Immobile in comunione: reddito da locazione diviso tra i coniugi
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29 Feb 2016
 
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Maria Monteleone
 


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Immobile in comunione: reddito da locazione diviso tra i coniugi

Se l’immobile locato è in comunione legale tra i coniugi, entrambi devono dichiarare il reddito da locazione percepito, anche se il contratto è intestato a uno solo di essi.

 

Il reddito proveniente dalla locazione dell’immobile in comunione legale deve essere dichiarato ai fini Irpef da entrambi i coniugi, anche quando il contratto di locazione è intestato a uno solo di essi e il pagamento dei canoni avviene sul suo conto corrente personale non cointestato. È quanto precisato da una recente ordinanza della Cassazione [1] che ha ricordato come le previsioni contrattuali delle parti non possano prevalere sulle disposizioni di legge in merito alle imposte sui redditi.

 

In caso di locazione dell’immobile rientrante nella comunione legale dei coniugi, entrambi devono dichiarare il reddito da locazione ai fini IRPEF. Tale obbligo è previsto dalla legge e non può essere superato dall’accordo con il terzo estraneo alla comunione legale (cioè l’inquilino dell’immobile) con cui viene stabilito che il contratto è intestato solo al marito/moglie e che sia solo l’intestatario a percepire i canoni versati sul proprio conto corrente personale.

La legge [2] prevede infatti che, ai fini della determinazione del reddito complessivo o della tassazione separata, si tenga conto anche dei redditi dei beni che formano oggetto della comunione legale i quali sono imputati a ciascuno dei coniugi per metà del loro ammontare netto o per la diversa quota stabilita in sede di modifiche convenzionali alla comunione [3].

 

Ne deriva, secondo la Cassazione, che “il giudice del merito non può omettere di valorizzare l’appartenenza dell’immobile alla comunione coniugale” al fine di applicare (prescindendo dalle apparenze contrastanti desumibili dal contratto di locazione) la specifica disciplina di imputazione dei redditi che ne derivano; a meno che le parti non dimostrino in giudizio il patto di deroga al regime legale della comunione. La legge prevede, infatti, un’imputazione necessaria dei redditi in questione, con la sola deroga riservata alla eventuale previsione di modifiche convenzionali stipulate dai coniugi. Di conseguenza, altre pattuizioni sull’intestazione del contratto di locazione o sul pagamento dei canoni (per di più intervenute con terzi estranei alla comunione legale) “non sono idonee a modificare l’imputazione legale dei redditi ai fini fiscali“.

 

In sintesi, se l’immobile locato è in comunione legale, a prescindere da chi dei coniugi è intestatario del contratto di locazione e da chi riceve l’addebito sul conto corrente, si applica la regola legale per cui il reddito si considera imputato per metà ad entrambi i coniugi e quindi entrambi devono inserirlo nella propria dichiarazione dei redditi.

 

L’unico modo per evitare l’imputazione del reddito ad entrambi è quello di modificare il regime di comunione legale dell’immobile e stabilire, con apposita convenzione, che i suoi frutti (canoni di locazione) siano percepiti in tutto o in una sola parte (diversa dalla metà) solo dal marito o dalla moglie.


[1] Cass. ord. n. 3085/2016.

[2] Art. 4 TUIR.

[3] Art. 210 cod. civ.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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