Onorari dell’avvocato: il recupero solo con rito sommario
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1 Mar 2016
 
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Onorari dell’avvocato: il recupero solo con rito sommario

Le controversie relative alla liquidazione degli onorari di avvocato devono essere trattate con il rito sommario anche quando la domanda riguarda i presupposti del compenso; il giudice non può trasformare il rito in ordinario o dichiarare l’inammissibilità della domanda.

 

L’avvocato che voglia recuperare giudizialmente un credito professionale per prestazioni da questi svolte nei confronti del cliente ha tre strade:

 

– il procedimento speciale di cui agli artt. 28 e ss. Legge n. 794/1942 (solo per crediti relativi a procedimenti civili);

– il decreto ingiuntivo;

– il giudizio ordinario di cognizione.

 

Quanto al primo rimedio, le controversie in questione sono state ricondotte al rito sommario di cognizione [1], per via dei caratteri di semplificazione della trattazione e dell’oggetto limitato del processo. Secondo una recente sentenza della Cassazione [2], l’intero giudizio di liquidazione dei compensi, comprensivo anche delle questioni sull’esistenza del diritto del professionista, deve essere trattato con il nuovo rito sommario. Di conseguenza, nel caso in cui il giudizio in tale materia venga introdotto con rito ordinario e, dunque, con atto di citazione (o con atto di citazione in opposizione al decreto ingiuntivo ottenuto dall’avvocato), il Presidente del Tribunale deve disporre il mutamento del rito da ordinario in sommario; nominare il giudice relatore; fissare l’udienza di comparizione delle parti avanti al Collegio per la trattazione.

Una tale soluzione – sostiene la Corte – ha evidenti vantaggi di economia processuale.

 

Per tali procedimenti resta esclusa la possibilità di conversione nel rito ordinario [3]. Dunque, le controversie sulla liquidazione degli onorari dell’avvocato devono essere trattate col rito sommario e il giudice non può trasformare il rito in ordinario o dichiarare l’inammissibilità della domanda, anche quando motivo del “contendere” sono i presupposti del compenso.

 

Nel cosiddetto processo civile a “tre riti”(ordinario del lavoro e sommario di cognizione)il legislatore ha individuato 17 tipi di controversie da “assegnare” tassativamente al rito sommario e tra queste ci sono le “querelle” che riguardano gli onorari e i diritti dell’avvocato.

Il divieto per il giudice di passare al rito ordinario, una volta valutata la complessità della controversia, è un preciso limite imposto dalla delega legislativa [4], che non concede alcun margine di manovra discrezionale.


[1] Art. 702-bis cod. proc. civ.

[2] Cass. sent. n. 4002/2016.

[3] C. Cost. sent. n. 65/2014. La non convertibilità del rito sommario discende dalla espressa prescrizione impartita dalla legge delega (Art. 54, co. 4, lett. b), n. 2 L. n. 69/2009).

[4] Dlgs 150/20113e, la norma applicabile alla controversia esaminata con la quale è stata attuata la delega (legge 69/2009) in materia di riduzione e semplificazione dei procedimenti civili di cognizione.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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Commenti
29 Set 2016 simona lucianelli

Scusatemi, una domanda: e se il compenso dell’avvocato è al di sotto dei 5.000,00 euro si applica sempre il 702 bis in Tribunale o occorre il rito ordinario nanti il Giudice di Pace?
Grazie