Offese su Facebook: parassita e cialtrone sono diffamazione
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1 Mar 2016
 
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Offese su Facebook: parassita e cialtrone sono diffamazione

Commenti offensivi sul social network: la pubblicazione online implica anche l’aggravante per l’uso del mezzo di pubblicità.

 

Dire “parassita”, “mercenario” e “cialtrone” su Facebook integra il reato di diffamazione, peraltro aggravato dall’uso della pubblicità quale è, appunto, il social network. Lo ha ricordato la Cassazione poche ore fa [1].

 

L’autore dello sfogo risponde di “diffamazione” realizzata con ampia diffusione. Ciò perché tale reato “può essere commesso a mezzo di internet”. Infatti, la diffusione di uno scritto su Facebook o qualsiasi altro social network ha potenzialmente la capacità di raggiungere un numero indeterminato di persone, sia perché, per comune esperienza, la bacheca Facebook è leggibile da un numero apprezzabile di persone, sia perché – sottolineano i giudici – l’utilizzo del social network rappresenta, oggi, una delle modalità attraverso cui i gruppi di soggetti socializzano le rispettive esperienze di vita.

 

Di conseguenza, il “postare un commento su Facebook realizza la pubblicizzazione e la diffusione” di quello scritto, posta l’idoneità del social network a determinare la circolazione del pensiero pubblicato tra “un gruppo di persone apprezzabile per composizione numerica”. Tale particolare modalità integra peraltro l’aggravante dell’uso della pubblicità [2].

 

Tutto ciò legittima, concludono i magistrati, la condanna per “diffamazione”.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 25 agosto 2015 – 1 marzo 2016, n. 8328
Presidente Bruno – Relatore Pezzullo

Ritenuto in fatto

1.Con sentenza in data 18.12.2013 il G.U.P. del Tribunale di Palermo -revocato il decreto penale di condanna emesso nei confronti di M.M. in data 3.8.2012 – lo condannava alla pena di euro 1.500,00 di multa, con la diminuente del rito abbreviato, per il delitto di cui all’art. 595 cod. pen., commi 1 e 3 cod. pen., per avere, offeso la reputazione di R.F.,commissario Straordinario della Croce Rossa Italiana, comunicando con più persone, mediante la pubblicazione sul suo profilo Facebook, di alcune frasi, associandole – in taluni casi – all’immagine del predetto: tra cui – “…per pararsi il culo, il parassita è capace anche di questo”, con associata immagine del R.;- “… eroe del risanamento, o parassita del sistema clientelare? Quando i cialtroni diventano parassiti, vengono sputtanati dai giornali… “, con associata immagine del R.;- “… devo andare a pescare, mi serve un verme, quale mi consigliate ?”, con associata immagine dei R.;- “… io la farei mangiare a quel parassita di F. R., che vale quanto una fava masticata…- a’… F. R. è solo un

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[1] Cass. sent. n. 8328/16 del 1.03.2016.

[2] Art. 595 comma III c.p. L’aggravante del mezzo di pubblicità è contenuta nello stesso comma in cui è contenuta quella sulla diffamazione a mezzo stampa, perché in realtà si tratta di un’unica aggravante che può essere compiuta in modi diversi che condividono la maggiore lesività del comportamento.

 


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