Guida in stato di ebbrezza e rifiuto alcoltest: il fatto è tenue
Lo sai che?
28 Feb 2016
 
L'autore
Redazione
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Guida in stato di ebbrezza e rifiuto alcoltest: il fatto è tenue

Archiviazione del procedimento penale e nessuna punizione per chi guida ubriaco, ma scatta lo stop della patente: così le Sezioni Unite della Cassazione.

 

È ufficiale: chi guida in stato di ebbrezza ed ha sforato la soglia di alcol oltre la quale scatta il penale (0,8 g/l), oppure si rifiuta di effettuare l’alcoltest potrà ottenere la “non punizione” (archiviazione del procedimento penale e non menzione sul casellario giudiziario), sempre che non sia recidivo o che al reato non si applichino aggravanti (come per esempio quella di aver provocato un incidente). La conferma è arrivata ieri da una importante sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione [1]: la Corte ha concretizzato i timori di quanti, all’indomani della recente riforma del codice penale [2], avevano temuto che la causa di non punibilità della cosiddetta “tenuità del fatto” (applicabile a tutti i reati puniti con sanzione pecuniaria o con pena detentiva inferiore nel massimo a cinque anni) potesse valere anche per chi è alla guida sotto i fumi dell’alcol. E la risposta è stata affermativa.

 

Il beneficio è consistente: il procedimento penale non si terrà più poiché verrà automaticamente archiviato. In più, la fedina penale del colpevole resterà immacolata. Resta però la sospensione della patente.

 

Questo sistema porta con sé un enorme paradosso: se il conducente non sfora il limite di alcol che porta al penale, ma rientra in quello per il quale è prevista la semplice sanzione amministrativa (ossia da 0,51 a 0,8 grammi per litro di sangue) resta punibile. E questo perché la tenuità del fatto si applica solo ai reati e non agli illeciti amministrativi. La contraddizione sta nel fatto che chi più bene, più ha possibilità di evitare le sanzioni. Per un approfondimento sul tema leggi “Guida in stato di ebbrezza: i più ubriachi evitano multa e penale“.

 

 

La guida in stato di ebbrezza è un fatto tenue

Secondo la Corte, mettersi al volante in stato di ebbrezza è un fatto la cui gravità non è tale da dover portare a una condanna. In buona sostanza si parla di un “fatto tenue”.

La norma sulla particolare tenuità risulta posta nella parte generale del codice penale, segno che il legislatore non ne vuole ridurre la portata a qualche categoria di reato. E dunque l’istituto deve ritenersi applicabile a tutti gli illeciti penali, anche a quelli che si indicano tradizionalmente come “senza offesa”. La regola vale anche per i reati nei quali sono previste soglie di punibilità come nel caso dell’accertamento del tasso alcolemico nel sangue di chi si mette alla guida dall’auto.

 

In ogni caso se il giudice si pronuncia per la non punibilità del fatto per via della “particolare tenuità”, ha il dovere di disporre la trasmissione degli atti all’autorità amministrativa per la irrogazione delle sanzioni amministrative accessorie e di disporre direttamente la sospensione della patente di guida. E ciò perché l’applicazione della causa di non punibilità presuppone comunque l’accertamento del reato e quindi lo stop alla licenza di guida.

 

 

Se c’è un incidente

Negli scorsi mesi la Cassazione ha anche detto [3] che, quando si è responsabili di guida in stato di ebbrezza e si è stati causa di un incidente stradale non si può invocare la non punibilità per particolare tenuità del fatto. Il codice penale, infatti, prevede l’esclusione della punibilità ove vi sia la “particolare tenuità dell’offesa” attraverso la “modalità della condotta” o a causa della “esiguità del danno o del pericolo”. Sicché, qualora il conducente ubriaco abbia provocato un sinistro, non può chiedere l’archiviazione del procedimento.

 

 

Sanzioni dal Prefetto

La causa di non punibilità ben può essere applicata a ogni fattispecie criminosa, a patto che ne ricorrano i presupposti e nel rispetto dei limiti fissati dalla norma: vale a dire soltanto se si tratta di una fattispecie punita con:

 

– sanzione pecuniaria

– oppure con sanzione detentiva inferiore nel massimo a cinque anni.

 

In ogni caso, la condotta non deve essere abituale. Il comportamento deve ritenersi abituale quando l’autore ha commesso, anche successivamente, più reati della stessa indole, oltre quello oggetto del provvedimento.

 

La causa di non punibilità non significa poter continuare a circolare liberamente. Il giudice, infatti, nell’archiviare il procedimento invia gli atti al Prefetto per l’applicazione delle sanzioni amministrative accessorie stabilite dalla legge: in pratica non si potranno evitare né la sospensione o la revoca della patente, né la confisca del veicolo.

 

 

Favor rei

Il beneficio della non punibilità si applicherà anche ai fatti commessi prima dell’entrata in vigore della riforma, vale a dire al 2 aprile 2015: in tal caso, per il principio del “favor rei” (che implica l’applicazione, al colpevole, della pena più leggera, nel caso di successione temporale di due norme con sanzioni diverse), la questione è deducibile e rilevabile direttamente dal giudice: in pratica, se è riconosciuta la sussistenza della particolare tenuità, il collegio di legittimità dichiara la causa di non punibilità anche d’ufficio annullando senza rinvio la sentenza impugnata.

 

 

Le motivazioni della sentenza

Quando si potranno leggere anche le motivazioni della sentenza, si potranno capire alcuni aspetti che non sono stati affrontati. È il caso, soprattutto, della possibilità di riconoscere la tenuità del fatto anche quando il tasso alcolemico supera la soglia di 1,5 grammi/litro, oltre cui scattano le sanzioni più pesanti perché il legislatore ritiene si entri nella fattispecie più grave.

 

Sappiamo, infatti, che, per il caso di guida in stato di ebbrezza, sono previsti tre scaglioni di sanzioni a seconda della gravità della condotta:

 

da 0,51 a 0,8 g/l (grammi di alcol per litro di sangue) non ci sono sanzioni penali ma solo di carattere amministrativo (sanzione pecuniaria di 531 euro oltre alla decurtazione di 10 punti dalla patente, con sospensione della stessa patente da 3 a 6 mesi);

 

da 0,81 a 1,5 g/l si passa al penale, ma la sanzione è più lieve: ammenda da 800 a 3.200 euro, decurtazione di 10 punti e sospensione della patente da 6 mesi a un anno;

 

da 1,5 g/l in su scatta la sanzione penale più severa: ammenda da 1.500 a 6mila euro, decurtazione di 10 punti, sospensione della patente da 1 a 2 anni, confisca dell’auto.

 


[1] L’udienza che ha riguardato entrambe le questioni si è tenuta l’altro ieri e sinora sono disponibili solo le rispettive informazioni provvisorie (la n. 4 e la n. 5 del 2016, depositate ieri).

[2] Art. 131 bis cod. pen.

[3] Cass. sent. n. 36782/2015 del 10.09.2015.

 

Autore immagine: 123rf com

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
 
Commenti