Naspi e pensione: come vanno calcolati i periodi di disoccupazione
Lo sai che?
27 Feb 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Naspi e pensione: come vanno calcolati i periodi di disoccupazione

Come devono essere valutati i periodi di disoccupazione per il calcolo della pensione: diritto e misura del trattamento, neutralizzazione Naspi.

 

Ho diritto a 6 mesi di Naspi: questo periodo viene contato ai fini della pensione? È vero che l’assegno di pensione viene abbassato?

 

I periodi durante i quali viene percepita l’indennità di disoccupazione Naspi contribuiscono al raggiungimento della pensione, perché il lavoratore ha diritto all’accredito dei contributi figurativi.

Si tratta di contributi accreditati direttamente dall’Inps, che servono sia ai fini del diritto che della misura della pensione.

 

 

Naspi e diritto alla pensione

In particolare, per quanto riguarda il diritto alla pensione, i contributi figurativi sulla disoccupazione sono utili:

 

– al raggiungimento della pensione di vecchiaia (attualmente sono necessari almeno 20 anni di contributi e 66 anni e 7 mesi di età per gli uomini e le dipendenti pubbliche, 65 anni e 7 mesi per le dipendenti del settore privato, 66 anni e 1 mese per le lavoratrici autonome);

 

– al raggiungimento della pensione anticipata (per la quale il requisito è pari a 41 anni e 10 mesi per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli uomini; almeno 35 anni, però, devono essere di contribuzione effettiva e non figurativa).

 

Non sono utili, invece, al raggiungimento della vecchia pensione di anzianità, ed alle deroghe alla Legge Fornero vigenti, basate su questa tipologia di pensione (come l’Opzione Donna).

 

 

Naspi e misura della pensione

Per quanto riguarda la misura della pensione, se la retribuzione pensionabile è elevata, questa potrebbe essere abbassata dai contributi figurativi sulla Naspi: la contribuzione figurativa Naspi, come precisato da una recente circolare Inps [1], può essere difatti riconosciuta entro un limite di retribuzione pari a 1,4 volte l’importo massimo mensile della Naspi, cioè sino a 1.820 euro (1300 euro per 1,4). Spiegato in parole povere, significa che i contributi figurativi sulla disoccupazione non si basano sempre sull’imponibile medio posseduto dal lavoratore, ma solo entro una determinata soglia limite.

Per quanto riguarda, però, le quote della pensione calcolate col metodo retributivo, per evitare un peggioramento del trattamento si utilizza una procedura particolare, che limita l’impatto sulla pensione.

 

 

Come si calcolano i contributi figurativi sulla Naspi

In particolare, quando si calcolano i contributi figurativi per i periodi di Naspi, bisogna eseguire i seguenti passaggi:

 

– individuare l’imponibile medio mensile riferito agli ultimi 4 anni;

 

– se l’imponibile medio è inferiore a 1.820 euro mensili, cioè al massimale Naspi moltiplicato per 1,4 volte, per determinare i contributi figurativi si deve moltiplicare l’imponibile per l’aliquota contributiva vigente (attualmente il 33%);

 

– se l’imponibile medio è superiore a 1.820 euro, questo va ridotto sino a tale cifra, quindi diventa pari a 1.820 euro mensili, ed i contributi devono essere calcolati moltiplicando tale ammontare per l’aliquota contributiva.

 

In quest’ultimo caso, però, il periodo viene neutralizzato, cioè considerato neutro per non peggiorare il calcolo della pensione, se la retribuzione pensionabile risulta abbassata dal periodo di disoccupazione.

 

 

Naspi: come influisce sulla retribuzione pensionabile

Per capire se la retribuzione pensionabile (riferita alla quota del trattamento calcolato col metodo retributivo) viene ridotta dai contributi figurativi sulla Naspi, bisogna seguire un procedimento piuttosto articolato. Per comprendere meglio il procedimento, ricordiamo quali sono le quote in cui è divisa la pensione ai fini del calcolo:

 

– la quota A comprende i periodi di contribuzione sino al 31 dicembre 1992, ed è calcolata sugli ultimi 5 anni di retribuzione, utilizzando il metodo retributivo (che si basa, semplificando all’osso, sulle settimane di contributi e sugli ultimi stipendi);

 

– la quota B è calcolata sugli ultimi 10 anni di retribuzione, utilizzando il metodo retributivo, e comprende i periodi:

 

– dal 1993 al 1995, per chi possiede meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995;

– dal 1993 al 2011, per chi possiede più di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995;

 

– la quota C è calcolata dal 1996 (o dal 2011, per chi ha oltre 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995) utilizzando il metodo contributivo, che si basa sui contributi effettivamente accreditati e non sugli stipendi.

 

Vediamo ora come procedere per capire se i contributi figurativi sulla Naspi riducono la retribuzione pensionabile. A tal fine, bisogna effettuare i seguenti passaggi:

 

– calcolare la quota A e la quota B della pensione senza inserire la retribuzione figurativa riferita alla Naspi, quindi neutralizzando il periodo di disoccupazione: per neutralizzare questo periodo si devono contare i periodi precedenti andando a ritroso, per recuperare le retribuzioni effettive corrispondenti al periodo neutro ed arrivare a totalizzare, rispettivamente, 260 e 520 settimane (260 settimane per la quota A e 520 per la quota B);

 

– calcolare la quota A e la quota B della pensione inserendo la retribuzione figurativa riferita alla Naspi, pari a 1.820 euro, senza neutralizzare il periodo di disoccupazione.

 

A questo punto, si devono confrontare i due importi delle retribuzioni medie pensionabili: se il valore calcolato includendo la retribuzione figurativa Naspi è inferiore al valore calcolato neutralizzando il periodo di Naspi, si dovrà prendere in considerazione quest’ultimo ai fini del calcolo delle quote A e B. In questo modo, grazie alla neutralizzazione, non viene abbassata la retribuzione media pensionabile.

Se invece risulta più alto il valore con l’inserimento della retribuzione figurativa Naspi, il periodo non va neutralizzato, perché la retribuzione pensionabile non viene abbassata dai contributi figurativi sulla disoccupazione.

 

 

Naspi e calcolo contributivo della pensione

Per quanto riguarda la quota della pensione soggetta al calcolo contributivo, come specificato dalla citata circolare Inps, nel caso in cui la retribuzione figurativa sia superiore al massimale, sarà quest’ultimo a costituire la base di calcolo dei contributi relativi al periodo di Naspi; i contributi figurativi andranno poi aggiunti al montante contributivo (il montante contributivo è la somma dei contributi accreditati al lavoratore).

In pratica, i contributi figurativi Naspi non peggiorano la pensione (o la quota di pensione) calcolata col metodo contributivo, perché si aggiungono al montante posseduto dal disoccupato.

 

Se, però, il lavoratore in questione aveva fatto un calcolo della pensione, ipotizzando la prosecuzione del proprio impiego, questo andrà rivisto al ribasso, se la sua retribuzione imponibile media supera 1.820 euro mensili: questo perché, come appena spiegato, i contributi figurativi sono calcolati su tale massimale, e non sul più alto imponibile medio.

 


[1] Inps Circ. n. 94/2015.

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 


Download PDF SCARICA PDF
 
 
Commenti
7 Lug 2016 Tamerlano

per chi ha versato contributi prima del 1996 le settimane di NASPI sono inutili ai fini della pensione anticipata, l’INPS non le conteggia!

Questo vuol dire che per raggiungere i 42 anni e 10 mesi di anzianità contributiva le settimane di NASPI non vengono conteggiate ma viene solo aggiunto il valore figurativo al montante contributivo.

L’articolo invece lascia intendere l’esatto contrario.
Tamerlano

 
18 Nov 2016 Bello Vito

Salve.
l’Inps mi informa che devo andare in pensione a novembre del 2017 con 42 anni e 10 mesi, chiedo: se a partire da gennaio 2017 vado in disoccupazione e quindi ottengo la Naspi, cosa succederebbe alla somma che L’INPS mi ha comunicato? si abbasserebbe? se si di quanto?
grazie per la risposta