Accompagnamento e disabilità non si calcolano nell’Isee
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1 Mar 2016
 
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Accompagnamento e disabilità non si calcolano nell’Isee

Le indennità erogate ai disabili, con l’assegno di accompagnamento, restano fuori dal calcolo dei redditi per l’Isee.

 

Non possono essere considerate reddito le indennità erogate dallo Stato ai disabili, ivi compreso il cosiddetto accompagnamento: pertanto, dette somme non devono essere conteggiate ai fini dell’Isee (l’indicatore della situazione economica equivalente). È quanto chiarito dal Consiglio di Stato con tre importanti sentenze depositate ieri [1].

Viene quindi confermato quanto già deciso, in primo grado, dal Tar Lazio, e cioè che le indennità di accompagnamento, così come tutti i trattamenti assistenziali, previdenziali e risarcitori percepiti dai disabili e dalle loro famiglie, non devono essere considerati reddito per il calcolo dell’Isee.

 

In particolare il Tar Lazio aveva bocciato alcune norme del decreto del presidente del consiglio di Ministri [2] che stabiliscono le modalità di calcolo dell’Isee; Palazzo Chigi aveva impugnato tale decisione ma anche in secondo grado l’esito del giudizio è stato favorevole ai disabili.

 

In tutte e tre le sentenze si legge che le indennità di accompagnamento e tutte le forme risarcitorie non servono a remunerare il disabile o a consentire l’accumulo del patrimonio personale, bensì a compensare un’oggettiva ed ontologica situazione d’inabilità che provoca in sé e per sé disagi e diminuzione di capacità reddituale. In pratica, le indennità percepite dai disabili “sono erogate al fine di attenuare una situazione di svantaggio”, “e tendono a dar effettività al principio di uguaglianza, di talché è palese la loro non equiparabilità ai redditi”. Di conseguenza l’Isee non può definire reddito un’indennità.

 

“Tali indennità sono accordate a chi si trova già così com’è in uno svantaggio al fine di pervenire in una posizione uguale rispetto a chi non soffre di quest’ultimo e a ristabilire una parità morale e competitiva”, prosegue la decisione. In alcun modo, quindi, tali somme possono essere assimilate a una fattispecie reddituale, anche perché “difetta un valore aggiunto, ossia la remunerazione d’uno o più fattori produttivi (lavoro, terra, capitale) in un dato periodo di tempo”.

 

Non ha trovato accoglimento neanche la difesa del Governo secondo cui il sistema delle franchigie può compensare in modo soddisfacente l’inclusione nell’Isee delle indennità. “per l’evidente ragione che i beneficiari e i presupposti delle franchigie stesse sono diversi dai destinatari e dai presupposti delle indennità”. Dunque, sempre secondo il Consiglio di Stato, il sistema delle franchigie previsto dall’Isee per bilanciare il “peso” delle indennità non compensa in modo soddisfacente.

 

In una delle tre sentenze, inoltre, i giudici confermano la decisione del Tar Lazio relativa all’inammissibilità delle franchigie differenziate in relazione alla maggiore o minore età del disabile.

 

 

Un Isee più basso per i disabili

Il governo ha preso atto della decisione, assicurando che, da oggi, le regole dell’Isee per i disabili verranno adeguate alla nuova situazione reddituale, tenendo escluse tutte le indennità assistenziali, previdenziali e risarcitorie percepite dallo Stato. Un Isee che, quindi, apparirà più basso e consentirà l’accesso ai servizi agevolati.


La sentenza

Consiglio di Stato, sez. IV, sentenza 3 dicembre 2015 – 29 febbraio 2016, n. 842
Presidente Giaccardi – Estensore Russo

Fatto e diritto

1. – Il sig. Corrado Loffredo e consorti assumono d’esser tutti disabili o congiunti di disabili medi, gravi o non autosufficienti, che in varia guisa percepiscono trattamenti assistenziali o sociosanitari.
Il sig. Loffredo e consorti rendono nota altresì l’emanazione del DPCM 5 dicembre 2013 n. 159 (in G.U. n. 19 del 24 gennaio 2014), atto regolamentare emanato in base all’art. 5, c. 1 del DL 6 dicembre 2011 n. 201 (conv. modif. dalla l. 22 dicembre 2011 n. 214) e concernente la revisione delle modalità per la determinazione ed i campi d’applicazione dell’indicatore della situazione economica equivalente (ISEE).
Quest’ultimo era stato introdotto dal Dlg 31 marzo 1998 n. l09 al fine di fissare criteri uniformi per la valutazione della situazione economica di coloro che richiedono prestazioni o servizi sociali o assistenziali non destinati alla generalità dei soggetti o, ad ogni modo, collegati nella misura o nel costo a determinate situazioni economiche. L’ISEE (art. 2 del DPCM) è quindi l’ordinario metodo «… di valutazione, attraverso criteri unificati, della situazione economica di coloro che richiedono prestazioni economiche

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[1] Cons. St. sent. n. 842/2016.

[2] Dpcm n. 159/2013.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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