Come scoprire chi ha scritto un post o un commento anonimo
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1 Mar 2016
 
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Redazione
 


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Come scoprire chi ha scritto un post o un commento anonimo

L’indirizzo IP collegato all’utenza telefonica costituisce prova sufficiente per ricondurre il reato al titolare del contratto: non regge la tesi difensiva del furto d’identità da parte di un terzo che abbia sfruttato la rete wireless.

 

Corrisponde davvero a realtà l’affermazione secondo cui Internet è il luogo dove tutti possono essere anonimi? Forse lo è nei confronti della massa degli utenti che naviga quotidianamente su social network, siti e portali, ma non lo è nei confronti della polizia. Quando, infatti, si tratta di individuare l’autore di un reato, le autorità sono in grado di risalire all’utente titolare della linea internet grazie all’indirizzo IP di connessione e, in base a ciò, risalire alla prova della colpevolezza.

Contrariamente poi a quanto si possa pensare, tale tipo di indagine non viene eseguita solo in caso di crimini informatici e altri gravi attentati all’altrui patrimonio, ma anche per gli illeciti meno pericolosi socialmente, come la diffamazione con un commento su un forum o un post su Facebook. La prova è in una sentenza della Cassazione pubblicata ieri [1].

 

 

La vicenda

Un uomo era stato accusato di aver pubblicato, sul forum di un sito, un commento denigratorio nei confronti di un proprio superiore. Fatale l’individuazione del responsabile grazie all’indirizzo IP collegato alla utenza telefonica della sua abitazione.

 

 

L’indirizzo IP: prova dei crimini informatici

L’indirizzo IP è una sorta di “targa” della connessione a internet. Chi si connette al web lo fa sempre da un proprio indirizzo che, poi, lo identifica nel corso della navigazione. Le autorità sono in grado di intercettare questo codice anche a distanza di diverso tempo e a risalire, così, all’identità del colpevole.

 

Chi intende scoprire l’autore di un post o un commento anonimo, non può farlo da sé, ma deve sempre prima sporgere querela presso le autorità competenti (i Carabinieri, la procura della Repubblica o la polizia postale). Il magistrato autorizzerà le indagini e si potrà procedere, successivamente, all’individuazione del colpevole, sempre sperando che, nel frattempo, non sia intervenuta la prescrizione.

 

 

La difesa dell’autore del commento

Certo, il responsabile potrebbe sempre assumere, a propria difesa, che l’illecito sia stato compiuto da un terzo malintenzionato che, effettuando un “furto d’identità”, dopo essersi appostato nelle adiacenze dell’abitazione del titolare della linea wireless, ne abbia sfruttato la connessione, navigando con la sua “targa”. Ma non è detto che una scusa del genere faccia breccia nel magistrato, come nel caso di specie; e questo perché c’era il movente del delitto – un’antica rivalità tra le parti – tale da consentire al giudice di ritenere più che sufficiente, per il giudizio di colpevolezza, la semplice prova dell’indirizzo IP.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 29 ottobre 2015 – 29 febbraio 2016, n. 8275
Presidente Lombardi – Relatore Lapalorcia

Ritenuto in fatto

1. I.M. risponde, a seguito di doppia conforme di condanna, del reato di diffamazione in danno di A.F., sovrintendente dei teatro Massimo Bellini di Catania, quale autore di uno scritto apparso sul blog on fine dei quotidiano La Sicilia, a commento al post intitolato ‘Teatro Bellini, corsa (senza vergogna) alla direzione artistica’, inerente alle vicende di quel teatro e all’assegnazione dei posto di direttore artistico, nonché ai contrasti della direzione con `le masse artistiche’, scritto nel quale il sovrintendente era tra l’altro definito ‘psicopatico’ e drogato’.
2. La corte territoriale attribuiva all’imputato la paternità di quello scritto sulla base, da un lato, dei movente rappresentato dalla conflittualità tra il sovrintendente ed il M., già orchestrante, in ordine alla copertura da parte di quest’ultimo dei posto di segretario artistico del teatro, dall’altro della provenienza di esso dall’indirizzo IP dell’utenza telefonica dell’abitazione dell’imputato, ritenendo inidonea a configurare ragionevole dubbio l’astratta possibilità del c.d. furto

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[1] Cass. sent. n. 8275/16 del 29.02.2016.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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