Consulenze legali: l’avvocato può fare sconti su internet
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29 Feb 2016
 
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Consulenze legali: l’avvocato può fare sconti su internet

Legittima l’affiliazione del professionista a piattaforme online come Groupon per la vendita di servizi legali scontati: non è accaparramento della clientela.

 

Gli avvocati devono essere lasciati liberi di “mettere in vendita” le proprie prestazioni professionali su piattaforme online come Groupon, assicurando ai clienti del circuito uno sconto particolare. Questo comportamento non può essere visto come un accaparramento della clientela e vietarlo significherebbe restringere il gioco della concorrenza.

Si chiude così la vicenda che vede contrapposta l’Autorità Garante del Mercato (Agcm) e il CNF, accusato quest’ultimo di aver adottato un parere [1] che limitava ai legali l’utilizzo di portali internet per pubblicizzare i propri servizi. È lecito insomma trovare un avvocato su Groupon che promuove una speciale scontistica per chi vuol fare una causa di divorzio o vuole impugnare una cartella esattoriale. Così come è lecito – ed anzi è tipico dei tempi moderni – vendere consulenze legali sul web attraverso portali che sono punto di incontro tra la domanda dei cittadini e l’offerta degli avvocati.

 

Al Cnf viene così comminata una multa di 912 mila euro: l’accusa è quella di aver tentato, per l’ennesima volta, di limitare il gioco della concorrenza, riportando la classe forense italiana a un’epoca preistorica, quando ancora i clienti erano quelli del quartiere o – per i più “noti” – quelli della sola città. Voler limitare l’utilizzo di internet per farsi conoscere a nuove piazze è, ancora una volta, un atteggiamento anacronistico e poco rispettoso delle regole del mercato, come sancite dall’Unione Europea. Non solo: significa anche calpestare le capacità di quella classe di giovani e volenterosi avvocati che sa utilizzare gli strumenti del web; non ci si può ricordare di loro solo quando è il momento di pagare cassa e contributi all’Ordine. Come si pretende di far competere il giovane avvocato, appena uscito dal praticantato, e gli studi di generazioni di famiglie se al primo viene inibita la possibilità di farsi conoscere? Le sole capacità professionali – in un’epoca in cui si sceglie tutto su internet – non sono più sufficienti. C’è bisogno di spirito di autopromozione, seppur nel rispetto del decoro e degli altri colleghi.

 

Dura e incisiva l’accusa dell’Antitrust nei confronti dell’organo rappresentativo degli avvocati, la cui condotta viene addirittura definita di “particolare gravità”: piattaforme come Groupon non rappresentano un mediatore che fa incontrare la persona che cerca la prestazione e il professionista che offre il servizio; si tratta soltanto di uno spazio on line che l’avvocato può assicurarsi versando un corrispettivo in denaro e che gli consente di presentare la sua attività professionale in cambio di uno sconto all’utente che decide di utilizzare i suoi servigi.

Il Cnf non può quindi inibire il ricorso da parte degli avvocati a un importante strumento per pubblicizzare e diffondere informazioni, anche di carattere economico, circa la propria attività professionale, limitando lo sviluppo di un’effettiva concorrenza nel mercato, con evidenti ricadute negative anche sugli stessi consumatori.

 

La vicenda

Già in passato il CNF aveva bollato l’attività dell’avvocato iscritto a Groupon come lesiva delle regole deontologiche che vietano l’accaparramento di clientela. E già in una prima occasione era intervenuto l’Antitrust con una prima pesante sanzione. Sanzione però che era stata impugnata al Tar Lazio; ma anche il giudice amministrativo aveva sostanzialmente confermato la decisione dell’Agcm, riconoscendo come restrittiva la condotta del Cnf.

 

Nella delibera del 23 ottobre scorso, il Cnf finisce per riproporre i principi posti alla base del suo precedente parere già condannato. La recidiva però oggi gli costa circa 1 milione di euro di multa.


La sentenza

I748B – CONDOTTE RESTRITTIVE DEL CNF-INOTTEMPERANZA Provvedimento n. 25868
L’AUTORITÀ GARANTE DELLA CONCORRENZA E DEL MERCATO NELLA SUA ADUNANZA del 10 febbraio 2016;

SENTITO il Relatore Dottor Salvatore Rebecchini;
VISTO l’articolo 101 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE);
VISTA la Legge 10 ottobre 1990, n. 287;
VISTO in particolare l’articolo 15, comma 2, della citata legge, nella parte in cui prevede che, in
caso di inottemperanza alla diffida di cui al comma 1 dello stesso articolo, l’Autorità applica la sanzione amministrativa pecuniaria fino al dieci per cento del fatturato ovvero, nei casi in cui sia stata applicata la sanzione di cui al comma 1, di importo non inferiore al doppio della sanzione già applicata con un limite massimo del dieci per cento del fatturato, determinando altresì il termine entro il quale il pagamento della sanzione deve essere effettuato;
VISTA la Legge 24 novembre 1981, n. 689;
VISTO il proprio provvedimento n. 25154 del 22 ottobre 2014, con il quale l’Autorità ha accertato che il Consiglio Nazionale Forense (di seguito anche CNF), in violazione dell’art. 101 TFUE, ha
posto in essere un’intesa unica e continuata, restrittiva della concorrenza, consistente nell’adozione di due decisioni volte a

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[1] CFN parere n. 48/2012.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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