Con Whatsapp il datore di lavoro spia i dipendenti
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2 Mar 2016
 
L'autore
Angelo Greco
 


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Con Whatsapp il datore di lavoro spia i dipendenti

Su Whatsapp è impossibile eliminare lo stato online e risultare invisibile ai propri contatti: l’unico modo è bloccare una persona.

 

Grazie a Whatsapp, il datore di lavoro può spiare il dipendente per verificare se questi sta effettivamente svolgendo le proprie mansioni o, invece, è intento a chattare: la possibilità concessa dall’applicazione di messaggistica più famosa al mondo di controllare lo stato “online” di un soggetto, solo perché questi è inserito nell’altrui rubrica dei contatti telefonici, costituisce di fatto una invasione della privacy sfuggita anche al nostro legislatore. Lo stesso Job Act non si è accorto che, in questo modo, l’imprenditore non ha più bisogno degli strumenti di controllo a distanza come telecamere, cimici, navigatori GPS, microspie piantate nei computer o altri strumenti di indagine da 007. Peraltro, il datore di lavoro non deve neanche chiedere l’autorizzazione al sindacato per operare controlli a distanza con Whatsapp: basta un messaggino per creare il contatto tra i due soggetti e il dipendente è incastrato per sempre. Così, quando il suo stato risulterà “online” è chiaro che non potrà avere gli occhi puntati sulla scrivania o sui clienti. Insomma, anche la minima distrazione durante le ore di lavoro può essere fatale.

 

Il datore di lavoro potrebbe limitarsi a vedere lo stato “online” del dipendente su Whatsapp, senza poi andare sul sottile e chiedersi se sta chattando su un gruppo o se sta semplicemente rispondendo a un messaggio della moglie. Il punto è che il lavoratore sta facendo altro piuttosto che quello che gli è stato affidato. E tanto basta. Non poche volte, infatti, la giurisprudenza ha sancito la legittimità del licenziamento del dipendente pizzicato a navigare su internet o a chattare durante le ore di lavoro. L’impiego di tecnologie mobile, come le app sugli smartphone, non cambia i termini della questione: durante l’orario di servizio il dipendente non può distrarsi in attività ludiche, telefonate personali, chat.

 

Se ne sono accorti i dipendenti di una azienda a cui è stato intimato il licenziamento per aver costituito un gruppo su Whatsapp sul quale erano soliti chattare durante le ore lavorative, peraltro etichettando il datore di lavoro con epiteti non sempre lusinghieri. Così, quest’ultimo, dopo aver recuperato “per vie traverse” la conversazione ed essere riuscito a immortalare le prove del continuo stato “online” dei lavoratori, ha notificato loro il ben servito senza pensarci due volte.

 

È indubbio che, ormai, Whatsapp sia usato dalle reti aziendali, un po’ come mezzo interno di comunicazione, un po’ per velocizzare il lavoro e lo scambio di informazioni durante la giornata. Ma di questo è bene che il datore di lavoro sia previamente informato e che abbia autorizzato l’utilizzo.

 

 

Come procurarsi la prova dello stato ONLINE del dipendente?

Il processo civile, certo, non consente prove atipiche oltre a quelle indicate dal codice di procedura. Il datore però, oltre alla testimonianza di un altro soggetto che abbia verificato anch’egli lo stato “online” del dipendente fannullone, potrebbe comunque filmare con una telecamera il telefonino da cui risulta appunto che il soggetto controllato è su Whatsapp. Una ripresa che potrebbe essere ripetuta più volte al giorno, per corroborare la circostanza che non si tratti di un semplice caso o di necessità, ma di una vera e propria abitudine.

 

 

Come risultare invisibili su Whatsapp?

Al momento non esistono possibilità di risultare invisibili su Whatsapp ai propri contatti: l’unica alternativa per chi non vuol far controllare il proprio stato “online” è di bloccare il contatto a cui ci si vuole nascondere. In questo modo, finché tale soggetto è bloccato, non potrà né inviare messaggi, né verificare l’altrui stato sulla messaggistica. Insomma, nonostante si sia “online” non si può essere più spiati.

 

 

Come bloccare una persona su Whatsapp?

È un’operazione molto semplice e la procedura è differente a seconda del sistema operativo utilizzato.

 

Per bloccare un contatto su Whatsapp da iPhone è necessario andare su Impostazioni; dal menu che si apre bisogna selezionare le voci Account > Privacy > Bloccati. A questo punto bisogna cliccare su Aggiungi e selezionare il nome della persona da bloccare.

Per sbloccare il medesimo contatto bisogna procedere nello stesso modo: Account > Privacy > Bloccati; quindi bisogna selezionare l’account bloccato, entrare nella sua scheda, scorrere col dito e, alla fine della pagina, cliccare su Sblocca questo contatto.

 

Per bloccare un contatto su Whatsapp da Android devi cliccare sul pulsante “+” posto sulla destra in alto alla schermata delle chat e selezionare il nome del contatto da bloccare. Quindi bisogna cliccare sul bottone Menu in alto a destra (l’icona con i tre puntini); poi bisogna selezionare prima la voce Altro e poi l’opzione Blocca dal menu che si apre.

Per sbloccare il contatto in questione, è necessario effettuare i seguenti passaggi: entrare nella schermata delle chat, premere il bottone Menu che si trova in alto a destra (l’icona con i tre puntini), selezionare la voce Impostazioni dal menu che si apre. Quindi, bisogna andare sul pannello Account > Privacy > Contatti Bloccati, selezionare il nome del contatto da sbloccare e cliccare sul pulsante Sblocca [nome] che compare al centro dello schermo.

 

 

È possibile spiare una conversazione di Whatsapp?

La privacy su internet e sui cellulari non è mai sicura al 100%. Così è ben possibile entrare in possesso della conversazione su Whatsapp tenuta da altri soggetti senza avervi mai partecipato. Possibile sì, ma non facile. Esistono dei software spia, chiamati Key logger, che – se installati sul computer o sul telefonino della “vittima” – fanno sì che tutte le combinazioni di tasti digitate sulla tastiera vengano comunicate a distanza al soggetto segretamente in ascolto. In tal modo, quest’ultimo può prendere visione di ogni singola parola relativa a una conversazione su Whatsapp. E ciò vale tanto nel caso in cui la vittima abbia attivato Whatsapp sul computer che sul telefonino.


Autore immagine: 123rf com

 


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Commenti
3 Mar 2016 Maddalena Bellettati

Direi che un metodo infallibile, per ovviare al controllo dello stato di whatsapp, è quello di non comunicare il numero personale al proprio datore di lavoro. Tenere sempre ben distinte la sfera privata da quella lavorativa non guasta mai. Altro metodo infallibile è quello di LAVORARE tutte le proprie ore lavorative e di lasciare le conversazioni di chat ai momenti di tempo libero, quando non si viene retribuiti.

 
3 Mar 2016 Ergonomico

Che tristezza un datore di lavoro che ricorre a mezzucci del genere per “poter” licenziare un dipendente per il quale, evidentemente, non ha trovato altre valide ragioni per farlo. Evidentemente queste altre ragioni non ci sono e ci si vuole sbarazzare del tipo per… antipatia…? riduzione del personale…? giochi di potere…?
Chissà poi come si giustificherà il datore di lavoro che installi il keylogger sul telefono personale del dipendente.