Le associazioni non riconosciute
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27 Feb 2016
 
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Edizioni Simone
 


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Le associazioni non riconosciute

Associazioni non riconosciute: nozione, organizzazione, fondo comune, responsabilità patrimoniale e capacità processuale.

 

Le associazioni non riconosciute costituiscono un fenomeno molto diffuso nella vita moderna (es.: partiti politici, sindacati, circoli sportivi): l’esistenza di un’associazione, infatti, non è necessariamente legata all’acquisto, mediante riconoscimento, della personalità giuridica.

 

Tali enti rientrano nella nozione comune di associazione, intesa come organizzazione stabile di persone per il perseguimento di uno scopo non lucrativo.

 

Si è pertanto sostenuto che la figura della associazione non riconosciuta si distingue da quella riconosciuta soltanto per un elemento negativo, cioè la mancanza di riconoscimento (PERSICO, GALGANO). Rientrano in tale categoria sia le associazioni che non richiedono il riconoscimento, sia quelle che, pur avendolo richiesto, sono in attesa di ottenerlo o se lo sono visto rifiutare.

 

Sono comuni gli elementi strutturali dei due tipi di associazione (quelle riconosciute e quelle che non lo sono):

 

— un’organizzazione interna di tipo corporativo, caratterizzata dalla necessaria presenza dell’assemblea degli associati e da un organo amministrativo;

 

— l’elemento patrimoniale (detto, nell’associazione non riconosciuta, fondo comune);

 

— lo scopo non lucrativo (politico, ideale etc.);

 

— la struttura aperta del rapporto, vale a dire la possibilità di adesione al gruppo di nuovi membri.

 

Le norme dettate dal codice per le associazioni non riconosciute riguardano l’organizzazione interna (art. 36); il fondo comune (art. 37); l’autonomia patrimoniale imperfetta (art. 38).

 

L’organizzazione

L’ordinamento interno e l’amministrazione delle associazioni non riconosciute sono regolati dagli accordi degli associati (art. 36); anche tali associazioni, quindi, hanno la loro fonte in un atto costitutivo e sono organizzate mediante uno statuto.

 

L’atto costitutivo dell’associazione non riconosciuta è un contratto e non richiede alcuna forma particolare, salvo casi specifici (ad es., l’art. 3 L. 383/2000 sulle associazioni di promozione sociale richiede l’atto scritto; l’art. 5 D.Lgs. 155/2006 richiede l’atto pubblico per la costituzione dell’impresa sociale), e può risultare tacitamente dall’attività del gruppo.

 

Elementi essenziali dell’atto costitutivo sono:

 

— lo scopo;

— le condizioni per l’ammissione degli associati (la clausola della “porta aperta”);— le regole generali sull’ordinamento interno.

 

L’adesione alle associazioni non riconosciute non richiede alcuna forma particolare, salvo espresso accordo contrario degli associati.

 

Lo statuto accompagna l’atto costitutivo e contiene la disciplina analitica dell’organizzazione interna.

 

Le modifiche dell’atto costitutivo e dello statuto richiedono, stante la loro natura contrattuale, il consenso di tutti gli associati.

 

Lo statuto può delimitare le competenze dell’assemblea ma non può sottrarre ad essa le decisioni di maggiore importanza.

 

Stante la sostanziale identità tra associazioni riconosciute e non riconosciute, in tema di convocazione, maggioranze e impugnazione delle delibere assembleari delle associazioni non riconosciute si applicano le stesse regole dettate per le associazioni riconosciute (Trib. Napoli 7-11-1996).

 

 

Il fondo comune

I contributi degli associati, le liberalità di terzi, gli incentivi e le sovvenzioni pubbliche, i frutti dell’eventuale attività economica svolta dall’associazione e i beni acquistati dall’ente costituiscono il cd. «fondo comune» e su di esso si possono eventualmente soddisfare i terzi creditori dell’associazione ma non i creditori personali degli associati.

 

L’espressione fondo comune non va intesa nel senso tecnico di comunione. Infatti, contrariamente all’ordinaria comunione, gli associati (finché dura l’associazione) non possono chiederne la divisione. Per «fondo comune», invece, si intende che il «fondo appartiene all’associazione e non ai suoi componenti e come tale è intangibile ad opera di essi e dei loro creditori particolari» (MESSINEO).

 

Lo scioglimento del rapporto associativo limitatamente a un solo associato, per recesso o espulsione, non gli attribuisce alcun diritto sul fondo comune.

 

La vendita di quota dell’associazione non riconosciuta è nulla per impossibilità dell’oggetto.

 

 

L’autonomia patrimoniale imperfetta

Anche in tali tipi di enti esiste una autonomia patrimoniale, perché il patrimonio delle associazioni non riconosciute si distingue e si differenzia da quello degli associati. Tale autonomia è, però — come già si è accennato — imperfetta perché, pur esistendo un fondo comune (su cui, in primo luogo, i creditori fanno valere i loro diritti), per soddisfare le obbligazioni dell’associazione, sono, tuttavia, responsabili solidalmente e personalmente coloro che hanno agito in nome e per conto dell’associazione medesima (art. 38).

 

Questo principio si applica anche ai debiti di natura tributaria.

 

La responsabilità non sussiste nei confronti degli amministratori che abbiano deliberato l’atto fonte dell’obbligazione ma non abbiano agito all’esterno a nome dell’associazione, fatto salvo il caso in cui abbiano concretamene curato il completo svolgimento dell’attività negoziale pur avendo formalmente attribuito il potere rappresentativo a un altro soggetto in virtù di un mandato o di un altro rapporto interno (Cass. 2648/1987).

 

La responsabilità permane in caso di cessazione dalla carica per le obbligazioni anteriori alla cessazione.

 

 

La responsabilità dei partiti politici

Mentre per la generalità delle associazioni non riconosciute coloro che hanno agito in nome e per conto dell’associazione sono responsabili sempre e comunque, questa conclusione non vale per quelle particolari associazioni non riconosciute costituite dai partiti politici, se in rappresentanza di questi ultimi hanno agito gli amministratori, poiché l’art. 6 bis L. 157/1999:

 

a) prevede che le risorse erogate ai partiti costituiscono, ai sensi dell’art. 2740 c.c., garanzia ai fini dell’esatto adempimento delle obbligazioni assunte da parte dei partiti politici beneficiari delle stesse;

 

b) i creditori dei partiti politici non possono pretendere direttamente dagli amministratori dei medesimi l’adempimento delle obbligazioni del partito politico se non qualora questi ultimi abbiano agito con dolo o colpa grave.

 

Un orientamento giurisprudenziale ritiene che la norma abbia inteso individuare nel partito l’unico soggetto legittimato a rispondere dei debiti assunti per le attività dello stesso e, di conseguenza, dà un’interpretazione assai ampia del termine «amministratori» utilizzato dalla legge, comprensivo cioè non solo di coloro che abbiano rivestito la carica formale di amministratori all’epoca dell’assunzione delle obbligazioni ma anche dei soggetti che abbiano agito in nome e per conto del partito e che sarebbero, perciò, tenuti al pagamento secondo le ordinarie regole in materia di obbligazioni.

 

Come affermato dalla Cassazione (sent. 14612/2009 e 982/2010), è evidente il carattere eccezionale della disposizione, il che suggerisce di adottare un criterio di stretta interpretazione: la parola «amministratori» non indica chiunque abbia assunto obbligazioni verso i terzi in nome e per conto del partito ma soltanto coloro ai quali fa capo la gestione e, almeno di regola, la rappresentanza statutaria dell’ente, cioè coloro che istituzionalmente, in forza di poteri loro attribuiti dall’atto costitutivo o dallo statuto, siano investiti di compiti amministrativi del partito e come tali agiscano e si presentino anche all’esterno.

 

 

Capacità processuale

È riconosciuta espressamente dal codice (art. 36) e la legittimazione attiva o passiva al giudizio spetta a presidenti o direttori dell’associazione. La giurisprudenza ha riconosciuto la rappresentanza processuale al segretario politico del partito (Cass. 3410/1970) o della sezione autonoma (Cass. 1260/1965).

 

 

Differenze tra associazione riconosciuta e non riconosciuta

Le principali diversità di regime giuridico (così come individuate da GALGANO) riguardano i seguenti aspetti:

 

—  le associazioni riconosciute hanno un patrimonio, quelle non riconosciute un fondo comune, anche se, di fatto, esiste identità di condizione giuridica;

 

—  nelle associazioni riconosciute, risponde delle obbligazioni assunte solo l’associazione ed il suo patrimonio; nelle associazioni non riconosciute si aggiunge la responsabilità personale e solidale di coloro che hanno agito in nome e per conto della associazione (art. 38);

 

—  le associazioni riconosciute sono sottoposte ai controlli della autorità governativa ed alle registrazioni previste per le persone giuridiche; nessuna forma di controllo è prevista per le associazioni non riconosciute.

 

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