Cosa sono gli enti di fatto?
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27 Feb 2016
 
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Cosa sono gli enti di fatto?

Definizione e natura giuridica degli enti di fatto nel nostro ordinamento.

 

Si intendono per enti di fatto quei complessi organizzati di soggetti e di beni, diretti alla realizzazione di uno scopo, economico o meno, che non abbiano ottenuto o richiesto il riconoscimento.

 

Questi enti non riconosciuti, che ricevono, nel codice civile vigente, una scarna regolamentazione normativa, hanno acquistato, col passare del tempo, e soprattutto negli ultimi decenni, notevole importanza sul piano giuridico ed in quello della vita di relazione (si pensi, ad esempio, ai partiti politici e ai sindacati).

 

S’è pertanto affermata l’applicabilità, in via analogica, delle disposizioni dettate per le persone giuridiche, pur con l’espresso limite della non incompatibilità con riguardo alle differenze di struttura e di natura delle persone giuridiche da un lato e degli enti non riconosciuti dall’altro.

 

Secondo BIGLIAZZI-GERI ed altri, al contrario, la sostanziale identità di struttura, tra le associazioni non riconosciute e quelle riconosciute, rende preferibile l’applicazione diretta delle norme dettate per queste ultime. In tal senso è orientata anche la giurisprudenza (Cass. n. 5791 del 1981).

 

Controversa è la natura giuridica degli enti non riconosciuti, dibattuta soprattutto con riguardo alle associazioni non riconosciute. A tale proposito è possibile individuare le seguenti principali teorie:

 

—  la teoria negatrice della personalità: è la tesi sostenuta dalla dottrina meno recente (RUBINO, FERRARA), la quale afferma che nel nostro ordinamento solo le persone giuridiche sono soggetti di diritto distinti dai rispettivi membri, mentre le associazioni non riconosciute sono dotate di una semplice autonomia patrimoniale, realizzata destinando un patrimonio al conseguimento di uno scopo. Di conseguenza, titolari dei rapporti giuridici inerenti alle associazioni sono i singoli associati;

 

—  la teoria della cd. personalità attenuata (ovvero della soggettività senza personalità): secondo questo orientamento, prevalente in dottrina (PUGLIATTI, RESCIGNO, AURICCHIO, GALGANO) e in giurisprudenza, le associazioni non riconosciute sono soggetti collettivi, dotati di capacità giuridica limitata e di autonomia patrimoniale imperfetta. Si afferma, in particolare, che le associazioni non riconosciute non hanno personalità, ma solo soggettività giuridica, che implica solo il formarsi di un autonomo centro di interessi cui fanno capo obbligazioni e diritti distinti da quelli dei componenti.

 

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