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Lo sai che? Pubblicato il 28 febbraio 2016

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Lo sai che? Autoradio con volume alto: multe e procedimento penale

> Lo sai che? Pubblicato il 28 febbraio 2016

Reato per lo stereo dell’automobile che disturba la quiete pubblica: oltre alla sanzione amministrativa scatta anche quella penale.

Non c’è solo una multa per guida pericolosa nei confronti di chi ha il volume dell’autoradio troppo alto: se lo stereo è, infatti, “a palla” possono arrivare anche le contestazioni penali e, quindi, il reato. A chiarirlo è una recente sentenza della Cassazione [1]. Ma procediamo con ordine, analizzando tutte le possibili conseguenze per chi guida con la musica troppo alta.

La multa

Una norma poco spesso applicata del codice della strada [2] stabilisce che il volume dell’autoradio deve rientrare entro le soglie stabilite dal Regolamento di attuazione. Quest’ultimo, a sua volta, prevede che la musica non possa superare “60 LAeq dB misurato a 10 cm dall’orecchio del guidatore con il microfono rivolto verso la sorgente e con il veicolo a portiere e finestrini chiusi, e, comunque, deve essere tale da non recare pregiudizio alla guida del veicolo”. Senza strumenti di precisione, capaci di quantificare la soglia del rumore, è chiaro che tutto è rimesso alla discrezione dei verbalizzanti. La polizia quindi accertarsi se, alla luce delle comuni regole di buon senso, il volume consente di guidare in piena sicurezza, avvertendo i rumori esterni dall’abitacolo come clacson, sirene, fischi di un vigile urbano, un tamponamento tra auto, ecc.

In caso di violazione di tale regola, la sanzione è di carattere puramente amministrativo (al pari, quindi, di un verbale per eccesso di velocità): si tratta di una multa da 41 euro a 168 euro.

La sanzione viene irrogata dall’autorità che ha redatto il verbale.

Il reato

Se il rumore disturba il vicinato – si pensi all’automobile con lo stereo alto, ai margini della strada, mentre il conducente è intento a parlare con gli amici sul marciapiede – può scattare anche il reato di disturbo della quiete pubblica. A precisarlo è una sentenza dell’altro ieri della Suprema Corte [2].

Nel caso di specie si era di fronte a un l’impianto stereo di particolare potenza montato sull’automobile: tre amplificatori in tutto, due da 200 watts e uno da 1500 watts. Facile immaginare l’effetto col volume alto.

E proprio questo, cioè l’audio “a palla”, costa caro all’automobilista. Per lui condanna a 300 euro di ammenda per avere disturbato le persone percorrendo, di sera, una strada cittadina.

Secondo i giudici non ci sono dubbi: quando ad essere disturbato non è un solo soggetto o alcuni ben specificamente individuati, ma una collettività indeterminata (per esempio: i proprietari di appartamento nelle vicinanze) vi sono tutti gli estremi per contestare il reato di “disturbo del riposo e delle occupazioni delle persone”.

L’illecito penale si consuma anche in relazione alla concreta situazione ambientale. Pertanto, è più difficile contestare il reato in pieno giorno, in una via trafficata. Si capovolge la valutazione qualora la condotta venga posta in essere durante le ore notturne ed in pieno centro. Si tratta di un comportamento potenzialmente molesto, secondo la Cassazione. Consequenziale il “sequestro” dell’impianto stereo presente sulla vettura.

Viene ritenuto sufficiente, come prova, il resoconto fatto da uno degli agenti intervenuti: un elemento che risulta decisivo per considerare concreto, nell’azione dell’automobilista, il pericolo di “arrecare oggettivamente disturbo alla quiete pubblica”.

note

[1] Cass. sent. n. 7543/2016 del 25.02.2016.

[2] Art. 155 cod. str.

Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza 15 dicembre 2015 – 25 febbraio 2016, n. 7543
Presidente Franco – Relatore Socci

Ritenuto in fatto

1. II tribunale di Messina con sentenza del 26 novembre 2014 condannava L.A. per il reato di cui all’art. 659 del cod. pen. alla pena di € 300,00 di ammenda oltre alle spese processuali.
2. La Corte di appello di Messina trasmetteva alla Corte di Cassazione l’atto di appello ai sensi dell’art 568, comma 5, del cod. proc. pen.
L. Antonio proponeva appello (come sopra visto, ex art 568 cod. proc. pen., trasmesso a questa Corte) tramite il difensore, deducendo i motivi di seguito enunciati, nei limiti strettamente necessari per la motivazione, come disposto dall’art. 173, comma, disp. att., c.p.p. 2. 1. Erronea applicazione della legge penale in ord
2. 1. Violazione dell’art. 606, comma 1, lettera B, C, ed E del cod. proc. pen., in relazione all’art 659 dei cod. pen.
Il giudicante non descrive adeguatamente l’iter logico attraverso il quale giunge alle conclusioni; infatti risultano indeterminate le persone ed indimostrata la concreta idoneità potenziale alla lesione del bene giuridico protetto dalla norma.
Mancano denunce da parte dei residenti, e mancano accertamenti strumentali del rumore. In corso dell’istruttoria veniva escusso un solo carabiniere, Puliafito, nonostante le richieste della difesa di sentire anche l’altro agente operante, G.. La mancata assunzione della prova testimoniale configura una violazione di legge.
Ha chiesto quindi l’annullamento della sentenza impugnata.

Considerato in diritto

3. L’impugnazione è inammissibile per manifesta infondatezza dei
motivi.
II ricorrente è stato fermato in ore serali dalla polizia giudiziaria che ha provveduto al sequestro dell’impianto stereo, montato sull’autovettura, costituito da tre amplificatori, uno da 1500 Watts e due da 200 Watts. Egli transitava sulla strada pubblica con alto volume dello stereo, comportamento potenzialmente idoneo a disturbare il riposo e le occupazioni delle persone.
In tema di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone, l’effettiva idoneità delle emissioni sonore ad arrecare pregiudizio ad un numero indeterminato di persone costituisce un accertamento di fatto rimesso all’apprezzamento del giudice di merito, il quale non è tenuto a basarsi esclusivamente sull’espletamento di specifiche indagini tecniche, ben potendo fondare il proprio convincimento su altri elementi probatori in grado di dimostrare la sussistenza di un fenomeno in grado di arrecare oggettivamente disturbo della pubblica quiete. (Fattispecie in cui l’intensità delle emissioni sonore è stata ricostruita mediante la deposizione dei testimoni, i quali avevano riferito di non riuscire a seguire i programmi televisivi). (Sez. 3, n. 11031 del 05/02/2015 – dep. 16/03/2015, Montoli e altro, Rv. 263433).
Nel nostro caso l’accertamento è avvenuto con l’escussione di un agente di polizia giudiziaria, verbalizzante, e con il sequestro dell’impianto, di elevata potenza sonora; inoltre nella motivazione, esauriente e non contraddittoria, non si rinvengono manifeste illogicità.
La mancata assunzione dell’altro agente di polizia giudiziaria (G.) non è rilevante, perché non è dimostrata nel ricorso la sua decisività ai fini di un giudizio diverso; infatti egli ha fatto gli stessi accertamenti e verbalizzato unitamente all’agente escusso in udienza.
Deve ritenersi “decisiva”, secondo la previsione dell’art. 606 lett. d) cod. proc. pen., la prova che, confrontata con le argomentazioni contenute nella motivazione, si riveli tale da dimostrare che, ove esperita, avrebbe sicuramente determinato una diversa pronuncia; ovvero quella che, non assunta o non valutata, vizia la sentenza intaccandone la struttura portante. (Sez. 4, n. 6783 dei 23/01/2014 – dep. 12/02/2014, Di Meglio, Rv. 259323).
Alla dichiarazione di inammissibilità derivano la condanna alle spese e la condanna al pagamento in favore della cassa delle ammende di € 1.000,00.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di € 1.000,00 in favore della cassa delle ammende.

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