Bollo auto: addio cartella di pagamento dopo tre anni
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29 Feb 2016
 
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Bollo auto: addio cartella di pagamento dopo tre anni

Prescrizione e decadenza: la cartella esattoriale di Equitalia va notificata entro tre anni che decorrono dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello di accertamento.

 

Addio pagamento del bollo auto dopo tre anni: in particolare, se il contribuente non riceve la notifica della cartella esattoriale di Equitalia entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui l’accertamento è divenuto definitivo, nulla è più dovuto dall’automobilista. Lo chiarisce la Commissione Tributaria Regionale di Catanzaro, con una recente sentenza [1] che spezza una ulteriore lancia a favore del termine breve di prescrizione del bollo auto (a fronte di qualche precedente che, invece, aveva parlato di una prescrizione pari a 10 anni).

Così come già aveva detto la CTP di Cosenza il mese scorso, anche per la commissione di secondo grado calabrese, quando si parla di bollo auto, “la cartella esattoriale deve essere notificata da Equitalia, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui l’accertamento è divenuto definitivo”.

 

Attenzione al calcolo. Non bisogna fare errori nel momento in cui si esegue il calcolo per verificare se il bollo auto è ancora dovuto o meno. Difatti l’anno in cui viene inviata la richiesta di pagamento non deve essere calcolato, così come va calcolato per intero il terzo anno. Infatti, la legge [2] stabilisce che il pagamento non è più dovuto se la cartella di pagamento di Equitalia non è notificata entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui il pagamento è divenuto definitivo. Tanto per fare un esempio: per il pagamento dovuto a gennaio 2015, la prescrizione si compie solo a partire dal 1° gennaio 2019, ossia tre interi anni dopo il 1° gennaio 2016 (anno successivo a quello in cui il tributo è divenuto definitivo). La cartella esattoriale notificata il 2 gennaio 2019 sarebbe nulla perché ormai scaduto il termine. Insomma, la dead line si compie solo dopo il 31 dicembre.

 

Una delle misure più utilizzate da Equitalia per riscuotere il auto è il fermo auto. Se tuttavia il contribuente riceve il preavviso di fermo senza che Equitalia gli abbia mai notificato la cartella di pagamento, la misura cautelare può essere impugnata. Equitalia ha l’obbligo di esibire l’originale della relata di notifica o dell’avviso di ricevimento della raccomandata, per dar prova dell’avvenuta consegna del plico al titolare del mezzo. Anche, l’ingiunzione di pagamento per il bollo auto è nulla se il fisco non produce in giudizio l’originale dell’avviso di ricevimento dell’accertamento spedito con raccomandata.

 

Una volta iscritto il fermo auto, l’unica soluzione per il contribuente di tornare a utilizzare il mezzo è chiedere un’istanza di rateazione e pagare la prima rata: in tal caso Equitalia rilascerà un’autorizzazione – da depositare poi al PRA – per far sospendere il blocco dell’auto. Diversamente, si può tentare la carta dell’impugnazione al giudice, chiedendo prima la sospensiva. A tal proposito rinviamo alla guida “Bollo auto: quando scatta il blocco”. Per conoscere poi le singole annualità in cui il bollo auto è ormai scaduto e gli arretrati non sono dovuti, leggi: “Bollo: quali arretrati non si pagano”.

 

 

Il bollo auto non è dovuto se c’è già il fermo

Le Regioni non possono imporre l’obbligo di pagare il bollo auto anche per le vetture soggette a fermo amministrativo o giudiziario. A tale conclusione è pervenuta la Corte costituzionale nel 2012 [3].

I giudici di palazzo della Consulta hanno chiarito che la tassa automobilistica è tributo istituito e regolato da legge statale, attribuita per intero alle regioni a statuto ordinario assumendo contestualmente la denominazione di tassa automobilistica regionale.

I tributi regionali, infatti, possono “propri” e “propri derivati”. I primi sono quelli istituiti dalle regioni con proprie leggi in relazione ai presupposti non assoggettati ad imposizione erariale mentre i “tributi propri derivati” sono quelli istituiti e regolati da leggi statali, il cui gettito è attribuito alle regioni, le quali possono modificarne le aliquote e disporre esenzioni, detrazioni e deduzioni nei limiti e secondo i criteri fissati dalla legislazione statale e nel rispetto della normativa comunitaria.

Se ne desume, ha proseguito la Corte costituzionale, “che la Regione, con riferimento alla tassa automobilistica che, in tale contesto, si qualifica come tributo proprio derivato:

a) non può modificarne il presupposto ed i soggetti d’imposta (attivi e passivi);

b) può modificarne le aliquote nel limite massimo fissato dalla legge [4] ossia tra il 90 ed il 110 per cento degli importi vigenti nell’anno precedente;

c) può disporre esenzioni, detrazioni e deduzioni nei limiti di legge e, quindi, non può escludere esenzioni, detrazioni e deduzioni già previste dalla legge statale”.


[1] CTR Catanzaro, sent. del 3.02.2016.

[2] Art. 1, comma 163, della legge 296/06.

[3] C. Cost. sent. n. 288/2012

[4] Art. 24 del d.lgs. n. 504 del 1992.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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