Diritto all’Oblio: Google cancella i link anche dal dominio .com
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2 Mar 2016
 
L'autore
Angelo Greco
 


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Diritto all’Oblio: Google cancella i link anche dal dominio .com

Rimozione dei link pregiudizievoli alla reputazione: il motore di ricerca si adegua alla sentenza della Corte di Giustizia europea.

 

Al momento della richiesta di cancellazione dei link lesivi della privacy e del diritto all’oblio, presentata dall’utente tramite internet, da questo mese Google si impegnerà a de-indicizzare il contenuto non solo dalle proprie pagine europee (nelle varie estensioni come google.it, goole.fr, google.de, ecc.), ma anche dalla versione più “planetaria”, quella cioè “.com”. È quanto dichiarato dalla stessa società americana che ha sede a Mountain Views: l’intenzione è quella di adeguarsi all’ormai famosa sentenza della Corte di Giustizia Europea del maggio 2014, con cui il motore di ricerca è stato dichiarato co-responsabile della lesione alla riservatezza dei cittadini tutte le volte in cui, tra i propri risultati, appaiono link a notizie non più attuali, seppur vere.

 

Si chiama diritto all’oblio ed è il sacrosanto diritto di ogni cittadino ad essere dimenticato dopo che un fatto di cronaca non è più di pubblico interesse e, quindi, inattuale. La Corte di Lussemburgo, consapevole che, comunque, il primo soggetto responsabile del mantenimento online di pagine web con notizie vecchie resta pur sempre il titolare del contenuto (la testata giornalistica), aveva anche sottolineato la “complicità” di Google, per via del suo algoritmo capace di richiamare, sulle proprie pagine, i link contenenti fatti obsoleti. Sicché, i giudici avevano ordinato alla società californiana di deindicizzare, a semplice richiesta dell’interessato, detti contenuti.

 

Una però delle prime contestazioni che fu mossa alla portata della sentenza è che la stessa può avere efficacia solo sul territorio europeo su cui appunto ha giurisdizione la Corte di Giustizia. Nulla, quindi, vieterebbe a Google di mantenere il link lesivo sul proprio dominio principale “.com” o in qualsiasi altra parte del globo. La decisione dei giudici, dunque, era apparsa pressoché inutile o, comunque, facilmente aggirabile.

 

Con maggior spirito collaborativo, però, oggi Google dichiara di voler cancellare i link non più pertinenti da tutte le proprie pagine, e quindi non solo da quelle delle varie versioni europee. Dunque, la rimozione riguarderà anche google.com. Nel caso di una richiesta ad esempio proveniente dall’Italia, Google rimuoverà i link dai suoi domini europei e anche da tutti gli altri domini accessibili dall’Italia come google.com. I link nei domini extra-europei, però, rimarranno accessibili da tutti gli altri Paesi dell’Unione europea, così come continueranno a non essere toccati i risultati delle ricerche per chi si collega da territorio extracomunitario.

 

Il punto principale della questione, tuttavia, non è tanto “fino a dove” si estende la cancellazione del link pregiudizievole, ma quando piuttosto avviene detta cancellazione. Difatti è davvero ridicola la percentuale di richieste di diritto all’oblio accolte dal motore di ricerca che, il più delle volte, si trincera dietro una non meglio dimostrata attualità della notizia e del pubblico interesse. E ciò anche per fatti risalenti a diversi anni prima. Insomma, Google – che dalla circolazione dei contenuti trae i propri guadagni – è particolarmente restrittivo nell’accettare le istanze presentate dagli utenti. Risultato: la de-indicizzazione dei contenuti resta tutt’oggi un lavoro per studi legali, impegnati nella richiesta alle testate giornalistiche o, in difetto, al Garante della Privacy o ai singoli tribunali.


Autore immagine: 123rf com

 


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