L’eredità non fa reddito: accertamento per redditometro nullo
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2 Mar 2016
 
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L’eredità non fa reddito: accertamento per redditometro nullo

L’Agenzia delle Entrate non può accertare il maggiore reddito del contribuente, ricostruito mediante redditometro, se questi dimostra di aver ricevuto un’eredità.

 

I beni ricevuti in eredità non necessariamente vanno a incrementare il reddito del contribuente: è pertanto illegittimo l’accertamento fiscale, effettuato con il redditometro e basato sull’acquisto di beni e spese superiori alle possibilità economiche del soggetto. È quanto viene chiarito dalla Commissione Tributaria Regionale della Calabria in una recente sentenza [1].

 

Nel caso in cui la successione abbia avuto ad oggetto una somma di denaro (si pensi al caso del deposito in conto corrente) e con tali attività il contribuente vi abbia acquistato determinati beni di lusso (case, auto), non è necessario dimostrare la perfetta coincidenza tra i beni acquistati e i soldi ottenuti dall’eredità, ossia che proprio con tale denaro si è fatto fronte alla spesa contestata dal fisco. È invece sufficiente dar prova della propria qualità di erede e, quindi, della successione in una quota del patrimonio del defunto. L’accrescimento della propria disponibilità economica a seguito dell’apertura dell’eredità – senza l’obbligo di dimostrare l’impiego specifico di tale incremento pecuniario – è una valida prova contraria alle pretese eventualmente avanzate dall’Agenzia delle Entrate.

 

Nel caso invece in cui l’erede abbia ottenuto, in eredità, dei beni e proprio su di essi si focalizzi l’accertamento fiscale, è ancor più facile dimostrare che essi non hanno alcun valore reddituale: basta dar prova di averli ricevuti per effetto di successione ereditaria.

 

Negli accertamenti da redditometro – argomenta la Ctr calabrese – “l’acquisto per incrementi patrimoniali può essere giustificato dal contribuente con la sola prova dell’esistenza di redditi esenti o altre disponibilità”, non essendo necessaria la prova dell’effettiva destinazione di tali altri redditi. Il fisco non può, quindi, notificare l’avviso di accertamento senza prendere in considerazioni le suddette argomentazioni del contribuente.


[1] CTR Calabria, Catanzaro, sent. n. 176/16 del 15.02.2016.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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