dal redditometro
Le Guide
28 Feb 2016
 
L'autore
Maria Monteleone
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Come difendersi dal redditometro

L’accertamento tramite redditometro è illegittimo se il Fisco non verifica l’effettiva situazione economica del contribuente: il redditometro prevede presunzioni semplici che devono essere supportate da altri mezzi di prova e il contribuente può dimostrare che i beni di pregio provengono da fonti diverse dal reddito.

 

Illegittimo l’accertamento tramite redditometro se non rispecchia la reale situazione economica del contribuente. L’Agenzia delle Entrate non può applicare rigidamente i parametri normativi e presumere, sulla base di un semplice calcolo matematico, che il contribuente abbia aumentato il proprio reddito e abbia quindi una maggiore capacità contributiva. È quanto affermato da una recente sentenza della Commissione Tributaria Regionale di Milano [1] che ha ribadito la necessità dell’adeguamento dei dati rilevati attraverso il redditometro alla realtà effettiva del caso concreto.

 

Il redditometro è lo strumento attraverso il quale il Fisco può effettuare un accertamento sintetico del reddito dei contribuenti; analizzando i beni in loro possesso e le spese affrontate, può presumere una maggiore capacità reddituale rispetto a quella dichiarata ai fini IRPEF, IVA ecc.

 

Se il reddito dichiarato si discosta da quello presunto tramite redditometro e il contribuente non riesce a giustificare tale distacco (per esempio provando che la nuova auto di lusso è stata ereditata o che l’immobile è stato donato), l’Agenzia delle Entrate è legittimata ad emettere un avviso di accertamento per la maggiore imposta dovuta sul reddito.

 

Il redditometro costituisce dunque una presunzione semplice, cioè un’elaborazione “probabilistica” [2] che deve essere necessariamente adeguata alla realtà prima di essere seguita dall’atto impositivo.

La mancata corrispondenza tra il reddito effettivo e quello presunto tramite redditometro rende infatti illegittimo l’eventuale avviso di accertamento.

 

Per esempio, ai fini della presunzione del maggior reddito, non basta provare che il contribuente ha cambiato casa, possiede un’auto nuova o fa viaggi in località di lusso. Il Fisco deve fornire tramite presunzioni gravi, precise e concordanti, la prova dell’aumento di reddito che ha reso possibile i nuovi acquisti.

 

Il contribuente, dal canto suo, ha il diritto di difendersi e fornire la prova contraria, anche tramite presunzioni, dimostrando la provenienza dei beni da una fonte diversa dal reddito.

 

Per i giudici milanesi, la mancata considerazione da parte del Fisco dell’effettiva situazione economica del contribuente, a seguito di accertamento tramite redditometro, è costituzionalmente illegittimo in quanto viola il principio fondamentale secondo cui “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese dello Stato in base alla loro capacità contributiva[3]. La capacità contributiva deve essere infatti intesa come forza economica reale del singolo.

 

Pertanto, la determinazione del reddito tramite il ricorso a presunzioni (come nel caso del redditometro) deve essere accompagnata dallo sforzo dell’Amministrazione Finanziaria, anche a prescindere dall’intervento difensivo del privato, di ricostruzione della reale capacità del contribuente a partecipare alla spesa pubblica.

 

L’applicazione di valori e coefficienti ministeriali previsti per l’applicazione dei dati accertati tramite redditometro non può dunque essere rigida, asettica ed espressione di calcolo esclusivamente matematico, ma deve comunque contenere una riflessione circa l’idoneità di tale risultato a rappresentare la realtà dei fatti, dovendo l’Agenzia delle Entrate, in caso contrario, ricondurre il risultato ottenuto a uno più razionale”.

 

La pronuncia in questione riporta l’orientamento della Cassazione [4] in materia secondo cui, in tema di accertamento delle imposte sui redditi, spetta all’Amministrazione finanziaria, dimostrare l’esistenza dei fatti costitutivi della maggiore pretesa tributaria azionata. Le presunzioni previste per il redditometro servono solo per facilitare il compito di accertamento; esse sono uno strumento di ausilio ma non possono valere come risultati automatici. È necessario il confronto con la situazione concreta altrimenti il redditometro sarebbe costituzionalmente illegittimo.

 

Lo strumento principale di cui il Fisco dispone per la verifica della corrispondenza dei dati presunti a quelli reali è quello del contradditorio obbligatorio con il contribuente: in questa sede, infatti, le dichiarazioni e allegazioni del contribuente, in merito ai beni acquistati e alle spese affrontate, possono dimostrare che non vi è stato alcun aumento della capacità contributiva e che i beni finiti nel mirino del redditometro provengono da fonti diverse dal reddito (per esempio successione ereditaria, risarcimento di un danno da sinistro ecc.).

 

 

L’onere della prova nel giudizio contro il redditometro

La pronuncia in esame fornisce anche chiarimenti sulla ripartizione dell’onere probatorio tra Fisco e contribuente in sede di contestazione giudiziaria dell’avviso di accertamento:

 

– Se le presunzioni dell’accertamento sono presunzioni semplici (cioè non previste dalla legge): l’onere della prova resta a carico del Fisco che deve integrare il risultato del redditometro con ulteriori riscontri; mentre il contribuente, per vincere la presunzione, deve o contestarne la validità o fornire la prova contraria. In questo caso il giudice deve valutare sia l’applicabilità dello strumento presuntivo al caso concreto sia la prova contraria offerta dal contribuente, sulla scorta del suo libero convincimento;

 

– Se si tratta di presunzioni legali relative (cioè previste dalla legge ma contestabili con la prova contraria): il Fisco non deve fornire dimostrazioni ulteriori rispetto all’esistenza dei fatti indice posti alla base della pretesa tributaria; mentre il contribuente ha l’onere di dimostrare che il reddito presunto sulla base dell’accertamento sintetico non esiste o esiste in misura inferiore. In tale ipotesi è inibita al giudice tributario qualsiasi autonoma facoltà di attribuire ai fatti indice valore diverso da quello attribuito dalla legge, potendo esclusivamente tenere in considerazione la prova che il contribuente offre in ordine alla provenienza non reddituale o, comunque, non imponibile delle somme dirette alla concretizzazione degli elementi presuntivi.

 

Tuttavia, precisano i giudici, deve ritenersi (così come hanno ritenuto le Sezioni Unite della Cassazione [5]) che le presunzioni del redditometro siano “presunzioni semplici” e non “legali relative”. Dunque, ai fini dell’onere probatorio, sia applica la regola sopra illustrata per la quale:

 

a) spetta al Fisco dimostrare la corrispondenza dei dati alla realtà;

 

b) il contribuente ha diritto di contestare la presunzione e fornire la prova contraria;

 

c) il giudice ha il potere di disattendere gli accertamenti del Fisco non sufficientemente provati e di decidere in base al proprio libero convincimento.


[1] CTR Milano, sent. n. 139 del 15.1.2016.

[2] Cass. sent. n. 8056 del 03.04.2013.

[3] Art. 53 Cost.

[4] Cass. sent. n. 19163/2003 e 8869/2007.

[5] Cass. Sez. Unite, sent. n. 26635/2009.

 

Autore: 123f com

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
Commenti