CAF: la responsabilità verso il contribuente cliente
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28 Feb 2016
 
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CAF: la responsabilità verso il contribuente cliente

L’assistenza dei CAF nella dichiarazione dei redditi e negli adempimenti fiscali: il visto di conformità e la responsabilità per i dati errati.

 

Anche per i CAF (Centri di Assistenza Fiscale) esiste una apposita disciplina in caso di responsabilità per l’attività prestata ai contribuenti, responsabilità che può comportare l’applicazione di sanzioni amministrative. Il tema è stato oggetto di una recente sentenza della Commissione Tributaria Regionale di Roma [1] che qui val la pena spiegare, per comprendere come funziona questa articolata materia.

 

 

Come si svolge l’assistenza del Caf?

Il CAF, ricevute le apposite dichiarazioni e sulla base dei dati in esse contenuti e dei documenti esibiti:

 

–   controlla la regolarità formale dei dati delle dichiarazioni predisposte e vi rilascia un visto di conformità;

 

– assevera che gli elementi contabili ed extracontabili comunicati all’amministrazione finanziaria e rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore;

 

–  liquida l’IRPEF, la cedolare secca sulle locazioni e le addizionali locali;

 

–  determina le rate di acconto.

 

Successivamente, prima della trasmissione della dichiarazione e comunque entro il 7 luglio, consegna al contribuente copia del 730 elaborato ed il relativo prospetto di liquidazione modello 730-3 sottoscritto anche solo con l’indicazione a stampa.

In sostanza, ogniqualvolta il Caf rilascia il visto di conformità è tenuto a controllare l’effettività di quanto dichiarato dal contribuente, specie in riferimento agli oneri deducibili indicati nella dichiarazione e alle responsabilità penali conseguenti alla qualità rivestita dall’appellato di incaricato di pubblico servizio

 

 

Eventuali errori nella liquidazione

Se successivamente all’effettuazione della liquidazione il CAF riscontra degli errori nelle liquidazioni effettuate, deve riliquidare l’imposta compilando un nuovo prospetto di liquidazione (730-4) con la dicitura rettifica, da consegnare al datore e all’assistito.

 

Se gli errori determinano un tardivo versamento, il CAF è soggetto alla relativa sanzione con possibilità del ravvedimento operoso. L’imposta e gli interessi sono, invece, a carico del dipendente.

 

 

Adempimenti del CAF

Il CAF/prof deve trasmettere telematicamente (servizio Entratel) all’AE, entro il 7 luglio, le dichiarazioni (modello 730-4) corredate delle schede riguardanti la destinazione dell’8, del 5 e del 2 per mille.

In caso di dichiarazioni integrative, queste devono essere, invece, trasmesse entro il 10 novembre successivo.

 

Il CAF deve conservare copia delle dichiarazioni e dei relativi prospetti di liquidazione, dell’eventuale delega relativa alla dichiarazione precompilata, nonché della documentazione a base del visto di conformità, fino al 31 dicembre del quarto anno successivo a quello di presentazione.

 

 

La responsabilità del CAF per visto infedele

I CAF sono responsabili per gli errori commessi in sede dei controlli finalizzati all’apposizione del visto di conformità. Infatti, in caso di visto infedele sono tenuti a versare l’imposta, la sanzione (30%) e gli interessi che sarebbero stati richiesti al contribuente a seguito dei controlli formali, salvo il caso di dolo o colpa grave di quest’ultimo (ad es. ha presentato un documento contraffatto per poter beneficiare di una detrazione non spettante).

 

Se però si accorgono di aver commesso degli errori, essi avvisano il contribuente al fine di procedere alla elaborazione e trasmissione all’AE della dichiarazione rettificativa; se il contribuente non vuole presentarla, essi possono comunque trasmettere all’Agenzia delle Entrate una comunicazione dei dati rettificati.

 

Se la dichiarazione rettificativa e/o la comunicazione sono trasmesse entro il 10 novembre dell’anno in cui è stata prestata l’assistenza, i CAF devono versare la sola sanzione (ridotta a 1/8 del minimo, se pagata nel termine suddetto), mentre la maggiore imposta e gli interessi sono a carico del contribuente. Se la rettifica riguarda anche errori che non hanno comportato l’apposizione del visto infedele, i CAF devono pagare la sola sanzione che sarebbe stata richiesta al contribuente in relazione all’errore che configura il visto infedele.

 

 

La prova da parte del CAF

In tema di sanzioni amministrative nei confronti del Caf, sussiste la responsabilità in assenza di dimostrazione, da parte di quest’ultimo, dell’avvenuto esercizio dell’effettivo controllo tra i dati inseriti nella dichiarazione e i documenti esibiti dal contribuente. Ad affermarlo la Commissione Tributaria Regionale di Roma.

 

Il CAF quindi non può giustificarsi sostenendo di non essendo responsabile della correttezza degli elementi reddituali indicati dal contribuente o del merito delle dichiarazioni. Invero, puntualizzano i giudici, ciò che si contesta al CAF non è la valutazione di merito della determinazione del reddito e delle imposte dovute dal contribuente, ma la circostanza di aver apposto il visto di conformità infedele, omettendo qualsiasi controllo sul piano formale tra la documentazione esibita al centro di assistenza fiscale ai fini della fruizione degli oneri deducibili e quanto ex post accertato dall’ufficio in sede di controllo automatizzato.

 

Non si addebita al Caf la responsabilità della correttezza dei dati derivanti dalle dichiarazioni fiscali, che rientrano nella competenza degli uffici, piuttosto il rilascio del visto di conformità infedele, in assenza di corrispondenza tra il dichiarato e la documentazione fornita dal contribuente.


[1] CTR Roma sent. n. 02/29/16.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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