Contratti di convivenza: se la coppia ha figli
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1 Mar 2016
 
L'autore
Raffaella Mari
 


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Contratti di convivenza: se la coppia ha figli

Conviventi: come viene regolato il riconoscimento dei figli e che succede se i partner si separano.

 

Il tema della convivenza, recentemente disciplinato dal decreto Cirinnà insieme a quello delle unioni civili, è tornato di attualità: la nuova normativa consente alle parti, che non intendono optare per il matrimonio tradizionale, di regolare, attraverso il cosiddetto “contratto di convivenza”, i temi essenziali della loro vita in comune e dell’eventuale scioglimento. Il contratto di convivenza si rivolge principalmente agli aspetti patrimoniali della coppia.

La nuova legge, però, non tocca quelli che sono i problemi connessi alla nascita di figli. Cosa cambia, quindi, rispetto al passato? Nulla. Per essi, infatti, continuerà a valere la precedente normativa che ha sempre accordato massima tutela ai minori, siano essi di coppie sposati (un tempo chiamati “figli legittimi” ma oggi invece “figli nati nel matrimonio”) che di coppie di conviventi (un tempo chiamati “figli naturali” ma oggi invece “figli nati fuori dal matrimonio”).

 

Dal 1° gennaio 2013 i figli nati da genitori conviventi sono equiparati ai figli nati da genitori uniti in matrimonio [1]. Non esiste più distinzione tra figli “naturali” e “legittimi”. Se nasce un figlio da genitori conviventi, uno di essi o entrambi devono effettuare il riconoscimento del nato.

 

 

Il riconoscimento del figlio di coppia di conviventi

Il riconoscimento è l’atto con il quale uno o entrambi i genitori dichiarano di essere padre o madre di un dato soggetto, attribuendogli lo status di figlio e creando in tal modo il rapporto di filiazione.

 

 

Chi può effettuare il riconoscimento?

Il genitore o i genitori possono riconoscere un figlio a condizione che:

– i genitori non siano uniti in matrimonio tra loro;

– entrambi i genitori abbiano compiuto 16 anni

 

 

Come avviene il riconoscimento?

Il riconoscimento del figlio può avvenire

 

– al momento della nascita con l’atto di nascita;
– in un momento successivo alla nascita o al concepimento con un’apposita dichiarazione che deve essere resa in una delle seguenti forme:
1- davanti ad un ufficiale dello stato civile;
2- in un atto pubblico;
3- in un testamento, qualunque sia la forma di questo. In questo caso il riconoscimento ha effetto dal momento della morte del testatore anche se il testamento è stato revocato.

 

Il genitore che ha già effettuato il riconoscimento può rifiutare il consenso a che l’altro genitore riconosca il figlio che non ha compiuto 14 anni.

Il genitore che voglia comunque effettuare il riconoscimento deve in tal caso promuovere un ricorso al giudice competente.

 

Una volta compiuto, il riconoscimento è irrevocabile.

 

 

Il cognome del figlio di conviventi

Il figlio assume il cognome del genitore che per primo lo ha riconosciuto. Se il riconoscimento viene effettuato contemporaneamente da entrambi i genitori (riconoscimento congiunto) il figlio assume il cognome del padre

 

 

A chi spetta la responsabilità e la potestà sui figli?

I genitori conviventi che hanno riconosciuto il figlio esercitano congiuntamente la responsabilità genitoriale.

Questi hanno quindi gli stessi obblighi di mantenimento, educazione, istruzione, assistenza e rappresentanza dei genitori sposati.

 

 

In caso di rottura della convivenza a chi vanno i figli?

In caso di rottura della convivenza, l’affidamento dei figli segue le stesse regole previste per le coppie sposate. Dunque, il giudice dispone, come regola generale, l’affidamento condiviso. Da ciò deriva che entrambi i genitori mantengono pari diritti e doveri sulla prole. L’affidamento esclusivo è un’ipotesi eccezionale da applicarsi quando risponde all’interesse del minore (per esempio, nel caso in cui uno dei due coniugi si sia macchiato di gravi colpe nei confronti del figlio).

 

Il giudice determina anche i giorni e gli orari di visita del minore da parte del coniuge non affidatario.

 

La competenza a decidere sui provvedimenti riguardanti i figli spetta al tribunale ordinario. I provvedimenti in materia di mantenimento e affidamento sono pronunciati in camera di consiglio, sentito il P.M., e si concludono con decreto.

 

 

In caso di rottura della convivenza è dovuto il mantenimento?

Come per le coppie sposate, anche per quelle di conviventi il giudice determina l’ammontare dell’assegno di mantenimento a favore del genitore presso il quale i figli vengono stabiliti.

 

 

A chi va la casa coniugale?

La casa familiare è dunque assegnata al genitore con il quale i figli minorenni o i figli maggiorenni non economicamente dipendenti convivono o al quale sono affidati.

 

 

I conviventi possono adottare un figlio?

In generale i conviventi non possono adottare un minorenne, tuttavia possono accedere all’adozione di un minore in una serie di casi particolari precisamente indicati dalla legge (per es. minore orfano di padre e madre, minore orfano di padre e madre e affetto da handicap, minore che si trova in una situazione in cui è impossibile l’affidamento preadottivo). Possono inoltre adottare un maggiorenne.


[1] Art. 1 co. 11 L. 219/2012.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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