Rumori in condominio: per il risarcimento non serve la prova del danno
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1 Mar 2016
 
L'autore
Maria Monteleone
 


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Rumori in condominio: per il risarcimento non serve la prova del danno

Rumori molesti e intollerabili del vicino: si può ottenere il risarcimento con la sola prova testimoniale degli altri condomini.

 

Il condomino può ottenere il risarcimento del danno da rumori molesti del vicino qualora questi superino la normale tollerabilità. A tale fine non serve la dimostrazione del danno subito in quanto esso è insito nella produzione dei rumori molesti e intollerabili. Si presume infatti che rumori costanti e fastidiosi pregiudichino, non solo e non necessariamente la salute, ma anche la vivibilità del proprio appartamento e la serenità della vita quotidiana (si pensi per esempio al disturbo del sonno o dell’attività lavorativa) cui ciascuna persona ha diritto.

 

È la Cassazione [1], in una recentissima sentenza, ad affermare che non serve la prova del danno non patrimoniale subito a causa dei rumori molesti e intollerabili. Secondo i giudici, per ottenere il risarcimento, è sufficiente provare che il rumore costante o periodico e non accidentale superi la normale tollerabilità [2].

È proprio sul punto che la pronuncia della Cassazione stupisce: la prova dell’intollerabilità può essere fornita tramite testimoni. Si tratta di un dato piuttosto innovativo in quanto, solitamente, si è costretti a richiedere una perizia fonografica al fine di “quantificare” il rumore e verificare se esso superi la soglia di tollerabilità.

 

Nel caso di specie, invece, ai giudici è bastata la prova testimoniale degli altri condomini per riconoscere il risarcimento del danno non patrimoniale all’inquilino più esposto ai rumori del vicino.

 

Secondo la citata pronuncia, nulla esclude, in astratto, che l’entità delle immissioni rumorose e il superamento del limite della normale tollerabilità possa essere oggetto di deposizione testimoniale (anche in relazione agli orari e alle caratteristiche delle immissioni stesse), spettando poi al giudice valutare, oltre l’attendibilità, anche la congruità delle dichiarazioni rese rispetto ai fatti di causa.

I condomini, per poter essere chiamati a testimoniare, non devono però avere un interesse che potrebbe legittimare la loro partecipazione alla causa [3]. Esso potrebbe sussistere, per esempio, laddove gli appartamenti abitati dai testimoni si trovassero nella medesima posizione — rispetto all’appartamento dal quale provengono le immissioni rumorose — dell’appartamento dell’attore o in una posizione assimilabile, tale da consentire di percepire le immissioni rumorose con la medesima intensità.

 

Spetta al giudice valutare la capacità a testimoniare, prima ancora dell’attendibilità, dei vicini abitanti nello stesso edificio dell’attore.

Dunque, qualora venga accertata la non tollerabilità delle immissioni, l’esistenza del danno è automaticamente accertata e non necessita di prova (cosiddetto danno in re ipsa).

Ne consegue il diritto del vicino ad ottenere il risarcimento del danno, fino a quando il pregiudizio derivante dalle immissioni intollerabili non venga eliminato.

 

In sintesi, la pronuncia della Cassazione non fa che alleggerire in modo evidente l’onere della prova a carico del condomino disturbato dai rumori del vicino, in quanto egli, per ottenere il risarcimento:

 

– deve solo provare il superamento della normale tollerabilità dei rumori;

 

– per fornire tale dimostrazione, gli basta chiamare a testimoniare gli altri condomini;

 

– non deve fornire la prova del danno concretamente subito a seguito dei rumori in quanto esso è insito nell’intollerabilità dei rumori molesti e costanti.


[1] Cass. sent. n. 2864/2016.

[2] Art. 844 cod. civ.

[3] Art. 246 cod. proc. civ.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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