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Lo sai che? Pubblicato il 28 febbraio 2016

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Lo sai che? Separazione coniugi: chi ha diritto al cane o al gatto?

> Lo sai che? Pubblicato il 28 febbraio 2016

Animali domestici: nell’accordo di separazione consensuale trova spazio il mantenimento e il diritto di visita degli animali.

Con quale dei due coniugi va a vivere il cane o il gatto se la coppia si separa? Proprio come avviene coi figli, a decidere – su richiesta espressa delle parti – può essere il giudice nel caso di separazione giudiziale, quella cioè a cui si ricorre quando marito e moglie non trovano un accordo sulle condizioni della separazione.

In passato la Corte di Cassazione ha ritenuto legittimo affidare il gatto al coniuge presso il quale era stata collocata la figlia minore, per via del legame affettivo che si era creato tra la bambina e il suo animaletto.

Nel caso, invece, di separazione consensuale – quella cioè in cui i coniugi trovano un’intesa su tutti gli aspetti personali e patrimoniali successivi allo scioglimento del legame, sicché decidono di non farsi causa l’un l’altro – ben può l’accordo di separazione contenere clausole sul mantenimento dell’animale domestico e sul diritto di visita di uno dei due padroncini. Non vi sono infatti ostacoli ad omologare un’intesa di tale tipo, per quanto possa apparire anomalo gestire alla stessa stregua figli e animali. A ribadirlo è il Tribunale di Como in una recente sentenza [1].

 

È lecito – si legge nel provvedimento in commento – inserire, all’interno dell’atto di separazione consensuale, una postilla che disciplina il mantenimento e i tempi di frequentazione del cane. L’accordo fra le parti non contrasta con alcun principio di ordine pubblico; anzi: interviene su di una questione meritevole di tutela perché risulta di particolare interesse per le parti e non si esaurisce nella sfera economica. Ma – prosegue la sentenza – quando gli ex sono in contrasto sul punto, il giudice non è affatto tenuto a assegnare l’animale d’affezione a uno dei due.

Nel caso di specie il giudice, pur omologando l’accordo di separazione, considera una “caduta di stile sul piano culturale” la scelta di disciplinare la responsabilità e gli oneri patrimoniali connessi al cane di famiglia sul piano terminologico le clausole adottate di solito in tema di affidamento, collocazione e protocollo di visita dei figli minori.

Del resto, gli animali d’affezione, anche secondo la convenzione di Strasburgo, sono oggetto di tutela al pari delle persone umane che non delle cose. Dunque, l’accordo tra gli ex sull’affidamento del quadrupede non viola alcuna norma cogente e va dunque omologato, benché il giudice consigli alle coppie di regolare con impegni stragiudiziali le sorti del loro animale domestico.

In ogni caso, il giudice sembra invitare, per il futuro, tutti coloro che vogliano regolare l’affidamento del proprio cane dopo la separazione, a regolare tali rapporti attraverso contratti (e quindi in via stragiudiziale), senza dover scomodare il decreto di omologa del giudice. Infatti ben tali questioni ben possono trovare spazio in una scrittura privata, senza per forza essere portati all’attenzione del giudice.

In particolare, il tribunale ha rilevato che, quanto alla suddivisione delle spese di mantenimento e di cura del cane, dette condizioni hanno sicuramente un contenuto economico al pari di qualsiasi altra spesa relativa a beni o servizi di interesse familiare; mentre, quelle relative a questioni di affezione dell’animale, pur non avendo un contenuto economico, attengono a questioni che per la coppia rivestono un particolare interesse e tale interesse, per essere meritevole di tutela, non deve necessariamente esaurirsi nella sola sfera patrimoniale.

Tanto detto, premesso che in caso di disaccordo tra i coniugi il giudice della separazione non è tenuto ad occuparsi dell’assegnazione degli animali di affezione, in presenza di accordi liberamente assunti dai coniugi, non vi è luogo a procedere nel merito di dette questioni regolate autonomamente dalle parti, ma il Tribunale deve limitarsi solo a verificare la sussistenza dei presupposti dell’omologazione come sopra richiamati e perciò la conformità della regolamentazione proposta con l’ordine pubblico e le prescrizioni del nostro ordinamento.

Gli animali hanno diritti

Nella un disegno di legge che prevede di introdurre l’articolo 455 ter Cc, rubricato “Affido di animali familiari in caso di separazione dei coniugi” con previsione anche della audizione di esperti del comportamento animale

note

[1] Trib. Como, sent. del 3.02.2016.

Autore immagine: 123rf com

Tribunale di Como, sez. Civile, sentenza 3 febbraio 2016
Presidente/Relatore Montanari

Fatto e diritto

A scioglimento della riserva che precede,
vista la istanza di omologa del verbale di separazione personale per mutuo consenso redatto dai coniugi … e … in data. – 1 – 2016; osservato che:
le condizioni di separazione contemplate nel ricorso concernono sostanzialmente (stante la assenza di prole, la mancanza di beni in comune e la dichiarata autosufficienza economica di entrambi iconiugi), la gestione di un animale domestico della coppia (cane …) sotto il profilo sia economico sia relazionale;
essendo lo accordo dei coniugi elemento fondante delle condizioni di separazione, l’atto in cui si realizza il consenso circa la separazione ha natura negoziale ancorché non contrattuale, incidendo su diritti soggettivi, talché la parte che si dolga di vizi del consenso circa gli accordi separativi può agire con la azione ordinaria di annullamento, la cui esperibilità presidia la validità del consenso come effetto del libero incontro della volontà dei coniugi; in tale contesto il decreto di omologa svolge la funzione di controllare la compatibilità della convenzione patrizia rispetto alle norme cogenti ed ai principi di ordine pubblico, nonché, in presenza di figli minori, di compiere ex art. 158 2 co. c.c. la più pregnante indagine circa la conformità delle condizioni relative ad affidamento e mantenimento allo interesse degli stessi (cfr. Cass. 9287/97, 2602/13);
ciò premesso in fatto e in diritto, devesi rilevare che le condizioni (di cui ai paragrafi 3- 4 – del ricorso) relative alla suddivisione delle spese di mantenimento e di cura del cane rivestono un indubbio contenuto economico, al pari di qualunque altra spesa relativa a beni o servizi di interesse familiare, né contrastano con alcuna norma cogente, talché nulla quaestio circa il loro inserimento nella presente sede e conseguente omologa;
quanto alle condizioni relative agli altri aspetti del rapporto con l’animale (paragrafo 5 e parte del3), esse (ricalcando impropriamente sul piano terminologico le clausole generalmente adottate in tema di affidamento, collocazione e protocollo di visita dei figli minori, il che a questo giudice pare una caduta di stile sul piano culturale) di fatto si preoccupano di assicurare a ciascuno dei comproprietari la frequentazione con l’animale (in via alternata) e la responsabilità sullo stesso; trattandosi di animale di affezione e/o di compagnia (secondo la definizione di cui alla Convenzione di Strasburgo 13/11/1987 e alla legge R. Lombardia 20/7/2006), non v’è dubbio che dette questioni, al di là della impropria assimilazione alla relazione genitoriale sul piano lessicale, rivestano un particolare interesse per i coniugi, interesse che, nella materia negoziale, per risultare meritevole di tutela, non si esaurisce nella sola sfera patrimoniale, siccome previsto dallo art. 1174 c.c.;
come già ritenuto dalla giurisprudenza di merito (ord. 2/3/2011 Trib. Milano), in caso di contrasto tra le parti il giudice della separazione non è tenuto ad occuparsi della assegnazione degli animali di affezione all’uno o all’altro dei coniugi, né della loro relazione con gli stessi, (almeno sinora, ovvero de iure condito, essendo pur sempre possibile in via de iure condendo, data la fantasia del legislatore, una estensione in tal senso dell’oggetto dei procedimenti di famiglia, come evincesi dal disegno di legge 3231 della XVI legislatura, che prevede di introdurre l’art. 455 ter c.c. “affido di animali familiari in caso di separazione dei coniugi” con previsione anche della audizione di esperti del comportamento animale);
per contro nella presente sede, in presenza di accordi liberamente assunti dai coniugi, non vi è luogo a provvedere circa il merito di dette questioni ma solo a verificare la sussistenza dei presupposti della omologazione come sopra richiamati; a tal fine, pur invitandosi le parti, per il futuro (per
es. in caso di divorzio o modifica delle condizioni di separazione) a regolare altrimenti, ovvero con impegni stragiudiziali, le sorti del loro animale domestico, devesi rilevare che i presenti accordi, anche nella parte in cui concernono interessi a contenuto non economico, non urtano con alcuna norma cogente, né con principi di ordine pubblico.

P.Q.M.

Omologa le condizioni di separazione consensuale tra i coniugi come da verbale. – – 2016. Si comunichi al competente ufficio di stato civile a cura della cancelleria.

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