Isee, bocciata la norma taglia prestazioni
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2 Mar 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Isee, bocciata la norma taglia prestazioni

Illegittimo il calcolo Isee che include nei redditi le prestazioni assistenziali rivolte ai disabili.

 

L’assegno di accompagnamento e le altre indennità destinate ai disabili non sono un reddito e non devono entrare nel calcolo dell’indice Isee: lo ha stabilito il Consiglio di Stato [1], con una pronuncia che conferma le tre sentenze del Tar Lazio [2] contro il cosiddetto Decreto Isee [3].

Una vittoria più che meritata per i disabili, che evita una situazione paradossale: quella di chi ha rischiato di restare senza assistenza proprio per colpa dei trattamenti di assistenza. Non è un gioco di parole, ma il funzionamento kafkiano delle disposizioni sull’Isee (l’indicatore che “misura” la ricchezza delle famiglie, e che serve per ottenere quasi tutte le prestazioni assistenziali), ora per fortuna eliminate.

 

 

Norma taglia prestazioni: come funzionava

Facciamo un esempio per capire come hanno funzionato, sino a oggi, le disposizioni “taglia-prestazioni” eliminate dal Consiglio di Stato:

 

– Tizio, disabile, percepisce un assegno di accompagnamento;

– in base al patrimonio posseduto ed alla condizione di disabilità, Tizio ha diritto ad ulteriori prestazioni di assistenza domiciliare, erogate dal Comune a chi è al di sotto di una determinata soglia Isee;

– ma ecco che, per colpa del Decreto, entra a far parte dei redditi ai fini Isee anche l’accompagnamento: la soglia Isee si alza e Tizio resta privo di assistenza.

 

Una situazione a dir poco assurda, che il Governo difendeva giustificandosi con la previsione di una franchigia (peraltro giudicata dal Consiglio di Stato troppo bassa) e con le agevolazioni sul nucleo familiare presenti nell’Isee sociosanitario.

 

Grazie alla sentenza del Consiglio di Stato, però, i disabili possono tirare un sospiro di sollievo: non solo l’assegno di accompagnamento, ma anche le altre indennità di natura assistenziale(accompagnamento, pensione sociale, pensione di invalidità, indennità e assegni per gli invalidi civili, ciechi, sordi, etc.) restano fuori dall’Isee.

Tali provvidenze, difatti, non costituiscono un incremento di ricchezza, ma si tratta di somme riconosciute per far fronte a situazioni di bisogno: pertanto, non possono influenzare il calcolo dell’Isee sociosanitario.

 

 

Isee sociosanitario: come funziona

Cerchiamo ora di capire che cos’è e a che cosa serve l’Isee sociosanitario: questo è il modello di dichiarazione sostitutiva unica (DSU) che si deve presentare per richiedere prestazioni di natura sociale e sanitaria, come la degenza o il ricovero in determinate strutture, le prestazioni di assistenza domiciliare, il bonus per acquisti ed altri servizi a favore dei disabili.

Per ricevere tali prestazioni è necessario che nel nucleo familiare sia presente un disabile (invalido, portatore di handicap, non autosufficiente…), la cui condizione di svantaggio sia certificata.

 

Rispetto al modello Isee ordinario, l’Isee sociosanitario ha delle peculiarità che agevolano il disabile, nella quantificazione dell’indicatore della situazione economica: il nucleo familiare considerato, difatti, può essere ristretto, includendo solo i redditi del disabile, del coniuge e dei figli; inoltre, sono previste maggiori detrazioni e franchigie rispetto al modello ordinario.

Disposizioni senz’altro favorevoli, ma vanificate, nella pratica, dall’inclusione dei redditi di natura assistenziale nella dichiarazione Isee: problema ora superato dalla sentenza del Consiglio di Stato, che non si è limitata ad escludere tali redditi dall’indicatore, ma ha anche confermato l’innalzamento della franchigia, previsto dal Tar Lazio, a 9.500 Euro.

 

Che cosa succederà agli Isee illegittimi rilasciati nel frattempo? È ancora presto per dirlo, ma probabilmente si creeranno nuovi “pasticci burocratici” in merito a conguagli e rimborsi, a cui si dovrebbe dar luogo  per compensare chi è stato ingiustamente penalizzato.

 


[1] Cons. St. sent. n. 842/2016.

[2] Tar Lazio, Sez. I, Sent. n. 2454/15, n. 2458/15 e n. 2459/15.

[3] Dpcm n. 159/2013.

 


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