Assegnazione della casa coniugale
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1 Mar 2016
 
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Assegnazione della casa coniugale

Separazione e divorzio con o senza figli: i criteri di scelta del giudice con cui assegna l’immobile di proprietà di uno o di entrambi i coniugi dopo lo scioglimento del matrimonio.

 

Uno dei punti più dolenti della separazione e del successivo divorzio tra i coniugi è l’assegnazione della casa (appunto detta “casa coniugale”), ossia l’immobile ove la coppia ha fissato la propria dimora stabile e ha convissuto durante tutto l’arco dell’unione. La conflittualità tra le parti si concentra proprio sul tetto familiare per via dell’elevato investimento in essa racchiuso, del forte carico di ricordi, arredi, utilità e beni che vi si trovano stipati.

Spetta al giudice stabilire a chi vada assegnata la casa coniugale e la decisione viene effettuata secondo alcune regole che tracceremo qui di seguito.

 

Per tutti gli altri immobili, invece (quelli cioè che non costituirono casa coniugale), il discorso è diverso e valgono le regole ordinarie a seconda del regime patrimoniale della coppia; pertanto:

 

– nel caso di comunione dei beni, essi andranno divisi equamente al 50%;

– nel caso di separazione dei beni resteranno nella proprietà del legittimo proprietario.

 

Dunque, le regole che qui di seguito vedremo valgono solo per la casa coniugale e non anche per tutti gli altri immobili.

 

 

A chi viene assegnata la casa coniugale?

Il problema dell’assegnazione della casa coniugale si pone solo quando la stessa sia di proprietà di entrambi i coniugi o del coniuge diverso da quello che ne chiede l’assegnazione. Nessun problema, infatti, può sussistere se l’assegnatario e il proprietario sono la stessa persona.

 

A decidere l’assegnazione della casa coniugale è il giudice, ma solo se la coppia abbia avuto figli e questi siano minorenni o maggiorenni non autosufficienti, o portatori di handicap.

 

Il giudice assegna al casa coniugale al coniuge presso cui vengono collocati i figli (ossia quello presso cui i ragazzi vanno a vivere stabilmente). La legge infatti stabilisce che, quando la casa coniugale è di proprietà esclusiva di un coniuge (o quando un solo coniuge ha la titolarità esclusiva di un diritto reale) il giudice deve comunque attribuire il godimento dell’abitazione familiare a quello convivente con i figli (minorenni o maggiorenni non economicamente autosufficienti).

 

 

Che succede se la coppia non ha avuto figli?

Se la coppia non ha avuto figli, la casa di residenza spetta al 50% a entrambi i coniugi qualora questi fossero in comunione dei beni, oppure rimane di proprietà del titolare dell’immobile nel caso di separazione dei beni. Nella prima ipotesi, spetterà poi agli ex coniugi decidere se vendere l’immobile e in che misura ripartire gli eventuali utili. Nel caso di contrasto è possibile il ricorso al giudice.

 

 

Chi paga le spese condominiali e le bollette?

Il coniuge assegnatario dell’immobile deve pagare le spese condominiali ordinarie ed, in generale, tutte le spese connesse all’utilizzazione del bene, e quindi le utenze domestiche (bollette della luce, gas, acqua), i canoni di abbonamento alla televisione, la tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, in ogni ipotesi in cui il provvedimento di assegnazione non ponga espressamente tali spese in capo al coniuge proprietario [1].

Le spese straordinarie continuano invece a gravare sul coniuge proprietario.

 

Al di là di ciò, il coniuge assegnatario non deve pagare alcun corrispettivo per il suo godimento. L’assegnatario non deve pagare alcun canone né altro importo all’altro coniuge per il godimento della casa, poiché qualunque forma di corrispettivo snaturerebbe la funzione dell’istituto, in quanto incompatibile con la finalità di tutela dei figli e inciderebbe direttamente sull’assetto dei rapporti patrimoniali tra i coniugi dettato dal giudice della separazione o del divorzio.

 

 

L’assegnazione della casa diminuisce l’importo del mantenimento?

Il giudice può tenere conto, in caso di disparità di reddito fra le parti, del valore dell’assegnazione della casa, determinando un assegno di mantenimento più basso a carico chi è stato estromesso dall’immobile; ciò per via dell’utilità che ottiene chi ne ha ricevuto l’assegnazione (valore che potrebbe essere determinato sulla base di un canone di affitto medio). Tuttavia, se l’assegnatario è privo di fonti di reddito, l’influenza del valore della casa coniugale è limitata: il giudice quindi fisserà un mantenimento in grado di consentirgli di fare fronte almeno al pagamento delle spese di godimento dell’immobile, oltre a quelle alimentari.

 

 

Chi paga il mutuo?

Il pagamento del mutuo spetta al proprietario dell’immobile. Di ciò tuttavia, il tribunale tiene conto ai fini della determinazione dell’assegno di mantenimento (che, pertanto, dovrà essere rivisto al ribasso).

Se l’immobile è in comunione dei beni, il mutuo continua a gravare al 50% su entrambi i coniugi.

 

 

L’assegnazione della casa va trascritta

È soggetto a trascrizione il provvedimento di assegnazione (e di revoca) della casa coniugale, pronunciato nell’ambito dei giudizi di separazione tra coniugi e di divorzio, anche quando il verbale contenente gli accordi omologati dal tribunale non indica compiutamente i dati catastali dell’immobile.

 

 

Si può dividere e vendere la casa assegnata?

La casa in comunione dei beni può anche essere divisa e venduta, nonostante vi sia un provvedimento di assegnazione in favore di uno dei due coniugi. Ovviamente, il provvedimento del giudice di assegnazione è opponibile al terzo acquirente che non potrà togliere dall’immobile il coniuge assegnatario.

 

Il coniuge assegnatario della casa coniugale può opporre ai terzi acquirenti dell’immobile il provvedimento di assegnazione nei seguenti limiti:

 

– se il provvedimento del giudice di assegnazione della casa è stato trascritto, esso è opponibile a terzi acquirenti senza limiti di tempo. Dunque, il coniuge cui è stata assegnata la casa potrà continuare a viverci finché non vengono meno i requisiti per l’assegnazione (v. dopo);

 

– se il provvedimento non trascritto, esso è opponibile a terzi solo per 9 anni decorrenti dalla data dell’assegnazione.

 

L’assegnazione della casa familiare a un coniuge, quando è opponibile ai terzi, incide sul valore di mercato dell’immobile. Se quindi si procede alla divisione giudiziale della casa di proprietà di entrambi i coniugi, si deve tener conto, ai fini della determinazione del prezzo di vendita, dell’esistenza di tale provvedimento di assegnazione, che pregiudica il godimento e l’utilità economica del bene rispetto al terzo acquirente.

 

 

A chi va la casa in affitto?

Le stesse regole appena viste valgono nel caso in cui l’immobile sia il locazione.

Il problema non si pone se il contratto è intestato al genitore presso cui andranno a convivere i figli: questi, infatti, continua a tenere in locazione la casa così come fatto in precedenza. Viceversa se il contratto è intestato al genitore estromesso o a entrambi i coniugi, in caso di separazione subentra il solo coniuge a cui è assegnata la casa familiare.

 

Il coniuge assegnatario della casa subentra automaticamente per legge nel contratto di locazione (con la conseguenza che il rapporto in capo al coniuge originario conduttore si estingue). L’assegnatario è pertanto tenuto, per il futuro, al pagamento dei canoni e delle spese di conduzione.

 

Per formalizzare il subentro, l’assegnatario deve inviare una comunicazione al locatore mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento.

 

Il locatore può richiedere il pagamento del canone al solo coniuge assegnatario e a lui deve inviare ogni comunicazione attinente il contratto, fra cui anche la disdetta.

 

Di regola il giudice tiene conto di tali oneri del coniuge elevando l’importo dell’assegno di mantenimento.

 

 

A chi va la casa in comodato?

Nel caso in cui il contratto di comodato sia senza termine, il che avviene quando la casa sia stata concessa per le esigenze della famiglia, il giudice può decidere l’assegnazione dell’immobile al coniuge collocatario dei figli, senza che il proprietario del bene (comodante) ne possa richiedere la restituzione. Il caso tipico è quello dei genitori che prestano l’immobile al figlio perché questi lo utilizzi dopo il matrimonio: in tale ipotesi, i titolari dell’immobile non potranno pretendere la restituzione della casa dopo la separazione, che verrà assegnata alla ex moglie con cui vivono i figli. Resta tuttavia salva la possibilità del comodante di chiederne la restituzione immediata quando sopravviene un urgente e impreveduto bisogno.

 

Se, invece, il contratto di comodato ha un termine finale di godimento del bene, il comodante può richiederne la restituzione al termine concordato.

 

Se la casa è data in comodato da un genitore perché serva da residenza familiare dei coniugi, tale vincolo di destinazione individua implicitamente il termine di durata del rapporto: per cui una volta pronunciata la separazione legale dei coniugi comodatari, in assenza di figli minori e in assenza di provvedimenti di assegnazione dell’immobile già adibito a casa coniugale, questo deve essere restituito al comodante.

 

 

Quando si perde l’assegnazione della casa familiare?

Si perde l’assegnazione della casa familiare in due ipotesi:

 

– quando il coniuge assegnatario non abita o cessa di abitare stabilmente nella casa familiare (si pensi al caso in cui la moglie assegnataria della casa – e presso cui è collocato in prevalenza il figlio minore – dopo la separazione, si trasferisce di fatto presso la residenza dei genitori, portando con sé il figlio);

 

– quando il figlio cessa la stabile convivenza con il genitore collocatario, andando a vivere da solo. Non si considera il semplice spostamento dovuti a contingenti motivi di studio.

 

In tali casi, il coniuge non assegnatario può agire avanti al giudice per chiedere un provvedimento di revoca dell’assegnazione della casa coniugale.


[1] Cass. sent. n. 18476/2005.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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Commenti
6 Mar 2016 roberto severini

+salve non vedo argomenti in cui la casa coniugale essendo al 50%di una terza persona viene ugualmente assegnata alla moglie senza avere un parere favorevole dal 3° per farvi capire meglio ho un appartamento al 50% con mio fratello avendola ereditata dai mie genitori defunti e non avendo fatto le divisioni metà casa è sua, il giudice può assegnare la casa alla ex senza il suo consenso? ?