Buche stradali: nessun risarcimento al giovane in pieno giorno
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28 Feb 2016
 
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Buche stradali: nessun risarcimento al giovane in pieno giorno

La buca sull’asfalto, in mezzo alla strada pubblica, se facilmente visibile con l’ordinaria diligenza non dà diritto al risarcimento da parte del Comune.

 

Buche stradali: un problema all’ordine del giorno in Italia, almeno a giudicare dalla mole di giurisprudenza che questo tipo di insidia genera quotidianamente. Il punto però focale, su cui ruota il buon esito della causa, resta sempre il medesimo: “Chi deve dimostrare che la buca non era facilmente visibile con un minimo di diligenza? Il danneggiato o il Comune proprietario della strada?” Ma facciamo un passo indietro.

 

Come abbiamo spiegato in una approfondita scheda sul tema delle buche stradali, il pedone o il conducente ha diritto ad essere risarcito solo se la buca costituiva un’insidia o un trabocchetto; il che, detto in parole molto semplici e pratici, significa che il pericolo non doveva essere facilmente visibile osservando quella prudenza comune che è richiesta a tutti. È vero: non si può camminare con gli occhi sempre puntati alla suola delle proprie scarpe, ma neanche con la testa per aria o con gli occhi rivolti alle proprie spalle. Chi è causa del suo mal, pianga se stesso.

 

Chiarito ciò, si apre il problema spinoso: è chi cade dentro la buca a dover dimostrare che la stessa non era visibile con l’ordinaria diligenza oppure è piuttosto il Comune a dover dare prova dell’esatto contrario, ossia del fatto che l’ostacolo era facilmente avvistabile?

È chiaro che la questione è di fondamentale importanza: chi non fornisce tale dimostrazione perde la causa (l’ente pubblico allora pagherà, il cittadino invece perderà il risarcimento).

 

Salvo qualche orientamento minoritario, la giurisprudenza condivide la prima impostazione: è il danneggiato ad avere ciò che si chiama, in termini tecnici, l’onere della prova. In buona sostanza, chi cade e si fa male deve riuscire a dimostrare che la strada nascondeva una insidia nascosta e imprevedibile, proprio come un trabocchetto, e che quindi, anche con quattro occhi puntati non sarebbe mai riuscito ad evitare l’infortunio.

 

Ora, è chiaro che le condizioni soggettive dell’infortunato e le condizioni oggettive dell’ambiente circostante giocano un ruolo chiave. Ed è qui che si inserisce una recente e interessante sentenza della Corte di Appello di Napoli [1]. Il Comune – si legge nel provvedimento – non deve risarcire il cittadino perché cade su una buca, se la stessa è di considerevoli dimensioni, sono in corso lavori di riparazione (e, quindi, lo stato dissestato dell’asfalto è evidente), l’incidente è avvenuto in pieno giorno e il danneggiato è di età giovane, tale cioè da consentirgli non solo una vista ottimale, ma anche di poter evitare per tempo l’ostacolo senza manovre particolarmente pericolose. Vale a dire: se mancano i presupposti di insidia e trabocchetto in base alle condizioni oggettive e soggettive non c’è alcun risarcimento.

 

La presenza di questi elementi gioca a sfavore del danneggiato, per il quale sarà più difficile, se non impossibile, dare prova dell’insidia e del trabocchetto.

 

In buona sostanza, il giovane con dieci-decimi di vista che cammina con il sole alto non può non accorgersi di una buca se questa ha una dimensione considerevole.


[1] C. App. Napoli, sent. n. 3144/15.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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